di Marco Toccafondi Barni
Dalle stelle a strisciare. “E’ la nascita di una stella”, l’aveva omaggiato così lo stesso Trump pochi mesi fa. Oggi Elon Musk, l’essere umano più ricco della terra, è già costretto a cambiare per provare a trattare con chi comanda davvero, fuor da narrazioni demenziali per popoli di provincia, negli Stati Uniti: gli apparati. Sì, quelle 16 agenzie che lui stesso avrebbe dovuto ridurre col Doge e il Pentagono, col quale il magnate sudafricano ha un rapporto complicato. E’ un eufemismo. E allora ecco l’ idea di candidarsi, non è una novità né negli Stati Uniti, dove infatti già nel 1992 la candidatura del milionario indipendente Ross Perot costò il secondo mandato a un Bush padre fresco vincitore della I° guerra del Golfo inaugurando l’era Clinton. Neppure in Italia ci siamo fatti mancare certe esperienze col berlusconismo né in Brasile con Roberto Marinho e il suo “Impero Globo” oppure, pur in piccolo, con Tapie in Francia. Insomma, non è una novità quella di fondare un partito personale per difendere interessi altrettanto personali, negli Usa provare persino a rompere un eterno bipartitismo tra l’elefantino repubblicano e il ciuchino democratico. Si chiamerà America Party, fondato da un sudafricano di Pretoria, non fosse l’uomo più ricco del globo farebbe già ridere così.
LA DOMANDA DELLE DOMANDE – Eppure non esattamente, anzi, per più di una ragione. Ovvio, alle nostre latitudini, demenziali poiché economicistiche e post-storiche, neppure esistono quesiti del genere, perché spesso nella demenzialità tipica delle bolle è sempre tutto chiaro come il sole in cielo e quindi Musk lo fa sicuramente per ragioni economiche e di vendetta contro Trump, inoltre per combattere quella noia che affligge soprattutto i terrestri più facoltosi. Figuriamoci lui che è il più ricco di tutti: anche i ricchi si annoiano. Parafrasando. Di più, potrebbe farcela a conquistare la Casa Bianca proprio perché è il più ricco e dunque puo’ comprarsi ogni cosa. Perché no ? Pensa il tapino economicistico, tarando tutto lo scibile umano sulla sua miserrima esistenza. Purtroppo dentro la nostra bolla nessuno si pone la domanda più banale, anche se la risposta è evidente: Musk lo fa per paura. Salta decisamente agli occhi come l’unica vera differenza coi suoi colleghi, posizionati in pole position nella classifica di Forbes, è che lui non è nato negli Stati Uniti, loro invece sì. Certo, potrà candidarsi al Senato e alla Camera, forte di una cittadinanza Usa ottenuta nel 2002, non alla presidenza. Dovrà per forza trovare un candidato nato suo suolo Usa, a smentire un’ altra volta ancora la nostra stupida favoletta dei “soldi Uber Alles”. In definitiva Musk lo fa unicamente per proteggersi, della politica a costui non interessa nulla ed è conscio di dipendere esclusivamente dagli apparati statali e non alla maniera di Mark Zuckerberg (nato comunque nei pressi della Grande Mela) per dati certamente sensibili quanto utili allo spionaggio di amici e nemici, ma sta addirittura dentro al Sancta Sanctorum del potere Usa oggi e di ogni egemone nel corso della storia ieri: esercito, armi, guerre, gloria e il dominio del mondo. Tutto quanto sconosciuto alle nostre latitudini, ovviamente, dove tra un aperitivo e l’altro si parla sempre e solo di quattrini.
LE VERITA’ DI MUSK – E allora per arrivare a dama cosa c’è di meglio che scopiazzare dall’ altro tycoon, lui sì nativo Usa anche se infinitamente meno ricco: Donald Trump ? Per ora lo fa con le stesse critiche, autentiche e concrete invero, con le quali lo stesso presidente ha scalato e infine fatto suo il partito repubblicano: sfruttare e al tempo stesso colpire, evidenziandole, le troppe contraddizioni di una democrazia incompiuta come quella statunitense. Pronti via, critiche all’ astruso sistema elettorale detto dei “Grandi elettori”, l’assenza del voto segreto nonché il ripescaggio di un autentico evegreen tra i libertari di destra, tipo quelli del mitologico Tea Party, ovvero il timore del debito pubblico. Uno spauracchio per bambini, visto che nel corso dei millenni l’egemone non ha mai ripagato il suo debito. Difficile accadrà all’ unico con atomica nella storia umana. Ma tutto fa brodo, come si suol dire, tanto l’unico vero obiettivo di Musk è disturbare il sistema per proteggersi dallo stesso. Trattare, insomma, ciò che un ottimo imprenditore sa fare meglio.
CI RIUSCIRA’ ? FORSE, SE ….. – La risposta sarebbe scontata e certamente positiva, alla fin fine non è difficile, tuttavia in tal caso ed esclusivamente con lui il condizionale è d’obbligo. Se infatti si trattasse di una persona come tante altre le mosse da compiere sarebbero scontate, quasi un’ amichevole tra un miliardario e il Pentagono, tuttavia Musk ha una personalità molto particolare e fin troppo debordante. Fossi un suo consigliere darei senz’altro il via libera e senza ripensamenti all’ idea del partito, ma da abbinare e fin da subito alla pazienza e alla freddezza (e qui entra in ballo la personalità del magnate) sempre necessarie in qualsiasi trattativa. Di conseguenza un immediato colpo di spugna alla volontà di blandire il popolo MAGA, che tanto non amerà mai un miliardario per giunta nato in Africa, ed è composto quasi esclusivamente da poveri disgraziati alla ricerca di una Detroit che non esisterà mai più. In seguito chiamerei il vero “mentore” ed ex socio, che Musk ha al suo lato da sempre: Peter Thiel. E’ un altro immigrato, stavolta tedesco, un autentico genio nato a Francoforte, che puo’ maneggiare al meglio la tattica vincente puntando tutto sui suoi ideali sinceramente libertari. Il milionario della cosiddetta “Pay Pal mafia” e i suoi argomenti, origine delle fortune di entrambi, in fondo possono riscuotere quei consensi necessari per guastare la festa, sia negli stessi States che soprattutto nella perla dell’ impero Usa: la vecchia quanto necessaria Europa. Un consenso non certo sufficiente per conquistare la Casa Bianca, ma a schermarsi dalle ire e dalla trame degli apparati statali sì. Insomma, il punto è trovare la scarpa giusta per il piede giusto, con un’ intelligenza oggettivamente superiore come quella di Thiel è possibile. Con il solo Musk c’è il rischio di qualche spacconata di troppo che potrebbe portare al fallimento.
Views: 197

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.