LA NOTTE INFINITA DI MANDATORICCIO!

Finisce 852 a 852 tra Villella e Iozzi: un pareggio quasi surreale costringe il paese a tornare alle urne il 7 giugno

Si ritorna alle urne!

Antonio Loiacono

A Mandatoriccio non è finita: anzi, probabilmente non era mai davvero cominciata!

Perché ci sono elezioni che producono un vincitore e altre che lasciano soltanto una tensione sospesa nell’aria. Questa appartiene alla seconda categoria. Una di quelle notti in cui lo scrutinio smette di essere politica e diventa qualcosa di quasi fisico: mani fredde, telefoni muti all’improvviso, gente che rifà i conti tre volte come se i numeri potessero cambiare per stanchezza.

E invece no: 852 voti a 852!

Perfettamente divisi. Come una fotografia tagliata a metà.

Teresa Maria Villella, con la lista “Nuova Alba”, Cataldo Iozzi, con “Uniti per Mandatoriccio”.

Stesso numero. Stesso peso. Stessa percentuale: 50%.

Succede raramente. Ma quando succede, un paese intero entra in una dimensione strana, quasi irreale. Perché improvvisamente ogni singolo voto smette di essere statistica e torna ad avere un volto, un nome, una discussione familiare, un’amicizia persa per strada durante la campagna elettorale.

Il dato più impressionante non è nemmeno il pareggio.

È pensare che sarebbe bastato un solo voto.

Un ripensamento davanti alla scheda. Una persona rimasta a casa per il caldo. Un litigio la sera prima. Una telefonata fatta oppure no.

E invece Mandatoriccio dovrà tornare alle urne. Ma non il 7 e 8 giugno, come inizialmente qualcuno aveva ipotizzato. La legge, in questo caso, è molto più precisa di quanto sembri: si voterà in un’unica giornata, domenica 7 giugno.

Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni ancora più particolari.

Perché molti hanno parlato di “ballottaggio”, ma tecnicamente non lo è. Nei comuni sotto i 15 mila abitanti il ballottaggio tradizionale non esiste. L’elezione del sindaco si chiude normalmente al primo turno. Tuttavia il Testo Unico degli Enti Locali — all’articolo 71 — prevede un caso eccezionale: la perfetta parità tra i candidati sindaco.

Una situazione rarissima. Quasi da laboratorio elettorale.

La norma parla chiaramente di voto “nella seconda domenica successiva”. Una sola giornata, quindi. Nessuna estensione al lunedì. Nessuna nuova competizione generale. Il consiglio comunale non viene rieletto e le liste restano quelle già emerse dal primo turno. Il paese sarà chiamato soltanto a sciogliere il nodo più delicato: scegliere chi dovrà guidare il Comune!

Ed è questo dettaglio a rendere tutto ancora più teso.

Perché adesso ogni voto pesa il doppio. Ogni assenza rischia di trasformarsi in rimorso politico. Ogni indeciso diventa improvvisamente centrale.

I numeri raccontano già un clima densissimo: 3.319 elettori, 1.734 votanti, affluenza al 52,24%. Ventuno schede nulle. Nove bianche.

Trenta schede che oggi, a Mandatoriccio, pesano come macigni.

Perché in un’elezione finita in perfetta parità persino l’errore diventa politico. Persino una croce uscita male può trasformarsi in fantasma collettivo.

Ed è qui che la vicenda supera il semplice folklore del “pareggio clamoroso”.

Perché da oggi il paese entrerà in una fase ancora più dura. Ogni famiglia, ogni quartiere, ogni tavolo di bar verrà risucchiato dentro il secondo tempo di una campagna elettorale infinita. Più nervosa. Più personale. Più feroce.

Non esistono più zone neutrali quando un comune si divide esattamente a metà.

Da una parte chi vede in Villella la possibilità di una ripartenza. Dall’altra chi considera Iozzi l’uomo giusto per riprendere il controllo politico del paese. In mezzo, adesso, ci sono gli indecisi veri: quelli che al primo turno non hanno votato, quelli che hanno annullato la scheda, quelli che pensavano di restare spettatori e che improvvisamente si ritrovano decisivi.

È questo il dettaglio che rende tutto più elettrico.

Mandatoriccio non voterà soltanto un sindaco, Voterà l’idea stessa di maggioranza.

Perché dopo un 852 a 852 nessuno potrà più dire di avere davvero il paese in mano!

 

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