Basta disastri, malattie e sanatorie scellerate.

Ci risiamo. Ogni sei mesi massimo, tra un commissariamento ed un’ordinanza straordinaria, tra un’emergenza ed una mega-sanatoria, rispunta la discarica di Scala Coeli come manna dal cielo e soluzione di tutti i problemi della Regione Calabria sui rifiuti. La vicenda ormai dura da anni, e fin dall’inizio i cittadini del basso ionio cosentino si sono opposti a questo mega-disastro proponendo alla Regione Calabria una soluzione che ormai conoscono anche i muri, cioè un sistema di raccolta e smaltimento basato sulla differenziata e sul riciclo che minimizzi l’utilizzo delle discariche. La risposta già anni fa era “la discarica serve giusto il tempo di avviare la differenziata”: visto gli attuali tassi di raccolta differenziata e l’incapacità palese della Regione Calabria, se il territorio avesse permesso allora l’apertura di questa fossa ora, magari, staremmo parlando del raddoppio o di qualche nuova discarica. L’Assessore Pugliano ed il capo-dipartimento Gualtieri non prendano in giro nessuno: quella di Scala Coeli come tutte le altre discariche private in giro per la Calabria non servono per la differenziata e per le comunità, ma esclusivamente per ingrassare un ciclo dei rifiuti scellerato ed un sistema di potere ignobile. La discarica di Scala Coeli, per chi ancora non lo sapesse sia tra i cittadini ma soprattutto tra le istituzioni, presenta anomalie su ogni aspetto dell’attività di smaltimento, dalla pendenza alla volumetria di abbanco, dal rischio idrogeologico ai sistemi di sicurezza, dalle strade alle aste fluviali e così via. Ma quando si tratta di discariche, questo ormai è chiaro, i “tecnici” della Regione Calabria (non si offendano i tecnici veri) sono particolarmente distratti fino ad ammalarsi di cecità o demenza. Del resto stiamo parlando degli stessi tecnici che hanno autorizzato una discarica, quella di Pianopoli, che frana una volta ogni tre mesi e rilascia tutto il suo potenziale inquinante nella terra e nelle falde acquifere del lametino. Il prezzo sanitario di questo disastro, cioè tumori ed altre patologie, saranno inevitabilmente pagati negli anni a venire, un prezzo che i cittadini dello ionio cosentino stanno già pagando amaramente con le discariche di Bucita, le quali hanno ricevuto i rifiuti di tutta la Calabria, e che non vogliono più pagare. Il dissenso nei confronti di nuovi impianti di smaltimento non deriva da lotte di cortile o posizioni prevenute, ma dalla palese e decennale presa per i fondelli da parte delle istituzioni competenti nei confronti delle comunità. Una presa per i fondelli che favorisce un sistema speculativo squallido e para-criminale che deve essere assolutamente fermato, non solo da un punto di vista sanitario ed ambientale, ma anche da un punto di vista sociale ed economico visto che le discariche e la raccolta indifferenziata fanno perdere centinaia di posti di lavoro che, in questo momento di crisi, darebbero ossigeno ad altrettante famiglie ed all’intero territorio. La discarica di Scala Coeli, a differenza di quel che pensa qualche pseudo-amministratore locale improvvisato, non solo in questo momento non risolverebbe il problema dei rifiuti, ma aggraverebbe la crisi economica ed occupazionale del territorio. Se la Regione Calabria promuovesse realmente la raccolta differenziata finalizzata al riciclo e riutilizzo, non avrebbe nessuna opposizione alla costruzione di nuove discariche, anche perché ne servirebbero molte di meno e durerebbero centinaia di anni. Purtroppo la Giunta Regionale, al pari di quelle precedenti, arricchire quattro o cinque ditte private sacrificando le economie di intere comunità, e questo non possiamo permetterlo. Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

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