La Morte e il dopo che Sussurra

Chi non si é mai soffermato sul pensiero della morte?

Questa volta vi parlo di una cosa triste che, però, appena un attimo dopo averla pensata mi fa stare bene. Le varianti al tema sono tante e varie. Di colori diversi. Variopinti. Nessuno mai uguale all’altro.

Chi non si é mai soffermato sul pensiero della morte? In quel garbuglio di pensieri infiniti. Che si allargano sempre più in cerchi circoscritti. Ritengo forse nessuno.

Qualcosa che fa rabbrividire e intristire allo stesso tempo, ma a cui ognuno di sicuro avrà lanciato lo sguardo anche forse non ammettendolo a se stesso.

Quando rifletto sulla morte la mia mente mi riporta immediatamente agli affetti più cari, cui mi sono legato nel corso della mia vita e che poi hanno abbandonato, come per tutti, il mio quotidiano. Chi all’improvviso, chi con largo avviso. Il loro viaggio terreno si é fermato lì come la vita insegna.

Porre l’attenzione sulla triste vicenda mi fa particolarmente contento. Mi inorgoglisce per il tempo andato e per quanto ho fatto per quelle persone in vita.

Credo che tutto quello che la morte vuole dirci: é spiegato nella maniera più semplice nel quotidiano che viviamo tutti i giorni. Nell’esistenza che procede e che va avanti inesorabilmente con le sue evoluzioni positive e negative. Tra mille dubbi e certezze.

Il centro del mio pensiero diventa il tempo. O meglio il lasso temporale che scandisce il periodo trascorso dalla morte ai giorni nostri. Immagino cose e persone che nel frattempo sono cambiate, che segnano inevitabilmente la mancanza, ma peraltro le mille occasioni perse.

Mi tuffo senza paura in un viaggio immaginario che mi porta a riflettere su gioie e dolori, sentimenti e diffidenza che avrebbe eventualmente colto la persona a me cara se fosse stata ancora in vita.

Lo spettacolo del non vissuto e cosa e come la persona si sarebbe ritrovata nel mondo che velocemente é andato avanti. Provo a rivivere passioni e entusiasmi attraverso la freddezza della morte. Consapevole di padroneggiare qualcosa di futile. Mescolato a cose e fatti che si diradano lentamente senza poi non afferrarle.

Ricostruendo, quindi, le tessere di un puzzle ormai distrutto, conoscendo già l’inesorabile disegno finale di quella storia.

La grandezza della morte, che certo non allieta, mi restituisce seppure nell’ immaginazione un sentimento di vicinanza alle persone che non ci sono più. Me le fa sentire vicine come se mai mi avessero abbandonato.

Una sensazione unica. Strana. Che coccola il mio ricordo più nitido e più oscuro del tempo andato. Dispiega le ali, consapevole che non c’è vita senza morte. Un procedere piano e profondo che mi scuote nei sentimenti.

Ciò significa non sottrarsi all’ombra spessa del passato. Che non a caso affligge da sempre. Nella struggente malinconia della mimesi della morte che prima o poi ti incontrerà, facendo pensare a come sarà il dopo senza di te.

Nicola Campoli

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