■Antonio Loiacono
A Roma, tra le colonne di Palazzo Wedekind, la carta torna a parlare di futuro. Non quella bianca, ancora da scrivere, ma quella già vissuta — macchiata di inchiostro, segnata dal tempo, eppure pronta a rinascere. Martedì 21 ottobre, il cuore della capitale ha ospitato la presentazione del Rapporto UNIRIMA 2025, l’ottava edizione di uno studio che racconta una delle storie più concrete e visionarie della sostenibilità italiana: quella della materia prima end-of-waste prodotta dalla raccolta differenziata di carta e cartone.
Durante la presentazione del Rapporto, alla presenza di Giuliano Trallo, Presidente di Unirima, dell’Onorevole Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo, e di numerose personalità del mondo istituzionale e industriale, il Direttore Generale Francesco Sicilia (tra le eccellenze che si fanno largo nel panorama nazionale, figlio orgoglioso di Scala Coeli: uno dei tanti giovani della nostra terra che stanno lasciando il segno nel mondo, portando con sé la passione, la determinazione e lo spirito del Sud) ha illustrato i dati che confermano la leadership italiana nel settore del riciclo della carta. Nel suo intervento, Sicilia ha sottolineato come “il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici abbia raggiunto il 92,5%, superando gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030”, evidenziando così un traguardo di rilievo europeo. Ha inoltre ricordato che l’Italia si colloca seconda in Europa nella produzione di carta da macero (dietro la Germania e davanti a Spagna e Francia) con 6,18 milioni di tonnellate, un risultato che testimonia l’eccellenza della filiera nazionale.
Tuttavia, il Direttore Generale ha voluto anche richiamare l’attenzione sulle criticità strutturali del comparto, legate soprattutto alla volatilità dei prezzi e ai costi burocratici che continuano a pesare sulle imprese. “É un settore di eccellenza, ma con delle criticità” ha dichiarato Sicilia, una frase che racchiude la doppia natura di questa industria: un esempio virtuoso di economia circolare e, al contempo, un settore che deve affrontare continui adattamenti per restare competitivo.
Dietro numeri e grafici c’è una storia antica, che parla di carta e mani, di fibre che non muoiono mai. È la storia di un Paese che, nel silenzio delle sue cartiere, ha imparato a fare economia partendo dagli scarti.
La domanda interna cresce, raggiungendo 5,2 milioni di tonnellate (+3,8%), mentre l’export rallenta: 1,9 milioni di tonnellate, in calo di oltre il 10%.
Anche la raccolta differenziata continua la sua lenta marcia culturale, toccando 3,8 milioni di tonnellate — 65,4 kg per ogni cittadino, un gesto che si ripete ogni giorno nelle cucine, nei cortili, negli uffici.
Sul mercato, però, il ritmo non è sempre costante. Dopo un 2024 brillante, i prezzi sono scesi in picchiata: a settembre 2025 la carta da macero è crollata a 50 euro a tonnellata, quasi il 30% in meno rispetto all’anno precedente.
Un’altalena che racconta la fragilità di un settore che vive sospeso tra economia ed ecologia, e che deve fare i conti con un ostacolo ben più pesante del calo dei prezzi: la burocrazia.
Secondo il Rapporto, oltre il 90% delle imprese del comparto avverte un incremento degli oneri amministrativi. Gli adempimenti ambientali rappresentano più della metà dei costi segnalati (52,2%), seguiti da quelli fiscali (26,1%). “La nostra è un’industria che da sempre pratica l’economia circolare,” spiega Giuliano Tarallo, presidente di UNIRIMA, “ma il peso delle regole rischia di spegnere la spinta all’innovazione. Servono procedure più chiare e tempi certi.”
Nel frattempo, sul fronte internazionale, l’Italia continua a essere esportatore netto di carta da macero, come accade da oltre vent’anni. L’India resta il principale partner commerciale, assorbendo quasi il 30% delle esportazioni, nonostante la flessione del 15% registrata nel primo semestre del 2025.
C’è qualcosa di profondamente poetico nel destino della carta: nasce per essere scritta, ma la sua vera forza è nel poter rinascere. Ogni foglio riciclato racconta un atto di fiducia — nella materia, nella tecnologia, e nel gesto quotidiano di chi sceglie di separare i rifiuti.
In un tempo che consuma tutto troppo in fretta, la carta italiana continua a vivere molte vite. E forse, in quel ciclo continuo di dissolvenze e ritorni, si nasconde l’immagine più sincera di un Paese che non smette di reinventarsi, come dimostra Francesco Sicilia, giovane talento di Scala Coeli che sta portando la sua passione e il suo impegno nel mondo del riciclo e oltre.
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