■Antonio Loiacono
Il Consiglio dei Ministri ha appena prorogato lo stato di emergenza idrica, ma è solo l’ennesimo cerotto su una ferita che continua a sanguinare. Dal Reggino al Crotonese, fino alle comunità del Basso Jonio cosentino – Cariati, Crosia, Mandatoriccio, Scala Coeli, Terravecchia – la sete è la forma più estrema della quotidianità.
Rubinetti asciutti, autobotti, razionamenti: situazioni che dovrebbero essere eccezioni, e invece diventano regola.
Questa non è più emergenza: è fallimento strutturale. Fallimento dello Stato. Fallimento della Regione. A Roma si proroga, a Catanzaro si resta in silenzio, mentre le reti idriche perdono acqua come setacci e le dighe restano incompiute.
Le reti idriche calabresi disperdono il 48,7 % dell’acqua immessa in rete (dato riferito al 2022), contro una media nazionale del 42,4 %
In alcune province il disastro è ancora più grave: Cosenza 66,5 %, Vibo Valentia 65 %, Reggio Calabria 57,4 %, Crotone 53,5 %, Catanzaro 42,9 %.
A livello nazionale, nel 2023 la perdita media supera il 45 %, con picchi drammatici proprio in Calabria e Sicilia.
Federcontribuenti arriva a stimare una dispersione in Calabria attorno al 60 %, denunciando una gestione pubblica inefficace e reti in stato di abbandono.
La siccità aggrava una situazione già compromessa: condotte arrugginite abbandonate a sé stesse, tubazioni sfondate e dispersioni che trasformano ogni goccia in spreco. Nel Comune di Gimigliano (Catanzaro), l’acqua è rimasta bloccata nelle condotte per sei mesi, con interruzioni notturne che si estendevano dal tramonto all’alba e lezioni scolastiche sospese per motivi igienico-sanitari.
Nel 2024, l’emergenza calabrese ha ottenuto qualche risorsa dal PNRR: 32,8 milioni di euro destinati a interventi su reti di distribuzione in 21 comuni, per un bacino di circa 164.000 residenti.
Peccato che il tempo degli annunci sia finito. Occorrono cantieri veri, pianificazione coraggiosa, investimenti consistenti, progetti infrastrutturali reali, riduzioni concrete della dispersione.
Niente agricoltura, niente turismo, niente economia. Ai cittadini, alla fine, resta solo un messaggio indecente: arrangiatevi, convivete con la sete, aspettate!
Ma la pazienza è finita. La Calabria non ha bisogno di proroghe. Ha bisogno di acqua. Subito.
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