Charlie Hebdo: è un problema di libertà!

carlie e2Sono giorni difficili, questi. Anzi no; mi correggo: è proprio un anno “difficile”, per non usare un altro termine. Nonostante ciò si trova ancora la forza, l’umorismo di fare spirito o satira, chiamatela un po’ come volete.  Qualcuno potrebbe rispondermi: “C’è chi lo fa di mestiere.” Giusto. Niente da ridire. Ma dove inizia e dove finisce il confine tra la satira e l’offesa, fra espletare il proprio lavoro e esercitare la propria libertà di espressione, ancora nessuno l’ha capito.

Mi spiego meglio: quando ho visto la vignetta di Charlie Hebdo anche io, come tanti, ho inveito per trenta secondi contro di loro. Fare satira su un argomento così triste, che porta il nome di 292 vittime, è davvero una cosa squallida; quella vignetta lo è. Quella vignetta tocca la morte, cosa che riusciamo ad accettare con dolore ma con un filo di ragionevolezza, solo nel momento in cui ci strappa alla vita naturalmente, quando ormai siamo troppo vecchi per viverla. Tutto il resto, ci manda in bestia.

Ma poi arriva il momento di fare i conti con la realtà e capire alcune cose; cercare di superare la reazione di pancia e raccogliere tutti gli strumenti necessari per una riflessione globale che tenga in considerazione anche altre cose.

Primo: si fa presto ad essere tutti Charlie quando i Charlie non li conosciamo. Non ci vuole tanto ad essere solidali quando qualcuno è vittima di ingiustizie men che meno, quando qualcuno è vittima di ingiustizie in nome ed in difesa della libertà. Ma oggi, nel momento in cui a finire su quelle vignette siamo noi, siamo ancora tutti Charlie? No, perché, lasciatemelo dire: tutti quelli che un paio di mesi fa pubblicavano sulle rispettive pagine facebook lo slogan #JeSuisCharlie, sono gli stessi che adesso stanno augurando con tanta nonchalance le peggiori cose a quei vignettisti.

Essere oggi, meno Charlie di ieri, è lecito ma ipocrita. Charlie Hebdo è famosa proprio per la sua satira estrema, quella che non guarda in faccia nessuno né ai vivi né ai morti; nessun Dio, nessuna patria, nessun pudore, nessun rispetto. Fa una satira spesso e volentieri di cattivo gusto (come in questo caso) ma nessuno ci obbliga a leggerlo. Chiamasi libertà.

Secondo: lo ripeto, per essere sicura che mi abbiate capito. Quella vignetta fa schifo; è vergognosa; è oscena. Dire che quella vignetta è uno schiaffo al dolore di famiglie, di figli, di un intero Paese in ginocchio, fa parte di quella libertà di espressione che è riconosciuta a tutti. Anche a Charlie. Libertà è un concetto troppo complesso per essere analizzato qui e adesso, ha troppe sfumature spesso e volentieri impercettibili. In sintesi: Charlie ha esercitato la sua libertà di espressione tanto quanto la mia che, in questo momento, sto condannando quella vignetta.

Terzo: la satira, scrive il dizionario, è una critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea ergo non deve far ridere; può anche far ridere, cosa diversa. Non esiste il “secondo me la satira dovrebbe essere/potrebbe essere/dovrebbe fare..etc.” Esiste la satira, indipendentemente da ciò che piacerebbe a noi. Non esiste una satira giusta e difendibile e una che non lo è; le regole che la caratterizzano sono sempre quelle, è semplicemente il bersaglio che cambia. Scrive qualcheduno: “Se oggi qualcuno è meno Charlie di ieri siamo un po’ come i bambini che, in cortile, si prendono su il pallone e tornano a casa perché hanno sbagliato il rigore.”Chapeau, giusta osservazione.

Capisco, lo capisco bene, che parlare oggi in “difesa” della satira è una cosa impensabile; che le lasagne anche no, grazie. Ma, cari amici, la libertà ha avuto da sempre e lo ha ancora oggi, un prezzo molto caro e Charlie non ci fa sconti; detto in altre parole, “Charlie ci sbatte sul muso che è troppo comodo ridere degli altri, dei loro simulacri e dei loro caftani.  Perchè sentirsi Charlie quando a finire attaccati sono gli arabi va bene e quando lo siamo noi, invece no? E chi l’ha detto? Se vogliamo la satira, se la vogliamo libera, se vogliamo le matite affilate contro Allah e i suoi figli dobbiamo essere disposti ad accettare che la punta venga fatta anche su di noi, sulle nostre “vergogne” e sui nostri morti.”

La Francia si è pubblicamente dissociata dalla pubblicazione di quella vignetta; ma adesso restiamo noi, noi che continuiamo imperterriti (me per prima) a parlare di questa cosa. Restiamo noi che rispondiamo con la stessa arma, con un’altra bruttissima vignetta, dura. Uno scolapasta brutto tanto quanto quella lasagna, che sottolinea la loro inefficienza e i loro morti. Quegli stessi morti che, ancora, stiamo piangendo; duro ammetterlo, ma non ci stiamo dimostrando così diversi da loro. Ad ogni modo, stiamo facendo notizia.

Vedete, adesso?! Charlie ha raggiunto il suo obiettivo: fare scandalo. Far parlare. Detto da una che Charlie non lo era ieri e non lo è altrettanto oggi, Charlie Hebdo la satira la sa fare. La sa fare, eccome!

Elisa Agazio

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