■Antonio Loiacono
Il problema non era il palco.
Non c’era.
Non c’erano neppure le sedie per il pubblico.
E, a giudicare dalle presenze, probabilmente non ne sarebbero servite molte.
Erano pochissime le persone presenti, la sera del 14 agosto, alle 19.30, per ascoltare il comizio del sindaco Giovanni Matalone. Una manciata di cittadini, rimasti in piedi, e un intervento politico che, più che una grande adunata, è sembrato un’anticipazione della prossima campagna elettorale.
Annaspando, si è tentata la ricostruzione di 10 anni di “Sub magistratu Ioannis Matalone“!
Il comizio è stato pubblicato sui social e può quindi essere ascoltato direttamente.
Parola per parola.
Ed è un dettaglio tutt’altro che secondario.
Perché quando un intervento politico viene registrato e pubblicato, non c’è bisogno di ricorrere a interpretazioni di seconda mano. Si può ascoltare direttamente ciò che è stato detto.
E la serata del 14 agosto ha offerto parecchi spunti.
Alcuni involontariamente comici.
Altri decisamente meno.
Sul primo fronte ci sono le sgrammaticature, alcune costruzioni sintattiche piuttosto ardite e passaggi che, per il loro linguaggio, possono ricordare il repertorio di Cetto La Qualunque, la maschera politica interpretata da Antonio Albanese.
Il paragone, naturalmente, riguarda il linguaggio e non la persona.
Cetto La Qualunque è un personaggio comico.
Qui, invece, parla un sindaco.
E il sindaco non recita.
Sulle sgrammaticature si può anche scherzare.
Anzi, sarebbe quasi crudele non farlo.
Un congiuntivo maltrattato non ha mai fatto cadere un Comune.
Una frase sintatticamente sgangherata non manda in dissesto un bilancio.
E persino la Crusca, probabilmente, può sopravvivere alla serata del 14 agosto.
Poi, però, arriva una parola.
“Imbecilli”.
Nel video del comizio pubblicato sui social, il sindaco utilizza questo termine riferendosi, nel contesto del suo intervento, a cittadini che, secondo le sue parole, seguirebbero gli avversari politici.
E qui la faccenda cambia.
Perché il congiuntivo può essere sbagliato.
Il cittadino no.
Il cittadino può votare male, può votare bene, può cambiare idea, può persino votare contro il sindaco.
Ma resta cittadino!
Non diventa “imbecille” per decreto sindacale!
Al massimo diventa un elettore che ha fatto una scelta diversa.
Ed è esattamente ciò che gli elettori sono autorizzati a fare.
Una frase del genere rischia di restituire un’idea singolare del rapporto tra amministratore e cittadino: l’elettore sembra avere pienamente ragione quando condivide e diventare improvvisamente “imbecille” quando dissente.
È una scorciatoia politica curiosa.
Invece di confutare l’avversario, gli si assegna un’etichetta.
Il problema è che in un Comune il sindaco non amministra soltanto quelli che lo applaudono.
Amministra anche quelli che lo contestano.
E, soprattutto, quelli che non lo hanno votato.
È una delle regole elementari della democrazia rappresentativa.
Il voto consegna una responsabilità: non la proprietà degli elettori.
Fin qui siamo ancora nel capitolo satirico.
Poi entra in scena il nome di Vincenzo Tridico.
E il comizio cambia genere.
Diventa politica.
Nel corso dell’intervento, Matalone dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Vincenzo Tridico alle prossime amministrative.
Ma non si limita a questo.
Il sindaco rivendica anche un proprio ruolo nell’individuazione del candidato.
Se questo è il senso delle dichiarazioni ascoltabili nel video, il dato politico merita attenzione.
Perché sostenere un candidato è una cosa; rivendicare un ruolo nella sua individuazione è un’altra.
Entrambe sono perfettamente legittime.
La cosa meno comprensibile sarebbe invece pretendere che gli elettori non facciano domande.
E una domanda arriva spontanea: se il candidato viene sostenuto dal sindaco uscente (di destra) e lo stesso sindaco rivendica un ruolo nella sua individuazione, quale sarà esattamente la coalizione che lo sosterrà?
Qui comincia il capitolo più curioso.
A Roma Meloni e Conte si contendono persino l’aria da respirare. A Scala Coeli, invece, potrebbe prendere forma la “Melonte”: un’alleanza che sulla carta sembrerebbe impossibile e che in politica, si sa, è spesso proprio il genere di cosa che finisce per diventare possibile.
E allora eccola, la possibile “Melonte” di Scala Coeli.
Non quella vera, naturalmente, che nemmeno esiste: quella in formato “municipalizzato“!
Una possibile aggregazione nella quale sensibilità politiche che sul piano nazionale stanno su fronti opposti potrebbero ritrovarsi, almeno sul piano locale, dalla stessa parte della fotografia elettorale.
La politica italiana, del resto, ha già prodotto parecchie metamorfosi.
Il compromesso storico.
Le larghe intese.
Il governo Letta.
Il governo Conte sostenuto dalla Lega.
Il successivo governo Conte sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico.
La coerenza, in politica, non è morta.
Diciamo che ogni tanto prende una lunga pausa di riflessione.
Ma cambiare alleanza non è un reato, cambiare idea non è una colpa.
E neppure una coalizione trasversale è, di per sé, uno scandalo.
Il problema è molto più semplice: chiamare le cose con il loro nome.
Se è una lista civica, lo si dica.
Se è una coalizione trasversale, lo si dica.
Se è un accordo politico, lo si dica.
Gli elettori non chiedono necessariamente la purezza ideologica.
Chiedono almeno di sapere chi sostiene chi.
Ed ecco il dettaglio che rende il quadro ancora più curioso.
Vincenzo Tridico è il fratello di Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento 5 Stelle e capodelegazione M5S al Parlamento europeo.
Una parentela, sia chiaro, non è un programma politico.
Non significa che due fratelli debbano votare la stessa cosa.
Non significa neppure che Pasquale Tridico debba sostenere le scelte politiche del fratello.
Sarebbe assurdo sostenerlo.
Ma politicamente il dato resta interessante.
Perché Pasquale Tridico rappresenta il Movimento 5 Stelle a livello europeo e ha assunto posizioni fortemente critiche nei confronti della destra.
Ed ecco il cortocircuito politico locale.
Il fratello potrebbe diventare candidato sostenuto, secondo le dichiarazioni rese dal sindaco, da un’area politicamente distante da quella nella quale Pasquale Tridico milita a livello nazionale ed europeo.
Non è uno scandalo, non è un reato.
Non è neppure necessariamente un inciucio.
È una situazione politicamente curiosa.
E quando la politica diventa curiosa, il giornalista fa il suo mestiere.
Fa domande.
Un accordo politico non è un illecito.
Un’alleanza trasversale non è uno scandalo e cambiare posizione non è un tradimento.
La politica vive anche di mediazioni.
Non ci sono, allo stato delle dichiarazioni pubbliche esaminate, elementi sufficienti per definire questa possibile aggregazione un “inciucio”.
Ma proprio per questo le domande diventano ancora più interessanti.
Qual è l’accordo politico?
Qual è il progetto amministrativo?
Quali forze lo sosterranno?
E soprattutto: che cosa verrà raccontato agli elettori prima del voto?
Perché il cittadino può anche accettare che mondi politici apparentemente inconciliabili decidano di amministrare insieme.
Ma deve saperlo. Prima, non dopo.
Alla fine, il comizio del 14 agosto rimane quello che era all’inizio.
Un appuntamento davanti a pochissime persone.
Niente palco.
Niente sedie.
Nessuna grande adunata.
Ma forse non servivano grandi numeri.
Perché bastano poche parole per aprire una questione politica.
Da una parte c’è un sindaco che, nel corso dell’intervento, utilizza il termine “imbecilli” riferendosi, nel contesto del suo discorso, a chi seguirebbe gli avversari.
Dall’altra c’è una candidatura, quella di Vincenzo Tridico, che lo stesso sindaco dichiara di voler sostenere e nella cui individuazione rivendica un proprio ruolo.
In mezzo ci sono le nuove alleanze.
E sopra tutto c’è il cittadino.
Quello che ascolta, quello che critica, quello che cambia idea, quello che vota, quello che può anche decidere di votare contro.
Perché il cittadino può essere contestato.
Può essere criticato.
Può essere politicamente attaccato.
Ma alla fine resta il titolare di quella scheda che nessun comizio, nessuna alleanza e nessun candidato può dare per scontata.
Il microfono si spegne.
Il comizio finisce.
Le alleanze si fanno e si disfano.
Poi arriva il voto.
E quello, almeno per una volta, non lo decide chi parla al microfono.
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