SCARAVENTATI IN MARE PER UNA DOMANDA: QUANDO RACCONTARE LA VERITÀ DIVENTA UN RISCHIO!

A Cirò Marina la troupe di Striscia la notizia aggredita mentre documentava la pesca illegale del bianchetto. Un cameraman finisce in acqua, l’inchiesta continua. E con essa una domanda scomoda: quanto è ancora tollerata la cronaca quando tocca affari che prosperano nel silenzio?

Striscia la notizia...nello Jonio!

Antonio Loiacono

L’episodio è avvenuto il 4 febbraio 2026, durante le riprese dell’inchiesta condotta dalla troupe di Striscia la notizia sulla pesca illegale del bianchetto a Cirò Marina. Il mare, quando è calmo, inganna. Sembra innocuo, quasi distratto. A Cirò Marina, sul lungomare che al mattino presto profuma ancora di reti bagnate e gasolio, la scena era quella consueta: barche ferme, uomini che parlano poco, sguardi che scivolano via. Poi succede qualcosa che rompe l’abitudine. Un gesto rapido, violento. Un corpo che cade. Un cameraman finisce in acqua, trascinando con sé telecamera e microfoni. Non è una metafora. È cronaca.

Ostacolare il diritto di cronaca non è più un’eccezione. Sta diventando un metodo. E, a tratti, un messaggio. Quello che arriva da Cirò Marina è chiaro e ruvido: raccontare certe storie comporta un prezzo. A pagarlo, questa volta, è stata la troupe di Striscia la notizia, impegnata in un’inchiesta su un traffico che tutti fingono di non vedere ma che muove soldi veri, interessi radicati e complicità diffuse. Il bianchetto, la “sardella”. O, per usare il nome che alleggerisce la coscienza, il “novellame di sarda”.

Il racconto ufficiale è semplice: Michele Macrì, inviato del tg satirico, si reca al porto per fare domande. Domande normali. Su una pesca vietata, distruttiva, che sta svuotando il mare prima ancora che i pesci possano diventare tali. La risposta, però, non arriva a parole. Arriva sotto forma di accerchiamento, poi di spintoni, infine di un cameraman scaraventato in mare. Con tutta l’attrezzatura. Come se il messaggio dovesse essere chiaro anche alle immagini: qui non si riprende.

Il bianchetto non è folklore gastronomico. È un affare. Un affare che attraversa la notte, fatto di reti a strascico illegali calate quando nessuno guarda, di pescherecci che rientrano prima dell’alba, di mercati ittici paralleli che funzionano meglio di quelli ufficiali. Il prodotto passa di mano in mano, dai venditori porta a porta ai ristoratori che fanno finta di non sapere. A volte arriva persino sugli scaffali della grande distribuzione. Tutti lo sanno. Tutti, più o meno, tacciono.

Chi prova a rompere questo equilibrio precario diventa un intruso. Non un cronista, non un cittadino che fa domande, ma un problema da rimuovere. È qui che il mestiere del giornalista smette di essere un lavoro e diventa un’attività ad alto rischio. Non perché si vada in guerra, ma perché si entra in territori dove l’illegalità è normalizzata, protetta dal silenzio e dalla paura. E il silenzio, come il mare, può essere profondo.

C’è un dettaglio che colpisce più di altri. Non tanto la violenza in sé — che pure è grave — quanto la naturalezza con cui avviene. Nessuna maschera, nessuna fretta di nascondersi. Come se spingere un operatore in acqua fosse una reazione quasi automatica, una risposta prevista. Questo dice molto non solo di chi aggredisce, ma del contesto che lo rende possibile.

Stasera le immagini andranno in onda. Saranno viste, commentate, condivise. Faranno indignare, forse. Poi scorreranno via, come spesso accade. Ma restano le domande, quelle che non finiscono in mare. Quanto spazio reale c’è ancora per il diritto di cronaca quando tocca interessi concreti? Quanto siamo disposti, come Paese, a considerare “normale” che chi racconta venga intimidito, spinto, zittito?

La solidarietà alla troupe di Striscia la notizia non è una formula di circostanza. È un atto dovuto, ma insufficiente se resta isolato. Perché il problema non è solo quello che è accaduto a Cirò Marina. È ciò che potrebbe accadere domani, altrove, a qualcun altro. In un porto diverso, su un’altra spiaggia, davanti a un’altra telecamera.

Il mare, intanto, continua a sembrare calmo. Ma sotto la superficie qualcosa si muove. E non sempre sono i pesci.

 

Views: 983

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta