■Antonio Loiacono
Una volta la politica era teatro di oratoria, confronto di idee, arte alta e raffinata, nutrita da principi e visioni. Oggi, invece, lo scenario sembra sempre più simile a un cortile di condominio dove a prevalere non sono i contenuti, ma le battute velenose, gli attacchi personali e i colpi bassi.
Lo dimostrano le ultime dichiarazioni della ex consigliera regionale calabrese di Forza Italia Pasqualina Straface contro Pasquale Tridico, candidato del centrosinistra, già presidente Inps. «Macchietta a livello nazionale», lo definisce senza mezzi termini, ricordando i presunti errori della sua gestione e ironizzando sulle sue gaffe in campagna elettorale: dalle province sbagliate ai manifesti con refusi, fino al fantomatico “Bagnaro Calabro”!
Non è certo la prima volta che la politica calabrese si accende di toni tanto accesi quanto poco eleganti, ma il livello del confronto si è ormai ridotto a una sagra dell’invettiva. Gli elettori, però, non sembrano trarne beneficio: bombardati da slogan e accuse reciproche, faticano a capire quali siano davvero i programmi e le proposte concrete per il futuro della regione.
È questa la vera caduta degli dei: leader e candidati che, invece di elevarsi sopra la mischia per indicare una visione, si lasciano trascinare nel chiacchiericcio quotidiano, in un ping pong di offese che svilisce il senso stesso della politica. Altro che “mos maiorum” (l’usanza, il costume degli antenati che rappresentava il nucleo della morale tradizionale della civiltà romana) e arte oratoria: qui il rischio è che il dibattito pubblico perda definitivamente la sua dignità, trasformandosi in spettacolo da social.
Eppure, la Calabria ha bisogno di tutto fuorché di questo. Ha bisogno di risposte su lavoro, infrastrutture, sanità, sviluppo delle aree interne. Ha bisogno di serietà, di concretezza, di una classe dirigente capace di guardare lontano.
Forse la vera sfida, oggi, non è più tra centrodestra e centrosinistra, ma tra chi vuole riportare la politica al rango di arte nobile e chi la riduce a baruffa da portineria. Gli elettori meritano rispetto. E meritano, soprattutto, progetti chiari per vivere meglio.
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