Cariati: è caduta in letargo

Serve che qualcuno avvii una connessione sentimentale e appassionata tra i cariatesi e la “cosa pubblica”

C’è poco da pensare. Cariati dopo un’estate disastrosa si è placidamente addormentata. Salvo l’uscita di scena del Consigliere comunale, dr.Sergio Salvati, il Palazzo non batte un colpo. 

Prima di tutti, pare averlo capito il cariatese comune, che ormai si è assuefatto al peggio. Senza nutrire più alcuna speranza per il domani, visto l’ormai l’immobilismo contagioso e particolarmente diffuso.  

Alla sbornia di proclami roboanti dell’Alternativa, resta nella memoria delle persone un vuoto incolmabile. Sono passati quattro anni e qualche mese, in un contesto certo peggiorato da pandemia e guerra, e colpisce l’assordante silenzio.

Intendiamoci. La circostanza potrebbe rappresentare una mossa tattica, perché nessuno si vuole scoprire. Un’immagine che, però, personalmente crea qualche inquietudine, perché Cariati, al punto dove si trova, avrebbe bisogno invece di un confronto aperto ampio e a più voci. 

La forma diventa sostanza e il bene per Cariati deve superare ogni ambizione personale e strumentale. Cariati va “rammendata” e ha bisogno come il pane di un ragionamento che non tenga conto di posizioni rigide. 

Serve che qualcuno avvii una connessione sentimentale e appassionata tra i cariatesi e la “cosa pubblica”. Occorre una politica che costruisca un nesso tra il popolo e il Paese, al fine di comprendere i bisogni, la storia e la mentalità, riconoscendosi come parte integrante di essa. 

Si tratta di superare il cinismo diffuso, cioè quella triste convinzione che chiunque vinca cambi poco. Laddove, però, non si riuscisse a innescare un ragionamento comune forse è arrivato il momento di scrivere regole condivise per una campagna elettorale, che sia eticamente corretta e non solo un estenuante rinvangare il passato.

Nicola Campoli 

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