CLAUDIO MARABINI, LO SCRITTORE ROMAGNOLO CHE RICORDA CARIATI NEI SUOI ROMANZI

Nella  nostra cittadina  trascorse alcuni anni della sua infanzia, nel periodo (fine anni ’30) in cui il padre vi lavorava come capo-stazione. E’ morto, ottantenne, nella sua Faenza dieci anni or sono (2010).


di Franco Liguori, storico

“Ogni itinerario al sud era stato per casa mia, sino dagli anni della pubertà, un itinerario della nostalgia e della favola. Avevamo vissuto laggiù alcuni anni, io un bambino e mio padre molto giovane. C’era il fascismo, quei luoghi erano allora detti disagiati, ci fioriva la malaria, ma la gioventù ripara a ogni malanno. In casa mia i miei rievocavano la Calabria non come un luogo ma come un’epoca; e infatti poco dopo l’aveva proiettata lontano la guerra. Quando la guerra fu finita, tutto ciò che apparteneva a “prima”, anche se la paura e la morte erano cessate, diventò di un altro tempo”. Il brano sopra riportato è tratto dal romanzo I sogni tornano, edito da Rizzoli nel 1993. Autore del romanzo è lo scrittore romagnolo Claudio Marabini, nato a Faenza nel 1930 ed ivi morto nel 2010. Marabini non fu soltanto romanziere, ma anche giornalista e critico letterario. La sua carriera giornalistica iniziò a metà degli anni Cinquanta alla “Voce repubblicana”; nel 1957 approdò al “Resto del Carlino”, allora diretto da Giovanni Spadolini, esercitando la critica letteraria per oltre cinquant’anni, non soltanto sulle pagine del quotidiano bolognese, ma anche in quelle de “La Nazione” e, negli ultimi anni, del “Corriere della sera”. Collaboratore per 50 anni della “Nuova Antologia” di Firenze, dove ha tenuto fino all’ultimo il “Diario di lettura” affidatogli da Giovanni Spadolini, ha collaborato anche con “Il mondo” e “Bell’Italia”. Componente delle giurie dei maggiori premi letterari italiani (Campiello, Strega, Lanciano, Basilicata,ecc..), Marabini ha anche condotto trasmissioni radiofoniche della RAI ed è stato ospite fisso del programma televisivo Rai di Gigi Marzullo dedicato ai nuovi romanzi degli scrittori italiani.

Nella sua lunga carriera, non si è limitato a esercitare con sapienza la critica letteraria nella mitica e ormai scomparsa terza pagina, ma è anche intervenuto spesso con acume sui fatti di cronaca di tutti i giorni, dall’ultima tendenza della moda alla partita di calcio. Ha collaborato anche alla nostra “Gazzetta del Sud”. In qualità di scrittore, ha lasciato numerosi saggi e opere di narrativa. Tra i primi, si ricordano : “Gli anni Sessanta, narrativa e storia” (1969), “Interventi sulla narrativa italiana” (1976), “Lettura di D’Arrigo” (1978), “L’ombra di Arsenio. Incontri con Montale”(1986), “Letteratura bastarda: giornalismo, narrativa e terza pagina” (1995). Nella narrativa, ha lasciato diverse opere, che hanno ottenuto importanti riconoscimenti, come il Premio Basilicata, il Premio Rhegium Julii, il Premio Campione d’Italia, il Premio Dessì e il Premio Scalea. Al 1978 risale il suo primo romanzo: “La notte vede più del giorno” edito da Mondadori, un romanzo che con immediata naturalezza fonde le illusioni quotidiane e la verità dei sogni, il sentimento collettivo e corale del tempo e una sua acuta e dolorosa  percezione individuale. Ben quattro sono i romanzi pubblicati da Marabini negli anni Ottanta: “Il passo dell’ultima dea” (Mondadori, 1980), “Malù” (Mondadori,1984), “Viaggio all’alba” (Rizzoli, 1986), “L’Acropoli” (Rizzoli,1988). E ancora altri due agli inizi degli anni Novanta : “Carossa” (Rizzoli, 1990), “I sogni tornano” (Rizzoli,1993).

 

Marabini e Cariati

Il legame dello scrittore Claudio Marabini con Cariati ha radici lontane. Nella seconda metà degli anni Trenta (intorno al 1937/38) suo padre, Aldo Marabini, fu mandato a dirigere come capostazione la stazione di Cariati e dalla sua Romagna si trasferì con la famiglia nella cittadina ionica, all’epoca importante punto di riferimento per tutto il circondario, come centro peschereccio, marinaro e commerciale, con non pochi insediamenti industriali, tra cui un impianto di teleferica che vi faceva giungere il legname dalla Sila, e un ginestrificio.

Il capostazione Marabini trascorse alcuni anni a Cariati, fino allo scoppio della guerra, abitando nella palazzina dei ferrovieri sita nei pressi di Piazza Cinquecento, vicina al mare e al passaggio a livello. In quell’alloggio dei ferrovieri, rimasto ancora oggi come allora, lo scrittore Claudio, allora bambino di 7/8 anni, visse alcuni anni della sua infanzia, che rimasero indelebili nella sua memoria, tanto da rievocarli più volte nei suoi romanzi, in particolare ne “I sogni tornano” (1993) e in “La notte vede più del giorno” (1978). Nel primo romanzo lo scrittore dedica ai suoi ricordi calabresi (e cariatesi in specie) un intero capitolo, dal titolo molto suggestivo: Le voci dello Jonio.

Il protagonista del romanzo, un giovane ingegnere, figlio di un ferroviere del tempo in cui i treni erano sinonimo di progresso e alimentavano il mito del viaggio e della scoperta del mondo, viaggia per la penisola, toccando varie città e arrivando anche a Cariati, luogo a lui caro che gli ricorda l’infanzia e il padre giovane : “Vidi i luoghi noti e mi misi a girellare. Girellavo, controllavo cose e ricordi, talora non raccapezzandomi. Entrai in un bar e chiesi di alcune persone, facendo nome e cognome; di alcune ebbi vaghi ragguagli, altre era come se non fossero mai esistite. Anche di un certo Settimio nessuno sapeva nulla. Andai a controllare la nostra casa, vi entrai persino, destando l’allarme di una donna anziana, che, al mio passo per le scale, si affacciò sull’uscio chiedendomi inquieta che cosa volessi. Le dissi che un tempo, molti anni addietro, stavo lì: ero bambino. Lei non fece motto, non una piega nella faccia cupa. Andai alla stazione e mi fermai sui binari; guardai negli uffici, stranamente vuoti (….). Vedevo mio padre col berretto rosso al tavolo in penombra e mia madre al balconcino di casa oltre il passaggio a livello; vedevo mio padre che partiva con la valigina per le trasferte che lo portavano qua e là sulla Ionica, mentre noi restavamo soli. Vidi nitidamente Settimio, manovale e facchino buono a tutto, magro come un chiodo, fortissimo, perennemente lì intorno a smaltire incarichi pesanti (….). Pensai a mio padre come se fosse già morto. Forse per quello ero arrivato sino al paese; era morto dentro di me e lì tentavo di recuperarlo”. Di Cariati Marabini si ricorda anche in La notte vede più del giorno, in cui così scrive del protagonista: “Ogni treno che di notte rompeva il silenzio, per lui viaggiava verso la Calabria. C’era stato da bambino, la tramontana vi soffiava tre giorni di fila i tre alberi apparivano e sparivano come miraggi. Caricavano legname della Sila. I greti e le fiumare erano piene di vetri colorati e il mare alzava onde alte come muraglie.I treni scendevano nella notte la costa adriatica e la mattina coglievano il sole nascente sullo Ionio, e i fichidindia gettavano lunghe ombre sulle prode ondulate.A Cariati Claudio Marabini tornò veramente, il 16 aprile 1991, invitato dall’Associazione culturale “Civitas Cariatensis”, per presentare il suo nuovo romanzo, “Carossa”, ed incontrare gli studenti del locale Liceo Scientifico. Fu ancora una volta un tuffo nei ricordi della sua infanzia e nelle memorie del padre ferroviere, che da giovane vi aveva soggiornato con la famiglia, conservandone anche lui, fino alla fine della sua esistenza (è morto il 16 giugno del 2010)  un piacevole ricordo. Ancora nel 2004, in uno dei suoi ultimi libri, Addio al futuro (una raccolta di suoi articoli, edita a Bologna nel 2005), compare un capitolo dedicato ai ricordi del suo soggiorno da bambino a Cariati. Ne riporto qualche brano : “Andai alla finestra del balconcino per guardare fuori: per vedere il mare  che si estendeva di là dai binari della ferrovia e dalle poche case che formavano un minimo borgo. E che era blu, caldissimo, ,silenzioso come raramente accadeva di trovarlo, e totalmente vuoto: non barche, non i tre alberi del legname della Sila. La ferrovia dormiva, le sbarre erano alzate, di gente non un’anima, almeno così mi sembrava. Più volte mi ero chiesto dove avesse fine quel mare (….). Invece era deserto e blu come solo può essere un mare subito profondo. Da dove e quando partivano i pescatori e dove tenevano le loro barche? Immaginavo la costa che avevo studiato sulla carta e mi tornavano nella mente nomi di città, sino a cominciare da Metaponto, ed ecco via via Sibari e tanti altri nomi come Mirto Crosia, Mandatoriccio, Crucoli, Strongoli, Cutro, Isola Capo Rizzuto…E immaginavo davanti a me quel mare, il monte altissimo della Sila, nascosta dietro i primi colli che vedevo, da cui scendevano camion colmi di bianche tavole di legname: gli alberi della Sila destinate alle costruzioni.” Di Cariati Marabini ricorda soprattutto il mare, che lo affascinava: Amavo molto quel mare e non mi intimoriva il suo urlo nei giorni della tramontana, quando si avventava sulla riva spazzando tutto e andando a sbattere sulle case al di là della stradina. Sapevo come tutti che la tramontana durava tre giorni e che si doveva aspettare. Poi lo Ionio si spalancava ed era come se una grande mano le fosse passata sopra a carezzarlo. Tornavano i tre alberi, tornavano le barche, tornavano i pescatori. Tornava anche Settimio che mi stava scavando dentro un ciocco duro e forte una barca con tanto di vela e timone, lì nella sua bottega a ridosso del passaggio a levello, piena di legname”.

La comunità di Cariati ha un debito di riconoscenza verso questo grande intellettuale romagnolo, scrittore, giornalista e critico letterario tra i più importanti del secondo Novecento, che non ha mai dimenticato il suo soggiorno nella nostra cittadina nei lontani anni della sua infanzia, non disdegnando di farne memoria nei suoi libri. Perché non dedicargli una via, magari quella in cui si trova la palazzina ferroviaria in cui Marabini abitò sul finire degli anni Trenta ? E’ un suggerimento che invio ai nostri amministratori, piuttosto disattenti ai temi della cultura, e non mi riferisco soltanto a quelli di oggi, ma anche a quelli dei passati decenni, purtroppo, che quasi mai hanno previsto che nella compagine amministrativa ci fosse  uno specifico ( e competente) “Assessore alla Cultura”, come avviene dovunque, anche in comuni molto più piccoli demograficamente del nostro, che puntano molto alla valorizzazione delle loro risorse, storico-artistiche, naturali, archeologiche, paesaggistiche.

 

 

Scritti sui legami di Marabini con Cariati

Rocco TALIANO GRASSO, In nome del padre. Commosso omaggio di un grande scrittore contemporaneo al padre capostazione a Cariati negli anni ’30 (articolo pubblicato su CIVITAS,n.8, aprile 1994)

Cataldo GRECO, La scomparsa del giornalista, critico e romanziere C.Marabini ci riporta al ricordo del padre capostazione titolare di Cariati (Ferrara 2011). Saggio pubblicato sul sito cariatese IL FARO.

Franco LIGUORI, Claudio Marabini, lo scrittore romagnolo che ricorda Cariati nei suoi romanzi, in “IL NUOVO CORRIERE DELLA SIBARITIDE”, aprile 2018, pp.30-31

Foto storiche della Marina

Le foto della Marina (Panorama e Stazione ferroviaria, anni Trenta) fanno parte della collezione privata di vecchie foto e cartoline di Cariati, dello storico Franco Liguori. Chi volesse utilizzarle, è pregato di citarne la provenienza.

 

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