Ci siamo persi tra i Palazzi

I risultati delle Amministrative 2017 parlano chiaro. La sconfitta è clamorosa e fa rumore proprio perché è capillare. I freddi numeri che troviamo dentro alle urne ci raccontano un’Italia disaffezionata e lontana mille anni luce dalla Politica, un astensionismo che sfiora il 60% è sintomo che qualcosa, dentro al quadro generale non funziona più. Genova è la Caporetto di questa tornata elettorale. Disfatta fatta di personalismi, leaderismo, arroganza e presunzioni, senza contare le varie scissioni, gli abbandoni e/o le schermaglie tra le varie correnti. Dalle famose Europee 2014, quando si toccò il 40%, tutto quello che c’era da perdere da parte del Segretario del PD, Matteo Renzi è stato perso. Ecco allora che a pochi mesi dalle Politiche, c’è chi parla di solo 6 mesi, un’analisi va fatta ed anche molto velocemente, perché se è vero com’è vero che di solito le amministrative sono un grosso scoglio da superare per il governo in carica, c’è da dire anche che le difficoltà del PD sono dovute soprattutto al metodo utilizzato. Il primo turno è stato, e qualcuno già lo diceva, solo del fumo negli occhi. La vittoria del Centrodestra era già da lì prevedibile oltre che scontata in alcuni comuni.

Metodo che non prevede un contradditorio, spesso e volentieri, chi esercita la libertà di pensiero viene accusato di gufismo. C’è da dire, inoltre, che qualcuno la libertà di pensiero, la usa troppo spesso per attaccare la persona più che la sua politica. Decisioni calate dall’alto senza uno sguardo obiettivo del territorio e dei problemi che questo ha. Un caporalato politico che si riversa da capo in capo, fino a produrre negli elettori disaffezione, bulimia e disinteresse verso i nostri, molto spesso non rappresentativi, candidati. Potrei parlare di Catanzaro, ma stenderei un velo pietoso, perché qui a differenza di molti altri territori, il PD fa sempre come vuole il capo e non propone mai un candidato seriamente candidato, mi scuso per il gioco di parole, a governare a discapito dei cittadini che magari sono stufi di queste decisioni trascendentali. Meglio, anzi molto meglio è andata in Provincia di Cosenza con la conquista di città importanti come Paola ed Acri ed il cappotto rifilato al centrodestra, uscito sconfitto in 23 comuni su 23. Una notizia ottima in mezzo a tante sofferenze.

Con i dati in mano sulla provincia di Cosenza arriveremo mai ad un’analisi seria sulle amministrative? Domanda retorica dentro a questo Partito Democratico, molto più preso dalla campagna elettorale e dai giochini di palazzo. Una risposta però bisogna darla, la si deve ai volontari che lavorano costantemente per il bene di questo Partito e soprattutto per il bene dei cittadini.  Una risposta l’attendono anche i cittadini stanchi oramai delle solite manfrine del Pd.

Il vero problema rimane l’astensionismo. Qualcuno dirà, avete perso e parlate di astensionismo? Si lo facciamo perché crediamo, anzi ne siamo certi che dentro quel 55% di astensione c’è una grossissima fetta del nostro elettorato, annoiato, indifferente ed oramai stanco di seguire le nostre mille giravolte e le nostre mille litigate. La verità, per fare un’analisi efficace bisogna dirsi la verità. E la verità più verità è che non siamo più tra i giovani, una generazione quella dai 18-24 anni abbandonata dal Partito Democratico. Una politica atta a inserire nel circolo di un qualsiasi paese questi giovani, porterebbero idee e risveglierebbe un partito morto in molte parti d’Italia. Abbiamo lasciato indietro il mondo della scuola ed il mondo operaio. In poche parole stiamo tagliando le nostre radici, e quando ad un albero tagli le radici, questo muore. Ci siamo imborghesiti, ci siamo messi in una posizione privilegiata da dove diamo soluzioni, alcune volte insensate, a chi prova a sfondare il lunario. Abbiamo smesso di sporcarci le mani, di girare tra la gente. Abbiamo smesso di ascoltare gli anziani. Ci stiamo lentamente allontanando dalla nostra storia. Per qualcuno sembrerà esagerato, ma è la realtà, per noi le Amministrative valgono di più.

Bisogna cambiare il metodo di far politica.

Il cambio di metodo che va chiesto ai Segretari Nazionali, Regionali e Provinciali è d’obbligo. Non assumersi la responsabilità della sconfitta e rimanere in sella ad un cavallo oramai imbizzarritosi non è una scelta lungimirante e giusta, anzi blocca ogni altra forma di ricambio generazionale.

Per essere più chiari, non sto dicendo che dopo una sconfitta bisogna dimettersi, sto dicendo che magari bisogna mettere da parte le proprie, in alcune volte anche giuste, ambizioni personali e lasciare spazio alle nuove generazioni ed a nuove idee, iniziare un cambiamento che da ogni parte ci chiedono ma che fin ad oggi, i nostri “referenti politici” non hanno visto. Bisogna cambiare verso, vi ricordate?

Cambiare metodo, questo è il vero nodo della questione. Si parla sempre bene dei giovani, ma si gli si dà sempre meno spazio. Si perché quando in molti abbandonano i Giovani Democratici è un colpo al cuore, la vicenda dei Giovani Democratici nel reggino è sulla bocca di tutti, e lì capsici che le dinamiche più orrende e distruttive del Partito Democratico hanno invaso anche la comunità giovanile più grande d’Italia. Giovanile che è molto viva, che combatte ogni giorno per il bene dei suoi cittadini nonostante tutto.

Ecco, allora, le analisi delle sconfitte terminano sempre come sono iniziate. Nessuno darà conto alle varie analisi territoriali, nessuno dei principali esponenti locali presterà attenzione a quello che il territorio chiedeva e chiede oggi a gran voce. Lo chiediamo ancora una volta, non chiudetevi nei palazzi ad escogitare logiche circensi, uscite. Incontriamoci, discutiamone, proponiamo idee, ne usciremo più forti, ricostruiremo quelle radici che qualcuno vuole tagliare per fini personali, non abbiate paura.

Perché se si ci chiuderà, un’altra volta dentro i palazzi a discuterne inter nos, magari anche centrando i punti caldi e trovando soluzioni che però non saranno mai discusse con i circoli e con i territori, preparando cosi un’altra, un’ennesima sconfitta elettorale, senza pensare che la prossima tornata elettorale è la più importante. Quelle Politiche che molto probabilmente vedranno un parlamento in tre tronconi e con una ingovernabilità che sarà ancora colpa nostra e delle nostre scellerate scelte.

 

DAVIDE SANTORO

 

Print Friendly, PDF & Email

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta