di Marco Toccafondi Barni
– Sono note di pace e speranza quelle che si sono alzate nel borgo antico di Cariati ieri sera, dentro quella piccola “bomboniera” che è il terrazzo panoramico del museo civico.
Quasi un minuscolo scrigno incastonato tra la maiolica della storica cattedrale cittadina e il borgo antico e dal quale si sono udite le note di un bellissimo concerto con arpa dell’artista russa, da anni “cariatese” d’adozione per una scelta amore, ovvero il contrario della guerra: Maria Vyazigina.
Ed è importante acccada proprio in un momento così difficile per il mondo, dove anche in questi giorni, causa le note tensioni geopolitiche internazionali, cresce forte la polemica contro l’esibizione del direttore russo e pro Putin Valerij Gergiev nella vicina Caserta.
Eppure dalla nostra città e dal museo solo una bella serata all’ insegna di ciò che l’arte dovrebbe sempre veicolare: pace, speranza, amore e soprattutto bellezza. Insomma, migliorare le nostre vite.
E di bellezza tanta, vera. Dapprima con l’inaugurazione della mostra, che durerà fino al 3 agosto, di un’ artista eclettica e particolare: Giuseppina Irene Groccia. Una pittrice, dalla intensa attività artistica, che ha presentato e raccontato 6 opere della sua produzione di arte digitale, già esposte ad Alicante, in Spagna, Frascati, Roma, Londra e Milano.
“Ho cominciato a cimentarmi con questa forma d’arte circa un quarto di secolo fa, eravamo nei primi anni Duemila e le mie figlie, diventate grandi, chiedevano il primo computer per gli studi, mi si è aperto un mondo in quel periodo ormai lontano, fatto non soltanto di pittura classica, di tavolette grafiche, Photoshop e tablet – ha raccontato l’artista – confesso che per scelta non ho mai mescolato l’arte grafica con la pittura tradizionale e i pennelli (alla Mario Schifano per intenderci), anche se qualcuno me lo ha consigliato”.
Tanti i contrasti nelle opere, senz’altro di grande impatto, della Groggia: il bianco e il nero, e poi luci e ombre, immaginazione e realtà. Probabilmente tra le 6 opere esposte una è forse la più inquietante, chissà la più bella: quella dedicata alla figura di Frida Khalo. L’ artista e attivista messicana viene in qualche modo rivisitata dall’ artista calabrase, che dice di non averla mai particolarmente amata; graficamente ricorda un po’ le attuali creepypasta, quelle storie dell’ orrore, miste a leggende metropolitante, che corrono su siti web, blog e forum ad alimentare quell’ infantile voglia dei bambini di spaventarsi.
La serata, presentata dalla direttrice Assunta Scorpiniti alla presenza dell’ assessore al turismo Antonio Scarnato, è proseguita nella bellissima terrazza panoramica con altra arte: il concerto ha infatti accompagnato poeti e potesse di quella autentica nidiata di autori che è “Il Solco”, al contempo gruppo e rivista letteraria voluta dal compianto Pierluigi Rizzo.
E allora tanti artisti che si sono alternati al microfono: il cariatese Aldo e poi l’ex ufficiale dei carabinieri Michele, siciliano in origine ma calabrese da ben 40 anni, Irene, Maria.
Tutto nel bel mezzo di una suggestiva scenografia grazie alle creazioni d’arte di Alfonso Caniglia, artista timido e che la direttrice ha quasi dovuto forzare per dire almeno due parole. Sono opere di grande impatto emotivo, ricavate da materiali naturali come il legno o addirittura vecchi binari delle ferrovie. A un’ opera in particolare, “Fossilia”, è stata dedicata anche una poesia declamata nel corso della serata.
Si è chiuso con una lettura collettiva e omaggi floreali agli artisti questo ennesimo appuntamento della 3° edizione di “Note e poesie”, col ricordo del mentore di tutti i presenti: Pierluigi Rizzo. Una commossa Assunta Scorpiniti lo ha ricordato pensando che ognuno ha una stella che brilla nel cielo, stanotte quello di Cariati. E le si rompe la voce.
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