■Antonio Loiacono
La fiamma è arrivata ieri sera, come arrivano le cose che non hanno bisogno di essere annunciate. Ha attraversato lo Stretto come un pensiero antico che conosce la strada, poi ha toccato Reggio Calabria accendendo l’aria prima ancora delle piazze. Non correva: avanzava. Perché il fuoco di Olimpia non ha fretta, ha memoria.
Per la Calabria non è stata soltanto una tappa del lungo viaggio che porterà la fiamma a Milano il 5 febbraio 2026. È stato un passaggio simbolico, quasi un cambio di stato. Alla quattordicesima tappa del suo percorso, il fuoco olimpico ha trovato qui un corpo e un respiro, camminando sulle arterie della città come un impulso vitale, di mano in mano, di volto in volto, portato dai tedofori che per un istante hanno smesso di essere individui per diventare testimoni.
Il corteo ha attraversato il centro storico fino a raggiungere piazza De Nava, davanti al Museo Archeologico Nazionale che custodisce i Bronzi di Riace. In quel punto, il tempo ha rallentato. Il fuoco moderno ha salutato il bronzo antico, l’atleta ha incrociato lo sguardo del guerriero, il futuro ha riconosciuto il passato. Non archeologia, ma continuità: la stessa tensione verso il gesto perfetto, la stessa ostinazione della bellezza che resiste ai secoli.
La “city celebration” è diventata una festa collettiva, partecipata soprattutto dai giovani. Una piazza viva, attraversata da un’energia che sembrava già pronta, come se la fiamma avesse soltanto dato forma a qualcosa che esisteva da tempo. Perché il fuoco non inventa: rivela.
Tra gli ospiti, il reggino Vittorio Latella ha mostrato la fiaccola che portò tra Reggio Calabria e Motta San Giovanni durante le Olimpiadi di Roma del 1960. Un oggetto semplice, eppure carico di senso: non un ricordo, ma un ponte. La stessa fiamma, due epoche diverse, un unico racconto che continua a passare di mano in mano.
Sul palco si sono alternati gli interventi del presidente regionale del Coni Tino Scopelliti, del vicesindaco di Reggio Calabria Domenico Battaglia con il delegato allo sport Giovanni Latella, del vicesindaco metropolitano Carmelo Versace e dell’assessora allo sport della Regione Calabria Eulalia Micheli, che ha portato i saluti del presidente Roberto Occhiuto. Ma il suono più potente restava quello della piazza: un brusio emozionato, non amplificato, che raccontava meglio di ogni discorso il senso profondo della serata.
Oggi la fiamma proseguirà il suo cammino attraversando Gioia Tauro, Rosarno e Vibo Valentia, per arrivare nel pomeriggio a Catanzaro. Domani sarà a Cosenza. Ogni città un battito, ogni passaggio una frase aggiunta a una storia che si scrive camminando.
Milano–Cortina 2026 è ancora davanti. Ma qualcosa, da ieri sera, resta in Calabria. Perché quando il fuoco attraversa una terra non la consuma: la riconosce. E a Reggio Calabria la fiamma olimpica non ha solo illuminato una strada. Ha ricordato che siamo fatti anche di questo: di passaggi, di mani che si tendono, di luce che continua.
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