CALABRIA, DOVE IRREGOLARE È UN VALORE

CALABRIA, DOVE IRREGOLARE È UN VALORE DALLA SOTTODICHIARAZIONE ALLA DOPPIA BUSTA E PER RICOLFI AL SUD SI STA MEGLIO, CON L’EVASIONE DICHIARAZIONE DI EDOARDO LO GIUDICE ROSSANO (CS), Domenica 5 Settembre 2010 – Un esercito di 639.900 ‘irregolari’ che ha la meglio sui veri imprenditori. E’, questo, il dato impressionante che viene fuori da un’indagine sul lavoro sommerso compiuta dall’ufficio studi della Confartigianato. Il ‘nero’ abita soprattutto nel Mezzogiorno dove l’incidenza del lavoro abusivo (che a livello nazionale è dell’11,8%) sale al 18,3%, il doppio rispetto al Centro Nord (9,3%). Alla Calabria spetta il poco onorevole primato dell’abusivismo, con 3 province (Crotone, Vibo Valentia e Cosenza) ai primi 3 posti di questa speciale classifica. Insomma, in questa regione un lavoratore su quattro è irregolare. Nel territorio nel quale sono nato e che conosco, quest’ultimo dato è facilmente verificabile: basta intervistare i tanti (soprattutto giovani e donne) assoldati in questo esercito da pseudo imprenditori; essi, dopo l’iniziale ritrosia, ti confermeranno il loro status di irregolari, disgraziati attori di un fenomeno dalle forme più varie : si va dalla sottodichiarazione dell’attività prestata, fuoribusta, ai sottoinquadramenti sino al “classico” della doppia busta paga. Forme praticate da pseudo imprenditori ed accettate/tollerate dai lavoratori, che danno l’idea di come il fenomeno, ahimè, non è percepito come un disvalore. – L’economia abusiva aumenta anche il proprio valore aggiunto: l’incidenza sul Pil nel 2008 è salita al 16,9%, rispetto al 16,6% del 2007. Essa danneggia sempre più non solo le imprese ma anche le casse dello Stato: tra il 2008 e il 2009 l’Iva dovuta e non versata è aumentata del 24,4%, stima la Confartigianato. Nel 2009 i soggetti (per lo più residenti al sud) che non hanno mai presentato le dichiarazioni dei redditi (pur svolgendo attività economiche aperte al pubblico), scoperti dalle Fiamme gialle, sono saliti a 7.513 (rispetto ai 7.135 del 2008). Ad oggi, al di la di qualche iniziativa spot, non vi è traccia di interventi normativi volti a combattere sommerso ed evasione. Interventi che sarebbero di puro buon senso, la cui unica funzione è di ristabilire quello che tutti i governi degli ultimi vent’anni hanno sbriciolato, ossia un minimo di deterrenza. Tra l’altro questo è uno dei pochi punti fermi degli studi sulla lotta al crimine: minacciare pene più severe serve pochissimo, quel che serve è rendere credibile la minaccia. I dati sull’evasione infine mi spingono ad un’ulteriore riflessione: ma il famoso divario nord-sud esiste davvero? Il Prof. RICOLFI, nel suo famoso saggio “IL SACCO DEL NORD” si chiede cosa significhi divario. Gli studi e i dati oggetto del saggio possono anche riservare qualche sorpresa. Se per divario si intende che il prodotto pro capite del Mezzogiorno è minore di quello del Centro-Nord, non c’è dubbio che le cose stiano così (nel settore privato lo scarto è del 48 per cento). Lo stesso discorso vale per la produttività, ossia per il prodotto per unità di lavoro. – Se però si parla del tenore di vita, ossia di come se la passa la famiglia tipo del Mezzogiorno, il quadro si fa assai più sfumato. La famiglia meridionale media dispone, effettivamente, di redditi nominali più bassi di quelli delle famiglie centrosettentrionali (-26 per cento), inoltre ha un carico medio (numero di componenti) un po’ più alto (+10 per cento). Però ha un vantaggio formidabile: la maggiore evasione fiscale. Forse è giunto il tempo di abbandonare la retorica del divario e vedere le cose con maggior rigore scientifico per scoprire che la realtà è un’altra.

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