Illustre Deputato Domenico Furgiuele (le spiego più avanti perché non utilizzo l’appellativo “onorevole”),
chi le scrive è un calabrese che da bambino si è spostato nelle Marche con tutta la famiglia perché il padre, dipendente statale, là era stato trasferito. Nel tempo il mio sentirmi calabrese si era attenuato, limitandosi al piacere di incontrare gli amati parenti che avevo a Cariati durante le vacanze scolastiche. Ho perso presto l’accento, ignoro il dialetto, non conosco di fatto le tradizioni della Calabria. In effetti, avevo finito col sentirmi molto più marchigiano che calabrese.
Ma poi è arrivata la Lega di Bossi, di Calderoli, di Borghezio e di Salvini: la Lega che insultava i meridionali, che li invitava a restarsene o a tornare a casa loro, che parlava di puzza, di terroni ladri, di togliere dalle scuole del Nord gli insegnanti del Sud.
E allora, Deputato Domenico Furgiuele, lo sa cosa è successo? È successo che ho avuto un’impennata di orgoglio. È successo che, pur grato alle Marche che mi avevano accolto e in cui sono cresciuto e sono stato educato, ho cominciato a rivendicare a gran voce, ovunque, il mio essere calabrese. E a chi, leghista e strafottente, mi diceva che il Nord è superiore al Sud, rispondevo che quando in Calabria fioriva la Magna Grecia, in “Padania” ancora ci si copriva di pelli e si andava a caccia lanciando pietre. Rispondevo che in Calabria sono nati Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Francesco Cilea, Corrado Alvaro, Antonio Piromalli… Lei li ha mai sentiti questi nomi, Deputato Domenico Furgiuele? Mi perdoni se esprimo il sospetto che no, lei di questi signori non sappia nulla; e se invece sa qualcosa, allora non ne ha capito niente.
Trovo perciò sconcertante (uso un aggettivo moderato perché non amo la volgarità, in nessuna forma) che un calabrese possa aver aderito al partito dei Bossi, dei Calderoli, dei Borghezio e dei Salvini, e avvilente che in Calabria, dimenticando gli insulti velenosi di cui il Meridione è stato oggetto per anni, possa esistere per chi, come lei, aderisce a quel partito un elettorato sufficientemente numeroso da eleggerlo addirittura al Parlamento nazionale.
Ma mi creda, non sono sconcertato più di tanto del fatto che quel deputato, dopo aver applaudito a quella marea di insulti velenosi rivolti ai meridionali (è questo, deputato Domenico Furgiuele, che lei ha fatto, mettendosi all’occhiello il simulacro di quel guerriero, tanto leggendario quanto fasullo), possa essere andato oltre sposando anche le tesi razziste di naziskin e Forza Nuova.
La cosa non mi sorprende, e non mi sorprende neppure che quel deputato arrivi a invitarne gli esponenti a propugnare a Montecitorio le loro tesi razziste.
Non mi sorpende, Deputato Domenico Furgiuele, che lei provi simpatie razziste e neofasciste, perché quando si comincia a discendere lungo la china della miseria morale poi è molto difficile se non impossibile, anche volendo, quella china risalirla; e lei, di tutta evidenza, a risalirla non ci pensa proprio: anzi, ci si sta scapicollando dentro, felice e beato. Che gliene importa, a lei, delle umiliazioni che in Veneto, in Lombardia e in Piemonte, hanno subito tanti Calabresi, quando li chiamavano “sporchi terroni” e “ladri di lavoro”, e sulle porte delle case leggevano “Non si affitta ai meridionali”? Lei, figlio di una terra di emigrazione, prende a braccetto chi è per la “remigrazione”, non solo degli irregolari, ma anche degli stranieri integrati, cioè di persone oneste che (ma lei e i suoi amici e camerati fascisti e nazisti fingete di ignorarlo) contribuiscono in maniera determinante a far funzionare, in Italia, quel poco che ancora funziona, a dispetto di certi politici e di certi partiti, come quello in cui lei orgoglioso milita.
Dunque, deputato Domenico Furgiuele, io, da calabrese e da italiano; e, sì, anche da fiero antifascista e antirazzista e da amante dell’umanesimo, della cultura, dell’arte e della civiltà (mi scusi se la annoio: il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato, tanto per citare un poeta e un patriota) le esprimo perciò tutto il disgusto che la sua indecorosa iniziativa ha suscitato in me e, ne sono convinto, in tutti i Calabresi degni e orgogliosi di essere Calabresi.
Capirà ora, immagino, per quale motivo non mi rivolgo a lei utilizzando l’appellativo di “onorevole”, che va destinato a chi opera con dignità e onore.
Senza alcuna stima,
Giuseppe Riccardo Festa
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