Quante volte abbiamo sentito dire dai politici – di solito i politici di destra – che la Magistratura si vuole sostituire a loro e che se i magistrati vogliono fare politica non hanno che da candidarsi e vincere le elezioni?
C’è un gran battage che in questi giorni stanno facendo i rappresentanti della maggioranza – con maggiore entusiasmo i leghisti e i fratelli – anzi, la sorella – d’Italia, col fondatore di Futuro Nazionale che dà loro il ritmo e Forza Italia che abbozza un controcanto. Questo battage, sorto a seguito della sentenza definitiva della Corte di Cassazione sul caso del pluriomicida Roggero, mi induce a rovesciare quel refrain sui magistrati che vogliono fare politica: se i politici vogliono decidere loro in merito alle sentenze da emettere e alle pene da irrogare nei tribunali, non hanno che da laurearsi in Giurisprudenza, fare il concorso, vincerlo, entrare in Magistratura e seguire l’iter per salire da uditore su su fino a giudice di Cassazione, passando per le corti d’Assise di primo grado e poi d’appello: a quel punto saranno loro, dopo le indagini preliminari e le tre – non una: tre – fasi dibattimentali, a decidere se l’imputato è o meno colpevole, quali sono le aggravanti e le attenuanti da riconoscere e infine quale pena irrogare in caso di riconoscimento di colpevolezza.
Ignoriamo, per carità di patria, le esternazioni di Matteo Salvini, che seraficamente dimentica che la Magistratura applica le leggi e che la legge applicata nel caso Roggero porta proprio la sua firma, e soffermiamoci invece sulle dichiarazioni di Giorgia Meloni, che al Corriere della Sera dichiara: «Non si possono dare otto anni ai pedofili e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere» e aggiunge che bisogna tenere conto dello stato emotivo di chi reagisce a una rapina. Io che non sono né politico né magistrato, e guardo le cose dall’esterno, non posso impedirmi di chiedere: su quali basi la Signora Meloni ha deciso che le Corti dei tre gradi di giudizio non abbiano tenuto conto dello stato emotivo di Roggero? La Signora Meloni ha forse letto gli atti giudiziari? Ne dubito fortemente. Anche perché su un altro analogo e recentissimo caso, quello di due commercianti cinesi che, anch’essi rapinati, hanno anch’essi inseguito il rapinatore e l’hanno anch’essi ammazzato sul marciapiede, a colpi di forbice, e sono stati condannati a 17 anni di reclusione, né Salvini né Meloni né il fondatore di Futuro Nazionale hanno speso una sola parola. Forse lo stato emotivo dei commercianti cinesi è meno rilevante di quello di un gioielliere italiano con simpatie di destra?
Come già nel caso della famosa famiglia nel bosco (che, noto per inciso, non è più di moda), la politica – la politica di destra – entra a gamba tesa nelle decisioni della Magistratura, che peraltro applica norme volute da quella stessa destra, invadendo un campo che, Costituzione alla mano, non le compete, quello appunto dell’applicazione delle leggi e, non paga, invade anche il campo delle prerogative del Presidente della Repubblica invocando a gran voce una grazia che, se mai, dovrebbe essere chiesta dall’interessato, vagliata dai giudici competenti e proposta al Capo dello Stato dal ministro di Grazia e Giustizia, semplice passacarte e non, come è successo con Nordio in questo caso, addirittura promotore della causa.
Insomma la politica – la politica di destra, che è al governo – che dovrebbe occuparsi di tutt’altre faccende, dall’economia alla produzione industrale e ai trasporti, dalla Sanità alla Difesa, dall’occupazione al fine vita, si butta in crociate che non la riguardano ma che in compenso fanno molta scena.
Niente di nuovo, mi si dirà: in un Paese in cui ogni calciofilo si crede allenatore della Nazionale, ogni no-vax si ritiene esperto di virologia e ogni Diego Fusaro si spaccia per filosofo, aspettarsi che ognuno faccia il mestiere di cui è competente (ignoro, onestamente, di cosa sia competente Diego Fusaro, al di là dell’abuso di vocabolario in cui ama indulgere) e per cui è pagato è pura follia.
Bisogna dire, fermo restando che se una cosa è sicura è che i politici sono pagati (anche perché l’entità della paga se la fissano da soli), che non manca chi, per quanto riguarda invece il mestiere della politica, solleva fieri dubbi in merito alla loro competenza.
Dubbi che ahinoi, alla luce dei fatti, soprattutto da qualche anno a questa parte si debbono ritenere, oltre che fieri, anche più che legittimi.
Giuseppe Riccardo Festa
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