■Antonio Loiacono
Mario affonda i piedi nella sabbia umida, lancia un urlo di gioia e si tuffa nell’acqua come se fosse la prima volta. Francesca si ferma un attimo prima di entrare, ascolta il suono delle onde e sorride. “Lo senti, il mare? Oggi canta per noi.” Siamo su una spiaggia dello Jonio, Mandatoriccio Mare, un giorno d’estate con la notte che ha portato pioggia e libertà. Delle persone piantano gli ombrelloni con cura: Francesca, Luisella, Mario, Angelo, Regina. Nomi come tanti, vite straordinarie. Sono qui per vivere. Per sentirsi liberi. E forse per insegnarci cosa significhi davvero essere umani.
Accanto a loro, vigile ma mai invasiva, c’è la dott.ssa Susanna Terranova, educatrice in servizio presso “Il Giardino dei Semplici”, struttura riabilitativa ad alta intensità situata in località Mortilla, nel comune di Mandatoriccio. È lei il loro punto di riferimento, la loro guida, il loro “Virgilio”; in un mondo che spesso sa essere ostile, ma che ogni tanto si lascia sorprendere da piccole meraviglie umane.
“Sono persone schizofreniche, bipolari – spiega la dottoressa – ma vivono la loro vita in modo pieno, normale, felice. Chi li giudica “diversi” lo fa per ignoranza, per paura o semplicemente per pregiudizio. Noi usciamo, andiamo in pizzeria, organizziamo serate… Viviamo!”
La storia della psichiatria è una strada lastricata di dolore, reclusione e incomprensione. Dai manicomi dell’800, in cui le persone con disturbi psichiatrici venivano isolate, punite, perfino abusate, si è arrivati con fatica alla riforma Basaglia (legge 180/1978), che ha finalmente restituito dignità e cittadinanza a queste persone. Ma non è bastato!
Oggi, molti dei muri fisici sono caduti. Restano quelli culturali. La parola “matto” echeggia ancora nei discorsi quotidiani, spesso come insulto, altre volte come etichetta sbrigativa, sempre come distanza.
Il problema è che si ha paura di ciò che non si conosce. E se invece di temere si imparasse ad ascoltare? Se ci si fermasse un attimo a parlare con Francesca, con Angelo, con Regina? Si scoprirebbe che dietro le diagnosi si nascondono storie straordinarie, dolori profondi, ma anche intelligenze delicate, sensibilità fuori scala, sogni bellissimi.
“Il Giardino dei Semplici”, gestito con dedizione da Alessandro Donnici, è una realtà che fa scuola. Qui la riabilitazione non è solo farmacologica o terapeutica: è umana, fatta di empatia, relazioni vere, esperienze concrete. L’uscita in spiaggia non è una concessione, ma parte integrante di un percorso che restituisce il diritto alla normalità, alla socialità, alla libertà.
La dottoressa Terranova lo sa bene. Lo sanno anche loro. L’affetto che li lega è reciproco, profondo, sincero. E forse è proprio questo il segreto della cura: sentirsi visti, amati, accolti.
A chi oggi si definisce “normale”, l’invito è semplice: abbiate il coraggio di conoscere queste persone. Ascoltate le loro storie. Guardatele negli occhi. Scoprirete delle “beautiful mind”, menti belle, autentiche, vive. Nonostante – o forse grazie – alle loro fragilità.
Perché, come scriveva Virginia Woolf, che lottò tutta la vita con il proprio disturbo mentale: “Dietro ogni volto c’è una storia che nessuno conosce. Siate gentili, sempre.”
E perché, come ricordava Franco Basaglia, il padre della psichiatria moderna: “La libertà è terapeutica.”
Oggi, su una spiaggia dello Jonio, questa verità si fa viva. Si tuffa nel mare. Sorride al sole. E ci chiede, sommessamente: chi è davvero il diverso?
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