A CARIATI È SEMPRE APERTO IL FRONTE DELLA LOTTA PER LA RIAPERTURA DELL’OSPEDALE

Caro Presidente della Regione Calabria, nonché neoCommissario regionale alla Sanità Roberto Occhiuto, come avrà visto grazie alla risonanza mediatica, ieri eravamo in tanti al sit-in davanti all’ex ospedale di Cariati, organizzato dal movimento Le Lampare e dai Comitati con cui da un anno intero stiamo lottando per riavere il nostro ospedale pubblico e il diritto alla salute.
Un diritto reclamato da un intero territorio che ha avuto fino a 11 anni fa proprio il “Vittorio Cosentino“ di Cariati come riferimento sanitario e come vero e proprio “salvavita”.
Posso citare, tra i presenti, il sindaco di Campana, Chiarello, cittadini di Crucoli, Mandatoriccio, Calopezzati, ma anche i rappresentanti di associazioni, dei pescatori e di altre categorie sociali, cittadini cariatesi, ex emigrati e attuali emigrati, come il gruppo “Escia a mare” che da lontano hanno fatto sentire la presenza. Posso indicare e ringraziare per essere venuti a sostenerci le compagne del movimento Fem. In. di Cosenza, i consiglieri regionali Ferdinando Laghi e Davide Tavernise e altri… Caro Presidente, è chiaro che non è più tollerabile tale stato di abbandono e di mancanza di rispetto non solo dei diritti dei cittadini, ma della vita umana; lo “gridava” uno degli striscioni esposti, dedicato “a quelli che potevano esserci e non ci sono più”. Presidente Occhiuto, lei queste cose le conosce più di chiunque altro perché frequenta e conosce la nostra cittadina fin dai suoi esordi nella politica che conta. Potrei usare chissà quante e quali parole per descrivere lo stato di emergenza che viviamo da oltre un decennio, e per esortarla a intervenire. Le dico soltanto: LA DECISIONE DI DARE DIGNITÀ E DIRITTI A QUESTO TERRITORIO ORA È NELLE SUE MANI.
Parta DA QUI, dalla riapertura dell’ospedale di Cariati, già pronto e funzionante, come voleva fare Gino Strada, per far ripartire la sanità in Calabria, che, come lei stesso ha dichiarato, è un punto centrale del suo programma.
Noi intanto continuiamo a lottare.
Assunta Scorpiniti
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