E IL FUNERALE DIVENTO’ AVANSPETTACOLO

Forse qualcuno si ricorderà di una delle scene più memorabili del film “Quo vadis?”: Gaio Petronio Arbitro, passato alla storia come Magister elegantiarum, maestro di eleganza, si suicida, consapevole di aver ormai il fiato di Nerone sul collo; ma prima di morire detta una lettera per l’’imperatore: “continua” – gli dice – “a stuprare, ammazzare, massacrare, distruggere, bruciare; ma per favore piantala di torturare le orecchie della gente coi versi orribili che componi” (citazione a memoria e certamente non letterale).

Al di là dell’’indignazione e della rabbia per la spudorata ostentazione di potere, è questa la cosa che mi è venuta in mente davanti alle immagini del funerale di Casamonica nella chiesa salesiana di Roma. Non tanto l’’idea che don Bosco si stia rivoltando nella tomba, né l’’incredibile leggerezza delle autorità preposte, e nemmeno l’’atteggiamento supponente dei parenti; e neppure l’’insipienza del prete, che in sostanza ha detto che se quelli erano mafiosi la faccenda non lo riguardava.

No: a colpirmi di più è stata la grossolana, sfacciata e ineffabile cialtroneria della cerimonia che i parenti del morto hanno messo in scena in giro per Roma. I manifesti col morto vestito da papa, il carro funebre col tiro a sei, l’’elicottero che faceva piovere petali di rose, la banda che suonava le musiche de “Il padrino”: raramente si possono vedere, tutte insieme, simili ostentazioni di assoluta cafoneria: roba da Guinness dei primati.

Tutto questo discende direttamente dalla mancanza di gusto, che a sua volta è conseguenza dell’’ignoranza. Quella gente è una manica di parvenu senza cultura. Sarà piena di soldi e di armi, sarà potente e temuta, sarà quello che volete; ma è pietosamente ignorante e cialtrona, caratteristica questa condivisa dai rappresentanti di tutte le associazioni criminali: si tratti di mafia, ‘ndrangheta, sacra corona unita, camorra o nuova mafia romana.

Farà bene a fare attenzione, per il futuro: non tanto perché – auspicabilmente e finalmente – ora le autorità civili e religiose la terranno d’’occhio con l’’attenzione imposta, se non altro, dalla decenza; ma perché si è coperta di ridicolo.

E quando un potente – sia esso un imperatore, un politico o un clan mafioso – scivola nel ridicolo allora, la storia ce lo insegna, smette di far paura; e si avvia sul viale del tramonto.

Giuseppe Riccardo Festa

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