Così va il mondo a Cariati.

Abbiamo dato esauriente conto, sentendo direttamente i protagonisti del gran guazzabuglio politico cariatese, di quel che avviene ai piani alti di Palazzo Venneri, sede della municipalità. Ciascuno, sperando di aver fatto cosa gradita ed utile, può formarsi un’opinione. Certamente il caos è sovrano e a noi sembra, come del resto mostrano le interviste, che la questione possa ricondursi, in sostanza, a tre “linee di pensiero” profondamente inconciliabili. Le opposizioni (Ciccopiedi, Cosentino, Greco e Salvati) ritengono il sindaco Filippo Giovanni Sero il responsabile maximo dello sfascio attuale; dal canto suo, il primo cittadino, con la sua solita disinvoltura, rimanda al mittente le illazioni, espresse anche pubblicamente a mezzo di un manifesto, e si trincea dietro giustificazioni di carattere normativo che non fanno una grinza. In mezzo si pone il redivivo consigliere Critelli, già gran contestatore dell’esecutivo, il quale si discosta dai suoi ormai ex compagni di minoranza perché, dice, non condivide più la linea di lotta adottata contro la maggioranza e preferisce disertare le civiche assemblee che egli ritiene “inutili”. A proposito di consigli comunali, validi solo e sempre in seconda convocazione, e di consiglieri latitanti, ci pare opportuno, per dovere di cronaca, chiarire alcuni aspetti non secondari. L’art. 11, comma 18, dello Statuto comunale approvato il 14.07.2001 recita: “Le sedute del consiglio comunale sono valide quando vi intervengono almeno OTTO consiglieri, senza computare a tal fine il sindaco. Nella seduta di seconda convocazione sono sufficienti almeno SEI consiglieri sempre senza computare il sindaco”. Allora, però, i consiglieri comunali erano, per legge, SEDICI. Il consiglio comunale di Cariati oggi è formato da DODICI membri (8 di maggioranza e 4 di minoranza), ma la maggioranza due pezzi li ha persi per strada: il consigliere Domenico Strafaci, che sin dall’inizio dell’attuale consiliatura (risalente a maggio 2011) non è mai stato presente alle assemblee civiche, e l’ex assessore Sergio Salvati, che dal maggio 2013 si è posto all’opposizione. Traduzione: questa maggioranza i numeri non li avrà mai in prima convocazione (ecco spiegato perché in quelle occasioni le sedute sono sistematicamente deserte), ma può contare, anche se sul filo di lana, sulla seconda, quando per la validità della riunione sono sufficienti, appunto, 6 consiglieri. Tutta colpa di uno Statuto e di un Regolamento che non sono adeguati alle mutate disposizioni in materia? Ed allora, perché non cambiarli se, come suggerisce il Consiglio di Stato, tale prerogativa “rientra nei poteri propri del Comune” ed, anzi, “costituisce strumento della sua peculiare autonomia?” Ma le modifiche non sono “automatiche”: bisogna farle. Lo ammette ai nostri microfoni lo stesso sindaco. E questa esigenza è talmente avvertita che se ne parla dal 6 giugno del 2006, giorno in cui si insediò a Palazzo Venneri, per la prima volta, Filippo Giovanni Sero. La questione, dopo un nulla di fatto, si ripropose cinque anni dopo, l’11 giugno del 2011, nel primo consiglio comunale del Sero bis. In quell’occasione si nominò addirittura una commissione consiliare per la revisione dello Statuto e del Regolamento comunali e l’appena eletto presidente del consiglio, Leonardo Trento, dichiarò: “Il mio impegno sarà quello di arrivare in tempi rapidissimi alla approvazione del nuovo Statuto comunale e del nuovo Regolamento per il funzionamento del consiglio”. Lo Statuto non venne mai modificato, nonostante finanche sull’inutilità della funzione di presidente del consiglio l’intero consesso civico si fosse espresso all’unanimità ed avesse addirittura istituito un’apposita commissione consiliare. Così va il mondo a Cariati.

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