GRAZIE, CARIATI

Che per me sarebbero stati giorni magici era inevitabile: tornavo al paese di mia madre, là dove lei ha conosciuto e poi sposato mio padre; il paese dove a casa dei miei nonni, alla Marina, proprio dietro la Madonnina, ho vissuto le vacanze della mia infanzia nuotando felice in quel mare dove a due passi dal bagnasciuga i pesciolini mi guizzavano fra le gambe e la sera vedevo le lampare allontanarsi per le battute di pesca e trasformavano quel mare, sotto il cielo stellato, in un tripudio di luci e riflessi.

Era ovvio che per me fosse un ritorno carico di emozioni ma meno ovvio era che questo stesso paese mi dedicasse una serata per raccontargli un po’ delle mie storie e delle mie musiche. Ancora meno ovvio era che quella sera, in Piazza del Municipio, ci fossero così tante persone ad ascoltare me e le mie amiche e sorelle Luana Bibini e Marina Peral Sanchez; neppure era ovvio che i versi che ho dedicato ai miei genitori e le altre mie cose che ho osato proporre, detti con intensità ed emozione dalla straordinaria Giuliana Greco e dalla giovanissima, incantevole Filomena Tangari, e le mie canzoni, e le altre cose che ho proposto fra una chiacchierata e l’altra con Cataldo Formaro, suscitassero tanti applausi.

Neppure ovvio era che Gianfranca Vulcano, Presidentessa del Rotary Club Terra Brettia (che ha organizzato la serata insieme a Cariatinet) manifestasse, alla fine della serata, un entusiasmo tanto più gratificante in quanto palesemente sincero, e che tante copie dei miei romanzi di cui Cataldo Formaro e io abbiamo parlato fossero vendute, contribuendo così alle iniziative benefiche della Fondazione Rotary e che la Vice Sindaca, la Dottoressa Ines Scalioti, presente per dovere di rappresentanza, dimostrasse alla fine anche lei un apprezzamento tutt’altro che formale.

Era scontato che ai miei occhi Cariati apparisse bella e incantevole, sia la Marina dove vivevano i miei nonni, che la sua parte antica racchiusa entro le mura medievali.

ma non era affatto scontato che Luana e Marina, le co-protagoniste della mia serata, e l’amica Cristina che ci ha accompagnato, incantate dai suoi vicoli, dai suoi saliscendi, dai bei murales trompe-l’oeil e dagli scorci imprevedibili su panorami mozzafiato, giungessero a definirla il paese delle fate. Intrigate e affascinate, sono perfino entrate nella Farmacia Ciccopiedi, con la scusa di comperare qualcosa, giusto per ammirare l’incredibile balconcino che si apre sul mare là di fronte.

E pazienza per quella brutta impalcatura che incarta malamente la cattedrale di san Michele e per la facciata così tristemente malconcia; pazienza anche per le immondizie abbandonate con troppa disinvoltura un po’ dappertutto dai frequentatori della movida notturna, e non solo da loro, forse anche a causa della scarsità di cestini in cui riporle.

Poco importa: noi tutti, inclusi me e mia moglie Marinella, abbiamo badato di più alle bellezze del paese e alla cordialità, alla gentilezza e alla simpatia di tutti coloro che abbiamo avuto modo di incontrare: la Signora Pina Torchia, che ha ospitato Marinella e me nel suo B&B, Aldo Fortino e la sua compagna Angela, titolari di quello ove hanno alloggiato le mie partner artistiche; e il cordiale Signor Santoro, proprietario del bar Arkangel dove abbiamo consumato le nostre prime colazioni; e il bravissimo Ignazio Russo, autore delle foto della serata che qui propongo; per non parlare delle mie cugine Mariateresa e Gianna e della loro mamma, per me zia Teresa.

Dulcis in fundo, il mio amico, fondatore e direttore di questo giornale: l’unico, generoso e inimitabile Cataldo Formaro e la sua splendida famiglia.

Oltre a tutto questo, cortesia, simpatia e cordialità ci hanno accompagnato ovunque, anche nei negozi e nelle botteghe, per non parlare della gelateria Fortino, dove abbiamo gustato il gelato più delizioso che mai ci abbia rinfrescato il palato.

In cima a tutto, la gioia di aver potuto proporre a Cariati, al pubblico di “Parole e musica”, la serata organizzata dal Rotary e da Cataldo Formaro, i miei ricordi, le mie canzoni e i miei versi e di averlo visto partecipare alla mia emozione con tanto calore e tanto affetto.

Non ci sono le parole per esprimere la mia gratitudine.

Ne userò dunque solo una, che essendo sincera e venendo dal profondo del mio cuore, spero riuscirà a esprimerla: Grazie.

Giuseppe Riccardo Festa

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