LA FOSSA DI “PIPINO” E LA NEBBIA BUROCRATICA

In uno Stato di diritto, ci si aspetterebbe che la salute pubblica e gli interessi dell’intera collettività, siano salvaguardati e difesi da “pezzi dello stato”, il cui obbiettivo principale dovrebbe essere quello di difendere e tutelare gli interessi collettivi. (cosi come avviene nelle grandi democrazie Europee) Poi ti ricordi di trovarti in Calabria, terra di commissariamento per “l’emergenza” rifiuti, dove, oltre un miliardo di euro di fondi pubblici sono stati “bruciati”(regalati agli amici), terra di innumerevoli “Emergenze” dove spesso questo termine viene molto abusato, visto che la definizione stessa di malaffare, di 16 anni di emergenza “circostanza imprevista”, a ragione di ciò come può un’emergenza durare 16 anni? Bisogna capire bene, che queste emergenze sono costruite ad arte per permettere “ ai soliti noti” di arricchirsi, perch in emergenza si sa, tutto concesso. Ed proprio in questo clima che bisogna calarsi, per comprendere l’incredibile storia della “Fossa” di Scala Coeli, dove nei nebbiosi uffici regionali di Catanzaro, qualche goffo burocrate, sembrerebbe più attento alla tutela degli interessi privati, che alla salvaguardia degli interessi pubblici, firmando carte “strampalate”, che cercano di forzare, sanatoria dopo sanatoria, l’apertura della Discarica di Scala Coeli, se a ciò si aggiunge la latitanza della politica, che più volte ha affermato di volere un’inversione di tendenza, non seguita ahinoi, dai fatti, e il brancolare nel buio e i tempi biblici delle procure, i cittadini rimangono soli a fronteggiare gli speculatori, e delle volte a contrastare anche “quei pezzi di stato” che non dovrebbero avere, altra ragione di esistere se non quella, della tutela degli interessi della collettività. Ma veniamo ai fatti, ci teniamo a precisare che la discarica di Scala Coeli non è mai entrata in funzione, nonostante le numerose sanatorie, perché il gestore non ha rispettato ambientale. Tutte le prescrizioni delle condizioni dell’autorizzazione integrata Infatti la lettera h delle condizione AIA prescrive …la strada di accesso alla discarica deve essere percorribile in sicurezza in ogni periodo dell’anno….; Noi ci chiediamo, come può essere considerata una mulattiera che attraversa un torrente come la Strada Comunale Capoferro/Cordarella, di accesso alla discarica, sulla quale sono state eseguite numerose opere abusive, soggette alle ordinanze n. 16/2012 e n. 33/2012 con cui il Comune di Scala Coeli ha disposto la demolizione di tali opere, e la stessa Sentenza Tar n. 735 del 21/05/2014, che conferma la bontà delle ordinanze di demolizione n. 16/2012 e n. 33/2012 da parte del Comune di Scala Coeli, essere considerata una strada percorribile in sicurezza in ogni periodo dell’anno ? Noi crediamo fermamente, che le opere abusive e mai collaudate, eseguite sulla strada di accesso alla discarica, non consentono la percorribilità in sicurezza della strada stessa e di conseguenza la mancata osservanza della predetta prescrizione di cui alla lettera h delle condizioni AIA. Crediamo inoltre che le decine di Camion maleodoranti, che attraverserebbero il centro di Cariati quotidianamente, andrebbero ad aggravare il traffico cittadino in particolare in corrispondenza del ponte soggetto a restrizioni “molinella” dove già si creano lunghi ingorghi, e il sostare di maleodoranti Camion potrebbe essere soprattutto in estate pericoloso per la salute pubblica, nonché sicuramente deleterio per le attività economiche è turistiche. Il comitato antidiscarica di Scala Coeli

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