Cariati: luglio, il tempo perduto

Che tipo di turismo Cariati vorrà accogliere?

Cosa hanno fatto di male gli operatori commerciali di Cariati per meritarsi un paese, al 20 luglio, in gran parte vuoto? 

È la cronaca spicciola che si raccoglie in queste settimane, andando in giro per le strade cittadine. 

D’altronde è lo spettacolo al quale siamo ormai abituati da alcuni anni a questa parte. 

Dobbiamo però asserire che sono cambiate anche le abitudini vacanziere degli italiani. 

Una su tutte le nuove generazioni di lavoratori hanno sempre meno vacanze e intendono godersele con tutte le più qualificate comodità. 

E allora forse è arrivato il momento – speriamo molto presto visto anche i numerosi appelli che da tempo lanciamo da queste colonne – che qualcuno venga a capo della vicenda.

Insomma, se nulla cambiasse nei prossimi anni in fondo il destino di Cariati è già bello che scritto.

Nel caso in questione serve affrontare presto il problema delineando lo scenario turistico futuro di Cariati, che va poi aggredito con la forza di tutti gli attori. 

Che tipo di turismo Cariati vorrà accogliere? 

Un piano di azione che tenga dentro, quindi, operatori turistici/commerciali e amministratori comunali. Un patto a medio lungo tempo per conquistare nicchie di mercato. 

Una sorta di connubio che deve fare fronte comune per bussare alle porte giuste: Regione Calabria, Provincia di Cosenza, Camera di Commercio e enti specialistici, sfruttando anche i legami della numerosa comunità cariatese in Italia e all’estero.

C’è da dire che se non si ritrovasse in tale direzione un senso e spirito comune, come società, tutto sarebbe inutile. 

Quello che davvero sorprende è che tutti, amministratori pubblici e operatori turistici/commerciali, presi singolarmente si lamentano. 

Nessuno tuttavia prova a lanciare il cuore oltre l’ostacolo alla ricerca dell’auspicata è indispensabile aggregazione. Posso solo dire che c’è bisogno allora di passarsi una mano sulla coscienza. 

Se non si comprendesse che il successo dei singoli passa inevitabilmente per lo stare insieme, valorizzando e proponendo Cariati come sistema nel suo complesso, forse di mesi di luglio, quanto quello al quale stiamo assistendo, se ne ripeteranno tanti altri. 

Mi rifiuto di pensare che a Cariati non si possa iniziare un nuovo percorso che deve maturare, innanzitutto, nella mente degli addetti ai lavori che di idee ne avranno a iosa. Bisogna portare quest’idea, in positivo, al centro del confronto. Serve un segnale chiaro. 

Nicola Campoli

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