Il business dei rifiuti tenta di cancellare ogni istanza democratica. La diffamazione è un’ammissione di colpevolezza.

Mercoledì 29 Febbraio per questa regione è stata una giornata storica: i sindaci del territorio, accompagnati da decine di persone dei comitati cittadini, sono stati estromessi dallo svolgimento delle proprie funzioni di tutela delle comunità, in occasione del sopralluogo dell’Arpacal alla discarica di Scala Coeli, da parte di un’azienda privata che opera sul territorio nel campo dei rifiuti. Non si tratta di una questione di forma, ma di sostanza: a causa delle pressioni dei proprietari dell’impianto, infatti, l’Arpacal si è trovata dietro un cancello chiuso a trattare anche l’intrattabile con i sindaci ed i cittadini che dovrebbe servire e garantire. È stato impedito persino al Sindaco di Scala Coeli di prendere parte al sopralluogo insieme ai propri consulenti tecnici, un ingegnere ed un avvocato, con goffe giustificazioni non da parte dell’Arpacal, ma sempre da parte dei proprietari della discarica. Si è trattato di espediente ridicolo, con cui si è tentato di impedire a persone competenti di informare gli enti di controllo su tutte le faccende inerenti la discarica, il che, aldilà di ogni tecnicismo, dimostra una verità politica: l’azienda ha paura degli occhi vigili del territorio. Se questo era già chiaro nella giornata di ieri, ne è la controprova il comunicato delirante della stessa azienda, alla cui lettura tutti i presenti, forze dell’ordine comprese, si saranno fatti quattro risate. Anche questo è un goffo tentativo: una strategia comunicativa per tentare di distogliere l’attenzione dalla questione importante, ovvero la regolarità e l’impatto della discarica, diffamando qualche sindaco e lavorando con invidiabile fantasia. Non entriamo inutilmente nello specifico, anche perché tutto è stato documentato e sarà reso pubblico al momento opportuno, ma ne estrapoliamo un altro dato inoppugnabile: chi si difende diffamando ammette la propria cattiva fede. Si tratta probabilmente di gesti nervosi, quasi disperati, di chi vede in pericolo il proprio business: tutto sommato lo troviamo comprensibile. Allo stesso tempo ci dispiace molto, in quanto non abbiamo mai ritenuto, e continuiamo a non ritenere, le aziende private un nostro interlocutore. Come ogni altra azienda, infatti, la proprietà della discarica non fa altro che perseguire legittimamente il proprio profitto. Nostri interlocutori sono solo gli enti pubblici che devono impedire che tale profitto si ottenga a scapito della collettività. Certamente, se qualcuno intendeva usare questo tipo di strategia per spaventare qualcuno o bloccare l’attività dei comitati territoriali, ha fatto un bel buco nell’acqua. Questi espedienti funzionano solo con i bambini e con individui in malafede, non con i cittadini attenti. Associazione Le Lampare – Cariati Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

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