TRUMP E MELONI? ALLORA UN NOBEL LO VOGLIO ANCH’IO. ANZI, DUE.

Dunque Netanyahu, corrotto guerrafondaio sterminatore di palestinesi e aggressore di Libano, Yemen e Iran, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra, ha candidato al Premio Nobel per la Pace il suo sodale e protettore Donald Trump – razzista, narcisista, corrotto, speculatore, imprenditore fallito, sovvertitore dell’ordine mondiale, nazionalista, pronto a impadronirsi anche con la forza (parole sue) della Groenlandia e del Canale di Panama e, non da ultimo, bombardatore, d’intesa con lo stesso Netanyahu, dell’Iran, Paese sovrano, per quanto canaglia. C’è un’ulteriore iniziativa del presidente USA che si aggiunge al suo curriculum, e che di sicuro desterà l’interesse dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma: memore, evidentemente, del 6 gennaio 2021, Trump è intervenuto in difesa dell’ex presidente brasiliano Bolsonaro, che a suo dire dovrebbe essere lasciato in pace anche se, dopo aver perso le elezioni, ha progettato un colpo di Stato e l’assassinio del suo avversario Lula. Questione di affinità elettive: fra golpisti, o aspiranti tali, ci si intende.
Attraversando l’Atlantico e venendo ai fatti di casa nostra, nel suo piccolo Italo Bocchino, giornalista del quale è doveroso lodare la coerenza, in quanto è da sempre coerentemente chino in adorante ossequio di Giorgia Meloni – della quale rileva con lodevole impegno tutti i meriti, in particolare quelli che non ha – ebbene, dicevo, Italo Bocchino ha ventilato l’ipotesi di candidare la citata Giorgia Meloni al Premio Nobel per l’Economia, citando il basso spread fra i titoli decennali tedeschi e quelli italiani (che si aggira attualmente intorno all’1%) e il basso tasso di disoccupazione, ma sorvolando sul fatto che la stessa Meloni aveva incautamente affermato che i titoli italiani, pur pagando il citato spread, per quanto ridotto, sono più solidi di quelli tedeschi, così dimostrando di non capire niente di economia. Ha sorvolato, il servizievole Bocchino, anche sul fatto che in Italia la pressione fiscale è la più alta nella storia del Paese, che all’alta occupazione non corrispondono redditi dignitosi e anzi il potere d’acquisto delle famiglie è in calo (l’unico in Europa), che la produzione industriale è in costante declino, che il tasso di povertà assoluta è all’8,4%, affliggendo quasi sei milioni di italiani, e che il debito pubblico continua a crescere a ritmi vertiginosi.
Beh, se questi sono i curricula in base ai quali, secondo Netanyahu e Bocchino, Trump e Meloni meritano rispettivamente il Nobel per la Pace e quello per l’Economia, io invoco l’apprezzamento che il mio vicino di casa ha manifestato verso le mie doti di bricoleur per candidarmi al Nobel per la Fisica. Inoltre so anche fare le punture, e quindi non disdegnerei una candidatura anche al Nobel per la Medicina.
Esagero? Ma dài! Non è forse vero che Marie Curie ottenne anche lei due Nobel, quelli per la Fisica e quello per la Chimica? Col curriculum che noi tre vantiamo – Trump, Meloni e io – non vorrete mica insinuare che meritiamo i Nobel meno di Marie Curie?
Tuttavia, per quanto mi riguarda, temo ahimè che, pur se ingiustamente, a me saranno preferiti dei professoroni pieni di lauree, con la scusa che hanno scoperto qualche particella subatomica o la struttura dell’Universo, o che come Sabin hanno inventato rimedi per salvare la vita di milioni di persone. Pazienza, sarà per un’altra volta.
Anche per quanto riguarda Giorgia Meloni, nonostante l’autorevole candidatura avanzata da Italo Bocchino, di cui certamente a Stoccolma sono noti gli alti meriti nell’arte sublime dell’adulazione, temo che la scelta dell’Accademia delle Scienze cadrà su altri candidati.
È sulla scelta del Nobel per la Pace che aspetto con ansia di conoscere le decisioni dei saggi svedesi. È notorio che, secondo Donald Trump, tanti potenti della terra fanno la fila per leccargli l’orifizio anale ed è altrettanto noto che, purtroppo, questa non è una delle sue tante sbruffonate: se è vero che Bocchino è adorante “a prescindere” nei confronti di Meloni, è anche vero che Meloni non lo è di meno nei confronti di Trump, e come lei lo sono, in casa nostra, Salvini, Tajani e un po’ tutti i membri del governo.
Voglio tuttavia sperare che fra i potenti in coda per esercitare quella sgradevole mansione non ci sia anche la Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma e che il Nobel per la Pace sarà assegnato, che so, a Medici senza Frontiere, o a Emergency, a Greenpeace, a Save the Children o a un’altra delle tante, meritorie, associazioni che veramente operano per la pace.
Se invece davvero la candidatura avanzata dal criminale Netanyahu fosse tenuta in considerazione, e il premio andasse davvero a Trump, i cui meriti non sto a ripetere, allora dovremmo rassegnarci a veder tramontare la stella della cultura e della dignità, e a veder spegnersi, per sempre, la luce della nostra civiltà.

Giuseppe Riccardo Festa

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