di Marco Toccafondi Barni
Un grande salto, inizialmente sovietico – La corsa allo spazio, che di fatto si concluderà proprio in quel fatidico luglio del 1969, in realtà ebbe inizio il 4 ottobre 1957 con un segnale radio in arrivo da Mosca e col quale l’ URSS annunciava, a un mondo sbalordito e soprattutto al rivale a stelle e strisce, letteralmente scioccato, che una sfera di nome Sputnik (compagno di viaggio in italiano) si trovava in orbita intorno alla terra. Di balzi in avanti, per parafrasare un po’ Mao e un altro po’ Neil Armstrong, i sovietici ne compirono altri nel giro di poco tempo. Dapprima, è il 3 novembre 1959, inviando nello spazio il primo essere vivente della storia: la piccola e incolpevole cagnolina Laika, la cui anima, chissà, magari vaga ancora oggi tra stelle e infinito. La sua addestratrice le chiese scusa, con gli occhi lucidi, prima di consegnarla per sempre certamente alla storia ma anche a morte certa. Ma fu nella primavera del 1961 che l’umanità vide il primo vero miracolo: Gagarin diventa il primo uomo nello spazio. Ancora una volta furono i sovietici a segnare un punto nella guerra geopolitica che divideva il mondo in due; arriva persino il bis di genere e solo due anni dopo, nel giugno ’63, Valentina Tereskova è la donna dello spazio.
Scacco matto agli Usa, la risposta è necessaria – Siamo agli albori degli anni ’60 e i clamorosi successi russi sconvolgono sì il pianeta, ma soprattutto i loro principali rivali strategici. Alla Casa Bianca c’è un giovane presidente, è il primo inquilino cattolico al 1600 di Pennsylvania Avenue, affascinante e con una moglie elegantissima: si chiama John Fitzgerald Kennedy, Jack o JFK per gli amici. Durerà poco, ma per lui come per tutti gli statunitensi i successi sovietici in un settore tanto strategico sono insopportabili. Un po’ perché dimostrano con i fatti la superiorità del mondo comunista, che in pochi decenni è stato capace di passare dalla servitù della gleba, abolita solo verso la fine del regime zarista, al dominio del cosmo e un altro po’ perché portano fin lassù un semplice figlio di contadini quale Gagarin. E allora urge una risposta definitiva ma che dovrà segnare per sempre l’umanità, qualcosa di così grandioso e unico da non poter essere imitato. La luna è volontà di Kennedy, che annuncia le varie missioni senza poterne mai vedere i successi: sarà ucciso in un tragico venerdì a Dallas. The show must go on, però, perché i suoi successori, appena tre anni dopo la tragica morte in Texas, verso la metà dei mitici anni ’60, prima con il programma Gemini e poi con le varie missioni Apollo conquisteranno il sogno più ambito della storia: la passeggiata lunare. Va detto che l’inizio non fu facile per nulla, anzi, perché si iniziò con una tragedia: 3 astronauti perdono la vita. E’ solo intorno al Natale di un anno veramente fatidico per la storia del buon vecchio “Secolo breve”, il 1968, che l’ Occidente comincia a capire che la storia sta per vedere una accelerazione da sempre sognata e mai sperata: toccare il nostro satellite. Nel frattempo in Unione Sovietica c’è stato pure un cambio di regime e Leonida Breznev, diventato segretario del Partito Comunista e capo dell’ Urss, al posto di Nikita il riformista, non sembra interessato come il suo predecessore allo spazio profondo.
Battibecco all’ italiana – Per non farsi mancare mai niente, in quella giornata senz’altro tra le più storiche e iconiche di sempre, in Italia tenne banco un celeberrimo battibecco notturno, quello tra Tito Stagno, collegato dagli studi televisivi italiani, ed il leggendario Ruggero Orlando da Houston. Il primo sosteneva che il LENS avesse toccato il suolo lunare, il secondo no. Per la cronaca aveva ragione Orlando, Tito Stagno si confuse, ma se nel Belpaese questa diatriba entrò nella storia della televisione va notato come il tutto appaia un po’ patetico di fronte alla storia che stava facendo sfoggio di sè negli Stati Uniti. Insomma, folclore fastidiosamente narcisistico contro la Storia, quella vera. I soliti.
Apollo 11, la madre di tutti i complotti – Polvere di luna, sì ma è appunto solamente polvere quella che ancora oggi incredibilmente anima i complottisti che, coadiuvati sia da alcuni celebri film che da una sterminata letteratura, ritengono che sulla luna non ci siamo mai andati. Siamo veramente ben oltre il ridicolo, visto che i 3 astronauti quel 21 lugli lasciarono alcuni reperti e un’ orma leggendaria, tutto fotografato e verificato nel corso dei decenni. L’ unico vero dubbio riguarda il motivo per il quale fu proprio Armstrong a toccare per primo il suolo lunare e non colui che avrebbe dovuto inizialmente farlo: Buzz Aldrin. Chiarito anche questo, infine: pare che il comandante avesse una personalità più sobria e quindi fu considerato dalla NASA anche più adatto per rimanere nella storia. Ciò creò qualche comprensibilissimo, invero va ammesso, risentimento da parte del secondo uomo che toccò il satellite. In una carriera da astronauta non è esattamente un dettaglio.
Luglio 1969, il sogno diventa realtà – E’ il 20 luglio a Houston, il 21 da noi in Italia, quando 2 esseri umani, Neil Armstrong e Buzz Aldrin finalmente toccano il suolo lunare, il mondo è attonito, mentre il terzo astronauta, Michael Collins, se sente come Adamo nel paradiso terrestre, solo a guidare a guardare i suoi compagni nel viaggio lunare non soltanto cogliere la “mela” più agognata facendo ciò che un essere vivente non ha mai fatto, per giunta perduto e senza alcun contatto con nessun terrestre dove c’è il lato scuro della luna. Il 24 torneranno tutti e 3 sani e salvi. Gli Stati Uniti l’hanno ribaltata e ancora una volta sono gli egemoni sulla faccia della terra. Sfruttando anche la luna che, forse, da quel giorno sembrò a tutti un po’ meno romantica.
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