IEMBOLI PRESENTA IL PRIMO LIBRO SULLA STORIA DI SCALA COELI

SCALA COELI – Sarà presentata questa sera, alle 17 e 30, presso la Sala della Musica, la prima, unica storia di Scala Coeli . Il volume, frutto dalla lunga ed intensa fatica di Enrico Iemboli, edito per i tipi della Ferrari Editori, è da considerarsi, più che un approdo, un punto di partenza, uno scrigno cui attingere per approfondire le vicende umane e politiche di uno sperduto centro collinare della aspra e bella Calabria che ha avuto anch’esso il suo passato, magari modesto, ma che ha prodotto una comunità di uomini e donne coi loro drammi, speranze, sudore, lacrime e sangue. L’autore, apprezzato docente alle suole medie superiori e giornalista pubblicista, da tempo sentiva spirare il vento del passato, senza mai poterne cogliere appieno le sensazioni: la difficoltà del reperimento di fonti scritte e ragioni di natura professionale non gli avevano consentito di procedere celermente nel minuzioso lavoro di ricerca Eppure non ha mai rinunciato alla sua, e nostra, aspirazione: capire chi siamo. Chi scrive è testimone dell’incredibile vigore che ha sorretto Iemboli in quasi mezzo secolo di appassionata investigazione. Le nostre famiglie abitavano nel medesimo caseggiato popolare, sotto lo stesso tetto, ed io, che avevo i pantaloni corti, rammento il “professore” che ritornava in licenza dal servizio militare, in divisa, salendo la lunga scalinata della Villa comunale. Era una festa vederlo arrivare perché aveva sempre qualcosa da raccontare. Si chiudeva nella sua modesta camera ed io fantasticavo: “Cosa sta facendo Enrico?” “Leggo, scrivo, studio – mi diceva dopo che lo avevo aspettato per ore sulle scale dell’Ina Casa – perché prima o poi la scriverò la storia del nostro paese. Voglio scoprire se le cose che mi raccontano gli anziani sono vere, oppure fantasie”. Erano i primi anni ’70 ed io pensavo non fosse possibile che anche Scala Coeli potesse finire sui libri di storia: mica quaggiù siamo a Roma. “Enrico, a che punto sei con la tua storia? Quante volte lo stuzzicavo e lui, sempre sorridente, mi spiegava, paziente, che non era un lavoro facile, che bisogna essere precisi e tenaci, anche “quando ti sembra che tutto ti stia sfuggendo di mano”. L’amore per il “natio borgo selvaggio” lo sorregge nei lunghi 15 anni (dal ‘78 al 1993) in cui si ritrova ad essere il sindaco di Scala Coeli: i problemi pesano come macigni; il Paese attraversa un periodo di gravissima crisi aggravata dal terrorismo. Ma lui non lascia la presa e fra un ritaglio di tempo e l’altro raccoglie, cataloga, archivia. Per motivi di lavoro si trasferisce a Rossano. L’esperienza amministrativa accumulata lo proietta verso altri traguardi ma non dimentica “gli altri” e si accolla il peso di un segretariato sociale che ha sedi in ogni comune del Basso Jonio cosentino. Riprende collaborazioni, in verità mai sopite, con la carta stampata e si cimenta anche come commentatore televisivo. Ma la vita “è sotto la cenere” ed il chiodo fisso di terminare la monografia di Scala Coeli lo sorregge fermamente. In silenzio riprende con maggiore foga le sue “ricerche della memoria”; si scoraggia, si esalta ad ogni minimo indizio, fino alla spinta finale. Ed ecco la “storia” di Scala Coeli dal 1200 ai giorni nostri: le dominazioni, il feudalesimo, i lutti causati da violenti terremoti, l’acquisto dell’orologio del campanile, la dolorosa piaga dell’emigrazione, la tradizione della banda musicale. Un affresco senza presunzione, per non dimenticare. Grazie Enrico.

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