CUORI A RISCHIO E RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Approfittando del silenzio elettorale di queste ore, e del sipario che è calato su tribune televisive, comizi in piazza e su discussioni accanite quanto sterili, e sorridendo della trepidazione che vivono in queste ore politici più o meno di rango e portaborse vari, pronti a spiegarci tra poche ore come qualmente avevano previsto tutto, e come avevano ragione a dire che avrebbero vinto, anche quando i numeri certificheranno che hanno perso; approfittando di questa atmosfera un po’ strana e quasi ideale, dicevo, vorrei condividere con le persone che non si infastidiscono molto a leggere queste righe alcune considerazione forse a noi tutti più utili, anche in considerazione del fatto che, vinca questa coalizione o quell’altra, alla mattina del prossimo martedì e degli altri giorni pure (ahimè) ci toccherà sempre alzarci alla stessa ora, o forse un po’ prima, per andare a lavorare, cercando di non fare troppo tardi. CICLOPENTANOPERIDROFENANTRENE: Chi era, anzi chi è costui? Non è un filosofo dell’antica Grecia, non credo neanche che fosse qualcosa o qualcuno familiare al Manzoni, ma è certo che esso riveste nella nostra esistenza una importanza superiore a quella di Carneade. Gli studenti di medicina, ma forse non solo loro, sanno bene di chi si tratta: e anzi alcuni di loro quando hanno voglia di maledire qualcuno (per esempio un insegnante che li ha bocciati all’ultimo esame), si augurano (mi auguro per scherzo) che questi soffra di un eccesso della molecola che dal ciclopentanoperidrofenantrene deriva: il colesterolo. Il Colesterolo, ma non solo lui, quando in eccesso nel sangue, è il responsabile di molti dei nostri guai, essendo uno dei fattori di rischio più importanti delle malattie cardiovascolari. Se ne scrivo è perché da esso, o meglio da un eccesso della sua concentrazione ematica, e dai rischi che questo comporta, ci si può difendere in maniera seria ed intelligente, evitando qualsiasi furia iconoclasta. Ma andiamo per ordine. Si è sempre saputo che l’aterosclerosi fosse una patologia presente anche nell’antichità, e, assai ragionevolmente, molte delle morti attribuite ad apoplessie o a colpi apoplettici si ritiene correttamente che altro non fossero se non ictus fulminanti probabilmente legati ad intasamento dell’arteria aorta o dei vasi cerebroafferenti, cioè che portano il sangue al cervello. Negli Atti degli Apostoli si Parla di Anania e di Saffira, marito e moglie, i quali furono crudelmente puniti da San Pietro quando questi capì, per preveggenza divina, che i coniugi avevano tentato di ingannarlo facendogli credere di aver donato ai Cristiani tutti i proventi provenienti dalla vendita del loro campo. In realtà Anania e Saffira avevano trattenuto una parte dei danari per sé stessi, ma non riuscirono ad turlipinare il capo degli Apostoli, che li punì facendoli morire entrambi di apoplessia (applicando una legge del taglione, a mio modestissimo avviso, più simile al Vecchio che al Nuovo Testamento). Se i fatti sopra narrati possono prestarsi ad interpretazioni non univoche, non altrettanto può dirsi riguardo agli egizi e al fatto che anche essi soffrissero della malattia aterosclerotica. Anche al tempo degli egizi questa malattia era spesso causa di infarto miocardico ed ictus. In occasione del Congresso del 2009 dell’American Heart Association sono stati presentati degli studi relativi all’analisi di circa 50 mummie egizie vissute fino a circa 2000 anni prima di Cristo. Le mummie sono state esaminate con Tomografia assiale computerizzata, i resti di cuore e vasi studiati in dettaglio, e in esse è stato possibile rinvenire la presenza di placche aterosclerotiche, di calcificazioni parietali, e accumuli di colesterolo del tutto simili a quelli dei pazienti del giorno d’oggi. Naturalmente si trattava di mummie di sacerdoti, sacerdotesse e degli stessi faraoni, cioè di rappresentanti di ceti privilegiati (non certamente di schiavi dediti alla costruzione delle Piramidi, che, con l’alimentazione loro concessa, chissà come riuscirono a costruire questi enormi mausolei): ceti privilegiati, quindi, e abituati a nutrirsi di cibi propri del loro status socio-economico: carne bovina, di anatre e oche, cioè alimenti assai grassi. Per tutta l’antichità le morti riportate per apoplessia sono ovviamente tante, ma la dimostrazione scientifica del nesso causale (come diciamo noi medici) tra morte e aterosclerosi può essere solo supposta per il fatto che lo studio autoptico (unica fonte di certezza in questo ambito) era una pratica contraria ai principi della religione cristiana e perciò da tutti aborrita. E’ tuttavia assai ragionevole credere che almeno parte dei colpi apoplettici, non necessariamente mortali, fossero da attribuire ad ictus cerebri. Solo nel 1500 cominciarono ad effettuarsi le prime indagini autoptiche: si racconta che il famoso medico Andrea Vasalio, nel corso dei suoi studi presso l’Università di Parigi, durante una lezione di Anatomia chiedesse al professore di potersi occupare lui stesso della dissezione di un cadavere, ed evidentemente svolse talmente bene questo compito che gli fu affidato per altri lunghi 10 anni, nel corso dei quali sviluppò le conoscenze che costituiscono il perno del suo libro De Humani corporis fabrica, opera nella quale per la prima volta cominciano ad essere messe in discussione le concezioni anatomiche di Ippocrate e Galeno fino ad allora ritenute sacre ed inviolabili. L’eccesso di colesterolo è quindi causa di molti dei nostri problemi: perché intasa le arterie, causa la formazione di placche che ostruiscono il lume del vaso fino ad occluderlo, perché le placche favoriscono la formazione di trombi che si stratificano su di esse determinando l’ischemia dei territori a valle. Lo era nell’antichità, lo è ovviamente anche oggi. Con la differenza che oggi esistono prove scientifiche inoppugnabili a sostegno di questa conoscenza. Annoierei il lettore se elencassi una sia pur minima parte degli studi scientifici che hanno fatto maturare questo caposaldo della cardiologia moderna. Dirò soltanto che tutti gli studi che oggi vengono condotti sull’aterosclerosi, e sulla terapia delle ipercolesterolemie, non prevedono il confronto tra placebo (sostanze innocue) e statine (cioè i più efficaci farmaci per ridurre il cosiddetto colesterolo cattivo), ma solo tra diverse statine: un confronto tra placebo e statine non sarebbe permesso dalla deontologia e dalla buona pratica medica, e nessun Comitato etico ne consentirebbe la effettuazione. E’ assai probabile però che i nostri progenitori (in senso Darwiniano), a cominciare dall’ australopithecus robustus, passando per l’Homo abilis, per l’Homo erectus, fino ad arrivare all’Homo di Neanderthal, e quindi all’Homo sapiens sapiens avessero valori ematici di colesterolo assai più bassi di quelli che mediamente ognuno di noi ha: perché, per esempio, nel cordone ombelicale di ogni neonato sono presenti concentrazioni di colesterolo non superiori ai 70 mg per cento millilitri, vale a dire gli stessi valori che gli studiosi delle dislipidemie consigliano ai pazienti ad alto rischio cardiovascolare, per esempio i soggetti che hanno avuto un infarto o un ictus o che semplicemente presentano placche coronariche o grave insufficienza renale. Ed è quindi ipotizzabile che siano questi i valori di colesterolemia (circa 70-100mg%) ideali per la nostra specie, quelli necessari perché questa molecola possa venire utilizzata dal nostro organismo per la sintesi delle membrane cellulari e dei tanti ormoni steroidei di cui è precursore. Probabilmente la stessa concentrazione ematica che, a parte i ceti sociali più ricchi, la stragrande maggioranza della popolazione di un passato non troppo lontano presentava. Il tumultuoso sviluppo economico degli ultimi decenni e il benessere diffuso praticamente a tutte le classi sarebbero avvenute troppo velocemente perché il nostro DNA potesse, con le opportune mutazioni genetiche, farvi fronte. In pratica (ma questa è solo una mia opinione) si potrebbe pensare che non si sia dato il tempo alla nostra specie di adattarsi ai cambiamenti delle abitudini alimentari rapidissime rispetto alla lenta, lentissima evoluzione della specie. Sia come sia, che consigli si possono dare a chi soffre di ipercolesterolemia? Il primo è quello di non spaventarsi più di tanto. Per fortuna oggi esistono dei farmaci, che, da soli o in combinazione, sono assai efficaci ed in grado di ridurre a livelli accettabili anche forme familiari assai gravi di dislipidemia. Il secondo consiglio è quello di evitare di ignorare il problema, quando esiste: molti studiosi ritengono che ognuno di noi dovrebbe conoscere il valore della propria colesterolemia, allo stesso modo in cui ricorda la targa della sua macchina (che spesso io dimentico), o della data di nascita. Il terzo consiglio è quello di utilizzare con il proprio medico le carte del rischio cardiovascolare perché consentono di stabilire con buona sicurezza il rischio che ognuno di noi presenta di andare incontro ad eventi nel corso dei prossimi 10 anni. Recentemente, novembre 2012, sono state pubblicate le linee guida della Società Europea di Cardiologia, con tutte le raccomandazioni del caso, compresa quella di coinvolgere il paziente nel progetto di ridurre a livelli accettabili il suo rischio cardiovascolare. Infine spazio adeguato va riservato, in tutti i casi in cui se ne individui la indicazione, alla effettuazione delle indagini strumentali che possono consentirci di escludere un danno d’organo. Tra queste per esempio oltre alle indagini cardiologiche, molta importanza riveste l’ecocolor doppler dei vasi, ed in particolare dei tronchi sovraaortici, le carotidi in primis. Si tratta di un esame relativamente semplice, e a basso costo, che consente di individuare non solo se sono presenti placche lipidiche, ma persino le prime avvisaglie del processo aterosclerotico. E quindi di adottare le opportune contromisure. Nell’attività quotidiana non sempre si trova il tempo per effettuare questa indagine, al di fuori dei tempi e degli orari previsti. Ma tutte le volte che ne ho la possibilità cerco di sfruttarla per disporre di un inquadramento più completo del paziente. A proposito sono sicuro che chiunque vincerà le elezioni politiche, formerà un governo stabile, ridurrà le tasse, abolirà l’IMU sulla prima, sulla seconda e sulla terza casa, e ci rimborserà anche l’ICI e l’ISI pagate negli anni precedenti, poi farà scomparire la disoccupazione giovanile e ripristinerà il treno Crotone Milano: non esisteranno più bamboccioni, né giovani choosy, Beppe Grillo si chiamerà Peter Pan e noti tutti vivremo sull’isola che non c’è. Angelo Mingrone

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