A Rocco, con affetto.

Caro Rocco,
noi non ti abbiamo mai incontrato, ma non puoi immaginare quanto avremmo voluto avere la possibilità di conoscerti. Non puoi immaginare quanto avremmo voluto poterti parlare, e soprattutto quanto avremmo voluto poterti ascoltare.

Certo, Rocco, sarebbe stato necessario che tu, per primo, avessi voglia di parlare, e non siamo sicuri che tu, questa voglia, ce l’avessi; anzi, quasi certamente avresti preferito restare chiuso nella fortezza della tua disperazione. Chissà quanto ti sentivi solo, nonostante ci fossero accanto a te persone che ti amavano! Chissà quanto ti sentivi incompreso, senza accorgerti che chi avevi vicino faceva di tutto per capirti, e quanto ti sentivi abbandonato, nonostante l’amore che ti circondava che tu, però, non riuscivi più a vedere.

Anche noi siamo stati adolescenti, e anche noi abbiamo vissuto i tormenti che si vivono in quella stagione della vita, così meravigliosa e nello stesso tempo così tremenda. Anche noi, sai, abbiamo passato momenti di sconforto e di buio: momenti in cui abbiamo pensato che no, che era troppo, che non ce la facevamo più e che era meglio farla finita.


Tuttavia, caro Rocco, non abbiamo la pretesa di sapere quale cappa di disperazione ti pesasse addosso, tanto opprimente da spegnere in te ogni luce di fiducia e di speranza perché ognuno di noi è un universo, nessuno potrà mai scendere fino in fondo negli abissi dell’animo di un altro essere umano; e non avremmo preteso di insegnarti nulla.

Però, Rocco, se avessimo avuto la possibilità di ascoltarti, e di parlarti, ci avremmo provato con tutte le nostre forze: tanto più vecchi di te quanto siamo, avremmo provato a spiegarti che le montagne che a quell’età sembrano invalicabili, quegli ostacoli che sembrano insormontabili – un amore deluso, un insuccesso, la perdita di qualcuno o qualcosa che si ama, l’incomprensione di cui ci si sente vittime, una qualunque sconfitta, non importa quanto cocente – ti avremmo spiegato che quegli ostacoli, qualche tempo dopo, forse neanche tanto, si impara a giudicarli da una prospettiva diversa, e magari se ne ride. Avremmo provato, Rocco, a mostrarti quanto la vita, nonostante le difficoltà, può essere bella, eccitante e gratificante, e che tanto più bella, gratificante ed eccitante diventa se ci sforziamo di non cedere allo sconforto, così come il cielo sereno è più bello dopo un temporale.

A te, Rocco, non siamo riusciti a dirlo e di questo, in quanto adulti, ci sentiamo colpevoli, perché tanto del disagio che vivono i ragazzi come te è dovuto al mondo che abbiamo costruito intorno a loro. Ma gli altri, quelli che vivono quel disagio e disperano di uscirne; gli altri li scongiuriamo di aprirsi, di costringersi a non sentirsi soli, di vedere che nel mondo non ci sono solo cinismo e indifferenza ma anche amore, amicizia, simpatia.

La vita è bella, Rocco, nonostante tutto. E ci fa tanto, tanto male dover ammettere che, noi adulti, non siamo riusciti a spiegartelo.
È la nostra colpa, Rocco, e di questa colpa preghiamo te, e gli altri ragazzi come te, di perdonarci, se potete.


Ciao, Rocco. Tu non lo sapevi ma noi ti volevamo bene, anche se non ti conoscevamo.

Aldo Formaro e Giuseppe Riccardo Festa

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