■Antonio Loiacono
Sono 89 i Comuni calabresi che il 18 febbraio scorso hanno sottoscritto la convenzione con la Regione per il bando “Abita Borghi Montani”, misura finanziata con circa 4 milioni di euro per contrastare lo spopolamento e incentivare nuove residenze e attività imprenditoriali nei centri fino a 3.000 abitanti.
Tuttavia, dall’elenco dei beneficiari risultano assenti diversi Comuni dell’entroterra che da anni registrano un evidente calo demografico, tra cui Scala Coeli, Pietrapaola, Calopezzati e Caloveto.
Un’assenza che solleva interrogativi. Se tali territori non sono considerati a rischio spopolamento, sarebbe utile conoscere i dati che lo dimostrano. In caso contrario, occorre comprendere perché non abbiano partecipato o non siano stati ammessi alla misura.
Lo spopolamento nelle aree interne non è un tema astratto, ma una realtà quotidiana fatta di servizi ridotti, attività che chiudono e giovani che emigrano. Per questo diventa fondamentale chiarire le scelte compiute e le responsabilità istituzionali legate alla mancata adesione a un’opportunità pensata proprio per sostenere i borghi in difficoltà.
E mentre in Cittadella si parla di smart working, nuove residenze e imprenditorialità diffusa, c’è un entroterra che continua a svuotarsi nella normalità quotidiana, senza conferenze stampa, senza hashtag, senza narrazioni ottimistiche.
La domanda, allora, non è polemica. È istituzionale.
Chi rappresenta quei territori ha ritenuto che non avessero bisogno di strumenti per attrarre nuove famiglie?
Ha valutato che non fossero in “affanno”?
Oppure ha semplicemente scelto altre priorità?
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