Bentornati nell’ottocento, ma autorizzati dal ministero.

Dobbiamo dirlo: apprezziamo la risposta di Enel Spa. La multinazionale miliardaria, dimostrandosi più democratica di molte istituzioni “democratiche” non si sottrae al dibattito pubblico che noi abbiamo sempre stimolato. Del resto i fumi che la centrale di Sant’Irene libra in aria attraverso le torri da 200 metri li respiriamo noi cittadini i quali, quindi, devono essere informati sull’attività della centrale, preferibilmente prima che le caldaie vengano messe in funzione. Nell’apprezzamento, tuttavia, siamo costretti a chiedere ulteriori chiarimenti e qualche rettifica. Intanto, apprendiamo con piacere che Enel Spa smentisce i dati da noi forniti nel comunicato stampa del 17 Marzo, perché si trattava di dati profondamente inquietanti: migliaia di chili di ossido di zolfo, ossido di azoto, monossido di carbonio eccetera. Il punto, un po’ imbarazzante a dire il vero, è che quei dati sono stati forniti dalla stessa Enel Spa, e sono riportati nel Registro Europeo delle Emissioni, documento ufficiale della UE che viene redatto, appunto, coi contributi dalle aziende. Chi è impreciso tra Enel ed Enel? Per fortuna Enel Spa dichiara di rispettare l’AIA, anche perché se avessimo avuto il sospetto che questo non accadesse, più che un comunicato stampa ci saremmo rivolti alla procura. Ed invece noi siamo convinti che la centrale rispetti l’AIA, anche perché il rigidissimo sistema di controllo a cui fa riferimento l’azienda è costituito da: ispezioni ISPRA preannunciate all’azienda dettagliatamente ad inizio di ogni anno; ispezioni dell’azienda stessa; le citate centraline di rilevamento della qualità dell’aria, che sono sempre di Enel. Insomma, il controllato si controlla da solo, non abbiamo speranza che Enel non rispetti l’AIA. Del resto come si fa a dubitare di un’azienda autorevole come Enel Spa? Solo nel 2011 l’azienda ha pagato 250.000 euro per violazioni ambientali; nel periodo 2010-2011 il gruppo Enel ha pagato più di due milioni di euro di multe per comportamenti lesivi nei confronti dei cittadini; i suoi vertici sono stati condannati per danneggiamento aggravato responsabili delle ricadute oleose di Porto Tolle; è un’organizzazione così affidabile che i fanghi tossici della centrale a carbone di Brindisi, di tanto in tanto, vengono ritrovati in giro per la Calabria smaltiti da organizzazioni criminali, come è successo a Lazzaro (RC) per 100 mila tonnellate o a San Calogero (VV) per 135 mila tonnellate. E poi c’è un lapsus che è bene smentire visto che ricorre spesso: l’AIA non tutela la salute dei cittadini. Può un’autorizzazione tutelare la salute se nella commissione ministeriale non c’è uno straccio di medico? Non diciamo un oncologo, ma un medico di base, uno studente in medicina al primo anno, un infermiere in nero. Nulla. Non credo ci siano cittadini disposti a farsi tutelare sanitariamente da un ingegnere o un geologo, per cui evitiamo di fare cattiva informazione. Non abbiamo ben compreso, poi alcuni punti, e ci farebbero piacere dei chiarimenti: quanto dichiarato dall’azienda implica che nel “semplice vapore acqueo” che abbiamo visto nei giorni scorsi, non c’era particolato, come PM2,5 o PM0,1 (dannosissimi per la salute)? La centrale non fa uso di decoloranti per i fumi? Se non c’è un problema con gli ossidi di zolfo (Sox) perché l’azienda nel 2012 ha fatto richiesta di adeguamento delle prescrizioni proprio per questi componenti? A cosa serviva la petroliera carica di olio combustibile, solo per riempire i serbatoi? È vero che vengono periodicamente accantonati rifiuti speciali pericolosi residui della combustione nell’area della centrale? Quali, quanti, come vengono gestiti e dove vengono destinati? C’è un programma di bonifica e di ripristino dei luoghi dell’area della centrale? Crediamo che le risposte a queste domande siano di grande interesse per i cittadini, ben più del rispetto di importanti autorizzazioni, a nostro parere, su misura. Flavio Stasi Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

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