BRUNO VESPA, CONCITA BORRELLI, LO STUPRO E LE FREGNACCE PERENTORIE

Qualche talk-show televisivo lo seguo: quello di Massimo Gramellini, per esempio, che ritengo il migliore perché tutti gli ospiti aspettano, per parlare, di essere invitati a farlo e nessuno mai alza la voce né parla su quella di un altro ospite; e poi “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, anche se confesso che, quando la conduttrice dà la parola a personaggi come Italo Bocchino, Annalisa Terranova, Brunella Bolloli o Pietro Senaldi, tolgo l’audio al televisore in attesa che torni a parlare un ospite capace, diversamente da loro, di arrossire quando dice una stupidaggine.

Ma sicuramente non seguo “Porta a porta” di Bruno Vespa, programma che come il TG1, il TG2 e le interminabili bordate di pubblicità, rientra fra quelli che mi fanno digrignare i denti ogni volta che sulla bolletta dell’Enel leggo la quota riguardante il canone RAI.
Dunque non ho avuto il piacere di sentire Concita Borrelli, laureata in giurisprudenza, quando – senza che Vespa si sognasse di contraddirla – ha affermato che “in ognuno di noi c’è lo stupro”, intendendo – stando a quel che ne ho letto, che ogni uomo sogna di praticarlo e ogni donna di subirlo.

Ammetto, senza per questo sentirmi menomato, che della citata dama, prima di questo suo exploit, non conoscevo nemmeno l’esistenza; ma a seguito appunto del suo exploit, ho anche appreso di un’altra sua affermazione, rilasciata anch’essa di fronte alle telecamere di RAI1, secondo la quale ella ha affermato di possedere un radar che le consente di individuare un omosessuale.

Non mi risulta che, oltre ai codici e ai manuali di diritto, la dottoressa Borrelli si sia chinata anche su tomi di psicologia o psichiatria ma, anche se fosse, le sue affermazioni mi inducono a pensare che qualche seduta presso uno psichiatra o almeno uno psicologo potrebbe giovarle: quelle dichiarazioni parlano infatti di una personalità ossessionata da pregiudizi e turbe sessuali, e dunque bisognosa di cure.

Va da sé che auguro alla dottoressa Borrelli di non subire mai un’aggressione di qualunque genere, men che mai quello di cui pure afferma di cullare il recondito desiderio, ma mi permetto di invitarla, per il futuro, ad astenersi dal profferire affermazioni la cui natura le inserisce di diritto nella categoria delle “fregnacce perentorie”; e la invito, anche, a un benefico bagno di umiltà perché bisogna essere molto arroganti e molto supponenti per arrogarsi il diritto di emettere, senza averne il benché minimo titolo, giudizi così trancianti e assoluti.

No, non è assolutamente vero che “in ognuno di noi c’è lo stupro”. Lo affermo in quanto uomo, marito e padre, in quanto osservatore della società e, in qualche misura, anche in quanto educatore, avendo avuto spesso a che fare con studenti sia giovani che adulti. L’affermazione di Concita Borrelli da un lato porge ai veri stupratori una sorta di alibi, facendo di loro le vittime di pulsioni non controllabili, dall’altro offende chi, come me e come milioni di altri uomini, considera il sesso legato all’amore e ritiene che la violenza sia, dell’amore, la negazione assoluta; e che anche quando amore non c’è, allora che sia un’attività gioiosa nella quale il piacere più grande consiste non nel pretendere, ma nel donare piacere.

Leggo che, sommersi dalle critiche e dalla pubblica indignazione, la dottoressa Concita Borrelli e Bruno Vespa faranno ammenda il prossimo 19 maggio, nel corso di un’altra puntata di “Porta a Porta”. I tempi e i modi scelti mi inducono, malignamente, a presumere che intendano così cogliere i classici due piccioni con una fava: da un lato mettere a tacere le critiche, dall’altro alzare i dati di ascolto della trasmissione che, ormai da anni, sono inversamente proporzionali al compenso erogato a Vespa dalla RAI. Dati di ascolto che, se dipendesse da me, certamente non risalirebbero perché di seguire “Porta a Porta”, la prossima o in qualunque altra puntata, non ho nessuna intenzione, tanto meno per ascoltare una richiesta di scuse tardiva, strumentale e insincera.

Che poi, anche se fosse sincera, non riesco a impedirmi di pensare che non bastano lauree e anni di giornalismo televisivo per fare di qualcuno un campione di ponderatezza e intelligenza. Le persone intelligenti e ponderate di chiedere scusa non hanno bisogno perché, invece di essere costrette a chiedere scusa dopo, non ci pensano nemmeno a dire, prima, idiozie che non stanno né in cielo né in terra.

Giuseppe Riccardo Festa

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