IO DIFENDO LA CIVILTA’ GIURIDICA E PERCIO’ DIFENDO ILARIA SALIS

Ho letto tanti commenti indecorosi, a proposito della vicenda di Ilaria Salis, tutti più o meno basati sulla convinzione, del tutto priva di elementi di prova, che la maestrina antifascista sia comunque colpevole. “Ha massacrato un ragazzo” (in realtà nessuno è stato massacrato); “aveva con sé un manganello” (non è dimostrato); “è recidiva” (non è vero); “È una criminale” (è una calunnia).

È superfluo precisare quale sia la direzione da cui provengono queste sentenze: è la stessa di quelli che levavano alti lai in difesa dei marò, anche loro detenuti all’estero senza processo e anche loro detenuti più che altro per motivi politici, e che ne esigevano il rilascio senza se e senza ma. Solo che c’è una differenza. Gli uni e l’altra hanno subito una carcerazione preventiva ingiusta – Ilaria ben più dura e violenta – ma i marò erano stati mandati in missione nell’Oceano Indiano da un governo di destra, indossavano un’uniforme e se avevano sparato – questo il ragionamento degli innocentisti a prescindere – avevano fatto bene.

Ilaria invece, antifascista da sempre, si è presa la briga di andare per conto suo a contestare una manifestazione neonazista in un Paese europeo che al neonazismo guarda con simpatia e dunque se si è fatta arrestare, dicono gli italiani che non la perdonano a prescindere, la colpa è sua.

Non sto a sottolineare quanto sia sbilenco questo modo di guardare la giustizia da parte di chi difendeva i marò e scarica invece Ilaria. La sua disumanità si giudica da sola.

Ma c’è di peggio. Mentre tutti si stracciavano le vesti, gridando all’iniquità del sistema giudiziario indiano quando si trattava di difendere i marò, ora quegli stessi esperti di diritto internazionale da bar dello sport si affannano a dichiarare che non è lecito interferire nel sistema giudiziario ungherese, a proposito del quale ho letto perfino che è più corretto, libero ed equo di quello italiano; e, ciliegina sulla torta, diversi commenti, partiti anche da alti esponenti della politica (alti per la loro collocazione, certo non per la loro cultura giuridica né per la statura morale) sono giunti ad affermare che ogni Paese è padrone di giudicare i suoi imputati come gli pare.

Dunque, stando a questi signori, basta con Amnesty International; anche in Italia, basta con la difesa dei diritti dei detenuti; e basta con gli appelli contro la pena di morte, basta con le critiche al regime di Teheran, basta con le richieste di giustizia per Giulio Reggeni: stando a questi personaggi tutto è legittimo, tutto è lecito, tutto è consentito all’interno dei confini dei Paesi che impiccano, frustano, bastonano, torturano, assassinano i condannati con l’azoto, sbattono per anni i detenuti in celle senz’aria e senza luce, in attesa del processo, magari solo perché sono donne che si tolgono il velo, o perché sono omosessuali, o perché sono oppositori politici.

Io pure ho gioito quando i marò, finalmente, sono tornati a casa, anche se la missione che li vedeva impegnati all’estero era sbagliata e anche se non si saprà mai se davvero sono stati loro, quella notte, a sparare su quei pescatori. Allo stesso modo, vorrei veder tornare in Italia Ilaria Salis libera, dopo un processo equo, perché sono convinto che sia innocente e perché è evidente che le leggi ungheresi siano asservite all’orientamento politico di Orban, tanto che ci sono procedimenti comunitari a carico dell’Ungheria proprio a causa di questo asservimento. Ma se anche fosse colpevole (cosa di cui non esiste uno straccio di prova oggettiva) la pena dovrebbe essere commisurata all’entità del danno subito dalle presunte vittime, non gonfiata a dismisura per dare un esempio a tutti gli antifascisti d’Italia e d’Europa.

Ma si sa come funzionano certe teste: per chi in Italia guarda a destra, da Salvini in giù, l’appartenenza politica è più importante del più elementare concetto, se non di giustizia, almeno di umanità.

Dunque poco conta che Ilaria Salis sia italiana, sia sottoposta a un regime carcerario ignobile, subisca un’accusa probabilmente infondata e rischi una condanna comunque spropositata: la sentenza, quelle teste, l’hanno già emessa fin dal giorno del suo arresto: italiana o no, è colpevole di antifascismo.

E quindi, per quanto riguarda quelle teste, è condannata, a prescindere.

Giuseppe Riccardo Festa

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