L’inutile polemica sui politici non laureati.

La laurea è sicuramente l’attestazione di un approfondimento degli studi, un titolo che garantisce l’acquisizione di un bagaglio specialistico e ordinato di informazioni nel campo dello scibile per il quale essa viene acquisita: dunque un laureato in Giurisprudenza sa di diritto, un laureato in Ingegneria civile sa di costruzioni, uno in Medicina sa di fisiologia e patologie, uno in Lettere di letteratura, e così via, più e meglio di chi queste specializzazioni non ha acquisito.

Questa, ovviamente, è una regola generale: conosciamo tutti dei “dottori” in questo o in quest’altro che a sentirli parlare fanno cadere le braccia, e viceversa delle persone che si sono fermate “solo” al diploma di scuola media superiore, se non prima, che tuttavia, da autodidatti o a forza di esperienze di lavoro, hanno acquisito un bagaglio di conoscenze da fare invidia a fior di professori.

Senza scomodare Giacomo Leopardi, che non prese nemmeno la licenza elementare, potremmo ricordarci di Louis Pasteur, che non si laureò mai in medicina. E che dire  di Winston Churchill, che durante tutta la sua vita di studente si portò appresso la nomea di perfetto cretino, si diplomò a fatica ma divenne poi, a parte la statura politica, uno dei più raffinati, profondi e colti conoscitori, cultori e utilizzatori della storia e della cultura anglosassoni, o del ragionier Eugenio Montale, finissimo poeta, i quali furono entrambi insigniti del premio Nobel per la Letteratura?

Ed è poi abbastanza sorprendente che in questo Paese, dove qualunque cretino capace di aprire un blog si permette di contestare la credibilità scientifica di un professor Burioni  in materia di vaccini o di blaterare di scie chimiche o di “governi non eletti da popolo”, si stia poi a sindacare sul fatto che questo o quel personaggio del mondo della politica non sia in possesso di una laurea.

A quanto pare, nel nostro Paese che i laureati li tratta a pesci in faccia, li sottoutilizza, li umilia, li costringe a espatriare, la laurea è importante, anzi, è un requisito imprescindibile, solo quando si fa politica, così che occhiuti critici si gettano come lupi affamati sui curricula di ministri, deputati e senatori, pronti a gridare allo scandalo se il loro palmarès non include un “pezzo di carta” universitario.

Noi riteniamo che certamente il possesso di una laurea sia auspicabile, ma che esso non sia una condizione necessaria e nemmeno sufficiente per garantire la qualità dell’azione politica di un cittadino: è alla prova dei fatti che chi si assume la tremenda responsabilità di amministrare la cosa pubblica va giudicato. Ben venga il “pezzo di carta”, ma sappiamo tutti che un neolaureato in Medicina non è ancora un medico, e non faremmo mai costruire un grattacielo da un pischello che ha appena conseguito la laurea in ingegneria: ci vuole prima il tirocinio, lungo, faticoso, impegnativo tirocinio, che trasforma il laureato in professionista.

Anche in politica, anzi, ancor di più in politica, vale lo stesso discorso: non ci si improvvisa statisti, anche se si è laureati. Ci vuole pratica, pazienza, passione, esperienza, formazione; ci vuole la possibilità di commettere errori che non siano irreparabili, ci vuole la guida di esperti che trasmettano la loro esperienza e la loro saggezza.

L’esperienza, amara, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, d’altra parte dovrebbe esserci d’insegnamento: fior di laureati hanno dimostrato, alla prova dei fatti, di essere inetti, arruffoni, incapaci e imbarazzanti.

Senza voler sembrare pedanti, ci permettiamo di citare una delle terzine più belle, intense e importanti che sono uscite dalla penna di Dante Alighieri: Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e conoscenza.

Richiamiamo la vostra attenzione sulle ultime parole della terzina: virtute e conoscenza. Bisogna – bisognerebbe – coltivarle entrambe, per essere davvero all’altezza della nostra missione in quanto esseri umani: bisognerebbe essere virtuosi, cioè onesti e retti, ma questo non basta: bisogna anche coltivare la conoscenza, perché qualunque cretino può essere onesto e retto, ma resta un cretino. E anche la conoscenza da sola non basta, anzi, è pericolosa: la scienza usata male produce bombe intelligenti, inquinamento, sfruttamento, disuguaglianze.

Chiediamo dunque ai nostri politici di essere onesti, retti e competenti. Che poi abbiano o no la laurea, diventa un aspetto secondario. Noi, se per essere governati dovessimo scegliere fra il non laureato Winston Churchill e i laureatissimi Roberto Formigoni e Marcello Dell’Utri, non avremmo dubbi.

Voi?

La Redazione

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