“SONO TUTTI BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI”

L’’episodio di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che ha pubblicato una sua foto in cui appare, sorridente, in compagnia dei ROM suoi vicini di casa, e delle polemiche che ne sono seguite, mi ha indotto a una riflessione.

Sodoma e Gomorra sono note, ai più, la prima per via di certi comportamenti generalmente associati all’’omosessualità, la seconda a causa del libro di Roberto Saviano che ha sollevato il velo sulla psicologia del camorrista medio.

Non tutti, forse, associano il nome di quelle due città all’’episodio biblico che le riguarda (Gen. 18, 23-33) in cui Dio avverte Abramo della sua intenzione di distruggerle e ucciderne tutti gli abitanti, ma il suo prediletto lo scongiura, se là ci fossero anche solo 50, o 45, o anche solo 10 persone perbene, nel nome di quella sparuta minoranza, di risparmiare le due città.

E Jahveh acconsente. Anche prescindendo dal dettato evangelico (ama il prossimo tuo, ama il tuo nemico, perdonalo settanta volte sette), questo episodio biblico bisognerebbe ricordarlo a tutti i sedicenti cristiani che tuonano continuamente contro gli zingari, tutti gli zingari, con le solite accuse: sono tutti ladri, sono tutti delinquenti, sono tutti sporchi, eccetera, eccetera: accuse, fra l’’altro, che un tempo gli americani rivolgevano a tutti gli italiani, gli italiani a tutti gli albanesi, i leghisti a tutti i meridionali, e via generalizzando.

Generalizzare è sempre iniquo e, oltre che iniquo, è stupido; e genera pregiudizio, insofferenza e odio. La generalizzazione genera razzismo, anche. E la premessa tipica del razzista è sempre la stessa: Io non sono razzista, ma…

In base a generalizzazioni razziste, il famoso generale Custer dichiarò che “l’’unico indiano buono è un indiano morto”, i belgi massacrarono i congolesi, i turchi sterminarono gli armeni, e i nazisti gli ebrei; e con gli ebrei, non è un caso, anche gli zingari.

Chi delinque va punito, questo è lapalissiano; ma va punito -– senza se e senza ma – in base al delitto che ha commesso, non usando come aggravante il colore della sua pelle, la cultura cui appartiene o le tradizioni che segue. Questa regola, di una disarmante evidenza e semplicità, dovrebbe appartenere prima di tutto a coloro che si dichiarano difensori di una tradizione e di una storia, quella dell’’Italia e dell’Europa, invocandone anche le radici cristiane.

Non si può dichiararsi cristiani e nello stesso tempo inveire contro gli zingari (o i romeni, o gli albanesi, o qualunque altro gruppo etnico), arrivando perfino, come qualche giorno fa è successo a Roma, a impedire ai bambini ROM di entrare a scuola. Si tratta di semplice coerenza: a quanto mi risulta, l’’odio e l’esclusione non dovrebbero rientrare fra i sentimenti coltivati dai cristiani.

Per quanto la coerenza, si sa, non sia fra noi italiani la virtù più amata. E nemmeno fra tanti cristiani.

Giuseppe Riccardo Festa

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