■Antonio Loiacono
La Statale 106, tristemente nota come la “strada della morte”, è teatro di un nuovo dramma. Questa mattina, a Rossano, in contrada Toscano, un’anziana donna (85enne del luogo) ha perso la vita, dopo essere stata investita da un veicolo, mentre attraversava le strisce pedonali: un’azione che in un contesto urbano dovrebbe essere sinonimo di sicurezza, ma che lungo questa strada si è trasformata nell’ennesimo atto fatale!
Questo incidente riaccende i riflettori su una delle arterie più pericolose d’Italia, un simbolo della mancanza di sicurezza e dell’inefficienza infrastrutturale che affligge il sud del Paese. La SS106, lunga oltre 400 chilometri, collega Reggio Calabria a Taranto, attraversando territori caratterizzati da bellezze naturali ma anche da una cronica carenza di manutenzione e adeguamento stradale.
L’incidente odierno è solo l’ultimo di una lunga serie di tragedie che, negli anni, hanno trasformato la SS106 in un nome evocativo di dolore e rabbia. Le statistiche parlano chiaro: ogni anno si contano decine di morti e centinaia di feriti, il che fa di questa arteria una delle più insicure della nazione.
Nonostante i continui appelli da parte dei cittadini, delle associazioni e delle amministrazioni locali, interventi strutturali significativi sembrano essere sempre rimandati. La scarsa qualità dell’asfalto, la segnaletica insufficiente e l’assenza di barriere protettive in molti tratti rappresentano solo alcune delle criticità che caratterizzano questa strada.
L’incidente avvenuto oggi si inserisce in un dibattito infrastrutturale più ampio, che vede contrapposte le esigenze quotidiane dei cittadini ed i grandi progetti simbolici del Paese. La costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, ad esempio, è un’opera ambiziosa che promette di unire Calabria e Sicilia, ma solleva interrogativi sulla reale priorità di investimento.
Mentre si discute di un’infrastruttura colossale, la sicurezza delle strade locali come la SS106 rimane una questione irrisolta. Non si può ignorare il fatto che i cittadini calabresi e del sud Italia percorrono quotidianamente strade pericolose, con un rischio costante per la propria vita.
Il tragico evento di Rossano non deve essere archiviato come un incidente isolato. Al contrario, rappresenta una chiamata all’azione per le istituzioni, affinché la sicurezza stradale diventi una priorità concreta e non solo una promessa elettorale.
È necessario un piano strategico integrato che metta al centro le persone, con investimenti mirati alla manutenzione, alla messa in sicurezza ed all’ammodernamento delle infrastrutture esistenti. La SS106 ha bisogno di interventi urgenti: ampliamento delle carreggiate, segnaletica più efficace, illuminazione adeguata e percorsi pedonali sicuri sono solo alcune delle misure indispensabili.
Ogni vita persa lungo questa strada è un costo inaccettabile per la società. Continuare a rimandare le soluzioni significa accettare implicitamente che tragedie come quella di oggi si ripetano.
La Statale 106 deve smettere di essere il simbolo dell’abbandono infrastrutturale. Deve diventare un modello di trasformazione, un esempio di come sia possibile mettere al primo posto la sicurezza e il benessere dei cittadini.
Solo così le tragedie come quella di Rossano potranno trasformarsi in un monito, anziché in una drammatica consuetudine.
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