Chi ha paura del vaccino AstraZeneca?

Io non ho paura del vaccino AstraZeneca. Non ne ho paura perché ho studiato un po’ di statistica e so benissimo che è inevitabile, quando si ragiona per grandi numeri, che all’interno del campione preso in considerazione si verifichino eventi di ogni genere, che tuttavia non sono in relazione con i motivi per cui quel certo campione è stato selezionato.

Per dirla in termini elementari: prendiamo un milione di persone di una certa età e invitiamo tutti a lavarsi i denti ogni giorno tre volte al giorno, poniamo per un mese. Inevitabilmente, capiterà che durante quel mese qualcuno, fra loro, passerà magari qualche notte insonne; qualcun altro avrà delle coliche renali, altri ancora lasceranno il o la coniuge, o si acciaccheranno un dito piantando un chiodo e qualcuno, perfino, sarà vittima di un incidente stradale.

Nessuno, però, si sognerà di dire che questi eventi debbano essere ascritti al fatto che chi li ha subiti si lavava i denti tre volte al giorno: è proprio il fatto che il campione umano selezionato è così ampio ad aver reso inevitabile che eventi del genere capitassero anche a qualcuno che del campione faceva parte. Lo stesso succede per infarti e trombosi: se ne verificano continuamente, è statisticamente inevitabile. Ed è perciò statisticamente inevitabile che anche fra chi si vaccina si verifichino infarti e trombosi.

In altri termini: fermo restando che non esiste un farmaco che non implichi, assumendolo, una qualche probabilità di rischio, la coincidenza temporale non implica la coincidenza causale.

Purtroppo molta pubblicistica su questi incidenti ci si butta a pesce ingenerando nella gente dubbi, sospetti e incertezze. Mi è capitato di leggere che da qualche parte, credo in Puglia, un tizio è stato travolto da un’auto subito dopo essere stato vaccinato e il giornalista ha assurdamente associato fra loro i due eventi, suggerendo un nesso causale che evidentemente non ha senso.

Io non sono un virologo, non sono un epidemiologo, non sono nemmeno un medico e neppure un infermiere: sono un cittadino che invece di inventarsi dietrologie e complotti riconosce a chi ha le competenze la fiducia che è giusto riconoscergli: se vado in treno mi fido del macchinista, se vado in autobus o in taxi mi fido dell’autista, se volo in aereo mi fido del pilota; e se mi debbo curare mi fido del medico, del virologo e dell’epidemiologo, non del politico ignorante e supponente di turno, come quel tale Massimiliano Quaresima di Roma che addirittura arriva ad accusare Israele di praticare una nuova Shoah per aver vaccinato presto e bene i suoi cittadini.

Dunque lo affermo qui pubblicamente: quando l’Agenzia Europea del Farmaco avrà confermato ciò che dicono tutti gli esperti del ramo, e cioè che il vaccino AstraZeneca non è più pericoloso, in termini statistici, di un’aspirina o di una tachipirina, non esiterò ad accettare, di buon grado e anzi con entusiasmo, di essere vaccinato, quando verrà il mio turno, anche con quel farmaco, se fosse proprio quello il vaccino di cui disporrà chi mi infilerà l’ago nel braccio. E se dovesse capitare quello che il generale Figliuolo ha saggiamente annunciato, e cioè che per non buttare via vaccini già messi in uso, in caso di rinuncia di qualcuno le dosi che avanzano saranno messe a disposizione di chi è in seconda linea, mi offro per fare da rincalzo.

Amo la vita, non la sopravvivenza. Quanto prima tanto meglio, dunque, che il vaccino sia Pfizer, Moderna, AstraZeneca o perfino Sputnik.

Se poi sarà Johnson&Johnson, tanto meglio: magari, oltre a immunizzarmi dal Covid, mi farà pure ricrescere i capelli!

Giuseppe Riccardo Festa

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