■Antonio Loiacono
È un grido d’allarme quello lanciato da Bruxelles dagli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, Pasquale Tridico e Valentina Palmisano. Secondo i due esponenti pentastellati, il Sud Italia – e con esso le aree più fragili e svantaggiate dell’Unione Europea – rischia di pagare un prezzo altissimo se dovessero essere confermate le indiscrezioni sulla bozza di bilancio pluriennale che la Commissione Europea presenterà ufficialmente domani.
Nel mirino, in particolare, la riforma della politica di coesione: uno dei pilastri storici dell’Europa sociale, concepita per ridurre le disuguaglianze territoriali e sostenere lo sviluppo delle Regioni in ritardo di crescita. «Se sarà confermato quanto trapela dalla bozza – denunciano Palmisano e Tridico – si assisterà alla cancellazione di strumenti fondamentali come i Por (Programmi operativi regionali), il Pac (Piano di azione coesione), il Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e il Fse (Fondo sociale europeo). Tutti fondi che hanno permesso, negli anni, di finanziare infrastrutture, scuola, sanità, lavoro e innovazione nel Mezzogiorno».
La nuova proposta, sempre secondo le anticipazioni, prevede l’accorpamento dei fondi strutturali in un unico grande contenitore centralizzato, gestito direttamente da Bruxelles, e con una forte riduzione delle risorse destinate ai singoli Stati membri. Ma ciò che appare ancora più preoccupante, dicono gli europarlamentari, è la finalità di questa manovra: «una parte consistente dei fondi sottratti alla coesione sarà dirottata verso il riarmo e la difesa comune europea».
Un’ipotesi che fa tremare le regioni del Sud, da sempre più esposte al rischio marginalizzazione e dipendenti dai finanziamenti europei per sostenere occupazione, crescita economica e servizi pubblici essenziali. In Calabria, come in Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata, la scomparsa della politica di coesione potrebbe tradursi in un duro colpo per interi territori già segnati dallo spopolamento, dalla povertà educativa e dalla fuga dei giovani.
«Cancellare la politica di coesione per finanziare una guerra è una vergogna assoluta – affermano Palmisano e Tridico – e noi la combatteremo in ogni sede istituzionale. L’Europa nata per costruire la pace non può diventare l’Europa che smantella la solidarietà per alimentare i conflitti».
Il dibattito è solo all’inizio, ma si annuncia acceso. Il Mezzogiorno rischia di restare ancora una volta spettatore inerme di decisioni assunte altrove, senza alcuna consultazione con i territori. Se così fosse, la frattura tra le due Italie – quella che corre e quella che arranca – sarebbe destinata ad allargarsi. E con essa, la distanza tra cittadini e istituzioni europee.
Il giorno della verità è domani. Ma la battaglia politica, probabilmente, è solo agli inizi.
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