A “ vrascera “ quando intorno ad essa era una gran festa.

 

I ragazzi di oggi, durante i mesi invernali,non soffrono il freddo e quando la sera vanno a letto non trovano le lenzuola freddissime. Le case di oggi sono ben riscaldate come anche le scuole. Ci fu un tempo in cui le scuole non erano riscaldate e quando davvero faceva molto freddo, col fiato si tentava di scaldare la punta delle dita e si era costretti a stare col cappotto e la sciarpa al collo. Ogni tanto la maestra si faceva portare da casa un braciere acceso per poter riscaldare un po’ l’ambiente. Non era proprio un braciere,era una padella col manico lungo, a “ frissura “ adatta a trasportare i carboni ardenti.

Sicuramente della “ frissura “ e della “ vrascera “ i ragazzi di oggi non sanno niente, forse ne hanno sentito parlare un po’ vagamente dai nonni, sempre se hanno avuto la fortuna di averli.

Oggi possediamo molte cose: comodità, benessere, auto, televisione, computer, biciclette, pub,etc.

Manca una cosa: l’intimita’ della casa.

Le case erano umili,pochi mobili e suppellettili. Un miraggio i termosifoni, le stufe a pellet ed i termocamini. L’unica alternativa era il braciere che tra l’altro era un elemento fondamentale della dote delle giovinette. Questo tondo recipiente in ottone, rame o ferro fungeva anche da intrattenimento a grandi e piccini, le mamme ricamavano ed i piccoli  ascoltavano leggende e miti. Il braciere, oltre a riscaldare, univa e riusciva a portare condivisione, ovvero, partecipazione a idee e sentimenti degli altri. Il padre, il nonno soprattutto chi, per il proprio vissuto aveva piu’ saggezza offriva consigli di vita , certamente validi e disinteressati. Il nonno, con la paletta in mano, ogni tanto muoveva il carbone acceso e poi lo ricopriva con la cenere per mantenere a lungo e sempre viva la brace.

Nelle case dei ricchi e dei nobili c’era il braciere di ottone finemente martellato e con manici pesanti ben lavorati e con il fondo di rame. Era piu’ resistente al calore delle braci, durava piu’ a lungo e si manteneva sempre lucido . Nelle case dei poveri ,invece,c’era il braciere di latta che spesso il calore del fuoco bucava il fondo e faceva cadere la cenere per terra. Una ruota in legno lo rialzava detta “conca”. Una specie di ruota del diametro di circa un metro e venti centimetri, col buco in mezzo, costruito in modo da tener sollevato il braciere da terra. Il bordo, poi, serviva come poggia piedi. Gli accessori essenziali erano: la paletta di ottone o di ferro , che serviva per muovere le braci ardenti del caminetto; il ventaglio e la  “magara”. Quest’ultima a forma di imbuto bucherellato fatta di latta serviva per il tiraggio. Senza la “magara” a volte era difficile accendere i carboni. Una scorzetta di arancia o mandarino, messa tra i carboncini, emetteva un sottile filo di fumo e un odore particolare che aromatizzava l’aria nella stanza. In quelle ore il camino era quasi sempre spento dopo aver donato al braciere tutto il suo carico di carbonella. Per inciso la carbonella si ricavava dalla potatura delle olive,della vigna e alberi in genere.Ogni tanto venivano “caliate” le olive salate nere che venivano mangiate con l’altrettanto “pani caliato”.

Questo “ arnese “, di cui oggi rimangono pochi esemplari, per il suo valore intrinseco andrebbe riscoperto e elevato a simbolo dell’ unita’ familiare.

Lucrezia Greco

 

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