Gino Strada: una meravigliosa, generosa e rabbiosa voglia di amare. Anche Cariati e la Calabria

Sono tante le cose che vengono da dire dopo la lettura di “Una persona alla volta”, il libro edito da Feltrinelli che Gino Strada, tradito dal suo cuore – un cuore generoso, ma affaticato da decenni di lavoro forsennato al servizio degli ultimi – non ha fatto in tempo a pubblicare. Ci ha pensato Simonetta Gola, che lo aveva sposato da pochi mesi e che anche solo per aver curato questa pubblicazione merita la riconoscenza di chi ha ammirato la figura e l’opera di Gino.

“Una persona alla volta”, con i suoi sbrigativi ma vivaci e a tratti commoventi cenni autobiografici e l’intensa, amorosa, quasi ossessiva e spesso rabbiosa insistenza sulla necessità di soccorrere chi ha bisogno di cure, sul diritto alla salute di tutti e sull’inumanità, l’assurdità e l’oscenità della guerra, è diventato così il testamento spirituale di un uomo che ha speso la sua intera esistenza dedicandosi alle vittime – le vittime civili, soprattutto: bambini, donne, uomini, vecchi innocenti – di questa inumana, assurda e oscena pratica che nonostante ogni evidenza, pur sapendo quanto sia inutile e nociva e quale fonte di sofferenze e di ingiustizie essa sia, gli uomini si ostinano a praticare.

Non è solo delle vittime della guerra che Gino si è occupato. Ovunque nel mondo, soprattutto in Asia e in Africa, là dove esistono coaguli di miseria e di disperazione, Gino ha portato cure gratuite, assistenza, conforto e aiuto, assistito da altri generosi pazzi come lui fra i quali, oltre ai suoi familiari, Renzo Piano, Vauro Senesi, la famiglia Coin.

Anche in Italia Gino ha trovato coaguli di miseria e di disperazione, e anche là è intervenuto con la sua Emergency, sopperendo alle carenze di amministrazioni statali e locali troppo distratte o, peggio, ormai convinte che la Sanità non sia un servizio da rendere ai cittadini ma un’attività da gestire con criteri aziendalistici, smantellando così una rete di ospedali e strutture di assistenza già oggetto di invidia e ammirazione nel mondo.

Una pagina, in questo libro di Gino, fa particolarmente male: quella dedicata alla Sanità calabrese e in particolare all’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati.

Quando a causa dell’emergenza Covid le spaventose carenze della Sanità calabrese, la vergognosa inadeguatezza della struttura commissariale e la grottesca ignoranza del Commissario (che occupava quella poltrona senza darsi la pena di prendere conoscenza delle responsabilità che implicava) emersero in modo eclatante, a Gino fu chiesto di venire a dare una mano e lui, nonostante l’ostilità conclamata dell’allora Presidente della Regione, si mise a disposizione; ma un sistema come quello della Sanità calabrese, intriso di corruzione, affarismo e collusioni con la malavita, non poteva accettare l’intrusione di un uomo così ferocemente onesto.

Gino racconta che si offrì di riaprire e gestire l’ospedale di Cariati, uno dei tristi esempi della malagestione sanitaria nella Regione, ma alla sua offerta rispose un assordante silenzio a tutti i livelli, non solo regionale ma anche nazionale: è più facile aprire un ospedale a Kabul, è la sua triste conclusione, che riaprirne uno in Calabria.

Che peccato. Cariati, e l’intera Regione, avrebbero potuto godere della presenza di Emergency: ci sarebbe stato un ospedale in cui l’espressione “Sanità pubblica” avrebbe ricuperato il suo significato vero, quello di una sanità gratuita, aperta a tutti, a disposizione dei cittadini e non degli interessi di classi baronali, di affaristi, di sfruttatori e di cliniche private convenzionate.

Grazie comunque, Gino, per averci provato. Anche solo per questo meriteresti un monumento, o almeno che ti fosse intitolata una strada, o una piazza, in questa Cariati che purtroppo non ha potuto, e in questa Calabria che vergognosamente non ha voluto, approfittare della tua meravigliosa, generosa e rabbiosa voglia di amarle.

Giuseppe Riccardo Festa

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