■Antonio Loiacono
La strada provinciale che da Terravecchia collega Scala Coeli, Campana e Bocchigliero è nuovamente interrotta a causa delle piogge invernali. Un problema che si ripete da anni e che torna a isolare intere comunità, con pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana e sulle attività economiche del territorio.
Non si tratta di un episodio isolato. Situazioni analoghe si sono già verificate in passato e, come ricordano i residenti, gli interventi realizzati finora si sono rivelati temporanei e insufficienti.
“Le piogge hanno interrotto ancora una volta la provinciale, isolando intere comunità e riproponendo un problema che si trascina da anni. Finora si è intervenuti solo con soluzioni temporanee, mai risolutive. Oggi chiediamo interventi definitivi: la viabilità deve essere sicura e continua. Per questo stiamo organizzando una manifestazione pubblica, aperta a cittadini e operatori del territorio. Non è una battaglia politica, ma una richiesta di dignità. Il ripristino della strada è strategico per l’economia locale e per il collegamento tra Jonio e Sila. Serve il sostegno di tutte le istituzioni, senza distinzioni”, afferma Antonio Victorio Cristaldi, promotore dell’iniziativa.
Il tema riporta inevitabilmente a quanto accaduto appena pochi mesi fa. Il 5 settembre 2025, a Scala Coeli, la riapertura della SP260 — la strada che collega il borgo a Terravecchia — è stata celebrata con cerimonia ufficiale, taglio del nastro e presenza istituzionale.
Una riapertura attesa per quasi vent’anni, tra chiusure e limitazioni che si sono susseguite nel tempo, trasformando quella provinciale in un simbolo delle difficoltà infrastrutturali del territorio.
A sottolineare il clima di forte perplessità è anche un agricoltore di Terravecchia, che parla apertamente di “teatrino” istituzionale in occasione di quel 5 settembre: una strada riaperta e, di fatto, tornata critica nel giro di poco tempo. “Sembrava una grande conquista – racconta – ma oggi siamo di nuovo punto e a capo. Più che una soluzione, è sembrata una passerella”.
Un passaggio che, secondo diversi residenti, ha lasciato l’impressione di una distanza tra la rappresentazione ufficiale dell’evento e la reale condizione della viabilità.
Per chiedere risposte concrete, cittadini e operatori locali stanno organizzando una manifestazione pubblica. L’obiettivo è sollecitare interventi strutturali in grado di garantire sicurezza e continuità dei collegamenti tra i centri interessati.
La chiusura della strada ha già prodotto effetti significativi. Gli imprenditori agricoli con aziende lungo il tratto interrotto incontrano difficoltà operative, mentre molti lavoratori sono costretti a percorsi alternativi lunghi e dispendiosi, passando da Cariati. Disagi anche per il commercio ambulante e per le famiglie, con un impatto che va oltre l’aspetto economico e incide sulla rete sociale tra i paesi.
Secondo Cristaldi, il problema è anche frutto di una mancanza di visione complessiva: “…negli anni si è progressivamente persa un’idea condivisa di sviluppo del territorio, a favore di interventi frammentati e legati ai singoli comuni.“
Il ripristino della viabilità lungo questo asse viene considerato strategico non solo per i centri coinvolti, ma per l’intera provincia. La strada rappresenta infatti un collegamento storico e culturale: è il percorso della transumanza, della Fiera della Ronza di Campana e dei pellegrinaggi verso Bocchigliero per San Rocco, oltre che una via di accesso alla Sila.
Resta, alla fine, una sensazione condivisa in molti di questi paesi: quella di vivere su un territorio che troppo spesso viene ricordato solo quando si interrompe, si chiude, si blocca.
Eppure qui non si chiede nulla di straordinario. Non grandi opere, non promesse fuori scala. Solo la possibilità di spostarsi in sicurezza, di andare a lavorare senza deviazioni infinite, di raggiungere un ospedale o una scuola senza trasformare ogni viaggio in un’incognita.
È su questo che si gioca oggi la partita più semplice e insieme più decisiva: il diritto alla normalità.
La manifestazione che si sta organizzando nasce proprio da qui, da una stanchezza che non è più disillusione ma volontà di farsi sentire. Non da una parte sola, ma da un intero pezzo di territorio che, tra costa e Sila, continua a chiedere attenzione e rispetto.
Perché queste strade non sono soltanto asfalto che si sgretola dopo le piogge. Sono collegamenti di vita quotidiana, fili che tengono insieme comunità che altrimenti rischiano di allontanarsi sempre di più.
E quando un territorio inizia a sentirsi lontano, il problema non è più solo la strada. È tutto il resto.
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