L’inferno degli ingenui

Il diritto all’ingenuità non è mai esistito. Dal Calandrino di Boccaccio al Don Chisciotte di Cervantes, da sempre gli ingenui sono il bersaglio dell’ironia, quando va bene, ma di solito della crudeltà, se non della ferocia, dei furbi; ed oggi, col proliferare dei social network, la vita, per gli ingenui, è diventata ancora più difficile.

Gli ingenui non si rendono conto, nel loro candore, di quanto siano spalancate le finestre dei balconi dai quali sciorinano i panni dei loro pensieri e delle loro azioni quando pubblicano una foto o un filmato su Facebook, su Instagram o su Twitter.

Capita così che, ingenua, una ragazza alla quale piace fare l’amore condivida con qualche “amico”, invitandolo però a tenerlo per sé, un filmato hard di cui è protagonista, e illudendosi che poi quegli “amici”, uno o tutti, il filmato non lo diffondano, trasformandola  nel bersaglio degli insulti di un esercito di assatanati e bavosi guardoni, fino a indurla al suicidio e oltre, perché gli sghignazzi e gli insulti non la risparmiano nemmeno dopo la morte.

Dice un proverbio: segreto di due segreto di Dio, segreto di tre segreto di tutti. Figurarsi un segreto di cinque. Per non dire che, con i social network, anche il segreto di due è una pia illusione.

Se Primo, “in confidenza”, condivide su una di queste piattaforme  un pensiero, un’immagine o un filmato con Secondo, spesso non si rende conto del fatto che, essendo Secondo “amico” anche di Terzo, allora anche Terzo potrà vedere e condividere, e quindi diffondere, quella confidenza con chi meglio gli aggrada; e da quel momento l’effetto “piramide di bicchieri”, a maggior ragione se la confidenza è piccante, è sicuro.

E non si tratta più o non solo, come ci piaceva pensare, della crudeltà di guardoni maschi ferocemente e schizofrenicamente felici di sputtanare una ragazza che, in fondo, sta facendo quello che essi sognano di veder fare da tutte le ragazze: la crudeltà, sui social network, non ha sesso.

E così capita anche che la diciassettenne che ingenuamente si è ubriacata in discoteca sia filmata dalle sue “amiche” mentre un animale umano la violenta, priva di sensi, nel cesso di quella discoteca, e che quel film sia poi diffuso, con tanto di risatine e commenti di quelle stesse “amiche”, su Whatsapp.

Gli ingenui ci sono sempre stati e sempre ci saranno; sempre ci sono stati e sempre ci saranno gli sciacalli e certi “amici” che è meglio perderli che trovarli, soprattutto se sono “amici” su Facebook o “amiche” in discoteca.

Viene da sperare che abbia un qualche fondamento la prima beatitudine evangelica del famoso discorso della montagna, quella che dice “beati i poveri in spirito”, che poi sono proprio gli ingenui: ad essi, dice il testo sacro, appartiene il regno dei cieli.

Così dice loro la fede, se ce l’hanno. I fatti dicono che, intanto, grazie ai loro simili e ai social network, a loro appartiene l’inferno in terra.

Giuseppe Riccardo Festa

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