“RIFLESSIONI MONDIALI”

di Marco Toccafondi Barni

– I Mondiali di calcio sono finiti e quindi a bocce ferme, come si suol dire, si possono tirare le somme di questa edizione ampia, voluta dal contestatissimo Infantino.

Allora, trattasi di un’ edizione dove la verità sta nel mezzo: non è stato lo spettacolo piu’ luminoso e grande dopo il Big Bang, come cantava Jovanotti, che ci vuol vendere Gianni Infantino, ma nemmeno lo schifo assoluto che i troppi “Gianfrustro Frustrati” dei social ci vorrebbero propinare dal basso della loro incompetenza tecnica e soprattutto da un anonimato manifesto quanto imbarazzante.

La verità dei nudi fatti, come spesso accade, sta nel mezzo: Infantino ha vinto la battaglia del cosiddetto “campionato ampio”, con l’aumento delle nazionali alla fase finale e l’introduzione degli  inediti 16esimi. In ogni evidenza non si è avuto nulla o ben poco di ridicolo, con tante formazioni che anzi si sono fatte onore a spanne, perfino spaventando e nemmeno poco titani del calibro di Argentina, Spagna e Belgio. Si pensi anzitutto a Capo Verde, l’unica squadra, come successe all’ Italia nel 1986 pur nel disastro messicano di Bearzot, a non perdere contro coloro che poi sarebbero diventati campioni del mondo, ma anche alle ottime prove di un Senegal suicida contro il Belgio oppure di una Repubblica Democratica del Congo che certamente non ha replicato la pittoresca figuraccia dei Mondiali 1974 nella allora Germania Ovest, quando ancora si faceva chiamare Zaire.

Insomma, un Mondiale con piu’ luci che ombre, sì con una finale di rara bruttezza, pero’ di solito è così e lo spettacolo del 2022 tra Francia e Argentina oggettivamente era difficilmente replicabile, eppure la “finalina” con ben 10 gol e un pirotecnico gonfiarsi continuo della rete.

LE STELLE SONO TANTE – Forse non i milioni di milioni che recitava un vecchio spot televisivo di una nota azienda di salumi parecchi anni fa , ma tante davvero e brillano di luce propria: Kylian Mbappé, Lionel Messi, Erling Haaland, Harry Kane, Jude Bellingham, Rodri, i meravigliosi Bleus Olise, Dembelè e Barcola, lo svizzero Manzambi ancora tutto da scoprire, in quanto diamante grezzo, tanto altro ancora. Campioni di questo calibro hanno alzato il livello tecnico di questa competizione, dimostrando ampiamente, al di là dei deliri demenziali del cosiddetto “popolo” (o per meglio dire popolino) del web, che il calcio produce ancora tanta qualità tecnica.

E’ stato un torneo gemmato dagli incredibili cambi di passo della Francia di Olise, Dembélé e Mbappé, dalle giocate solitarie degli inglesi Kane o Jude Bellingham, dalla ostinazione mista a una classe infinita di Messi, arresosi solo in finale, ancora dalla potenza vichinga di Erling Haaland e poi dalla finezza elegante dei Rodri e dello straripante anche se infortunato Yamal. Di piu’, i tornei pazzeschi di gente come Cucurella (a proposito complimenti a Mou che lo ha giustamente voluto al Real), Enzo Fernandez e Romero. Insomma, un torneo pieno di stelle alla faccia del popolino social.

ERAVAMO 4 SCEMI SUL WEB – Negli anni ’60\70 c’erano i vecchietti al bar, tutti anziani piuttosto poveri che passavano le loro giornate in attesa della morte nei bar di quartiere, tra una bottiglia di vinaccio e qualche carta da gioco, millantando notti ardite con attempate consorti e talvolta vaneggiando inutilmente di politica nella allora guerra fredda, in un mondo ancora diviso in due. Oggi, che la guerra fredda non c’è piu’, restano i dementi e le dementi, sui social però, che se possibile contano meno di quei vecchietti di un tempo che fu, visto che quelli facevan parte di un mondo sì triste come pochi, ma almeno reale a non virtuale. Gli impotenti odierni, invece, vivono addirittura nel mondo inesistente dei social, eppure sono talmente squinternati da credersi seriamente grandi esperti e un po’ come i bambini, che iniziano a piangere perché piange il fratellino o il cuginetto sul seggiolone accanto, ripetono a pappagallo ciò che leggono qua e là. Così l’ Argentina avrebbe vinto sicuramente il Mondiale perché tanto era tutto già deciso, il livello tecnico è scarso per via che “non e’ piu’ il calcio dei miei tempi” e addirittura VAR e tecnologia sono la rovina di questo sport che era il piu’ bello del mondo. I soliti evergreen in una cantilena stanca e stonata, quindi va detta una cosa, una volta per tutte: la cacca di un cane randagio per strada serve molto di piu’ di questo stupidario collettivo. E’ addirittura meglio tornare a quei vecchietti con coppola, vinaccio e carte in mano.

SELEZIONATORE SI’ O NO ? –  Ma in tutto questo stupidario mediatico e virtuale, tra social e tv, purtroppo nessuno nota la cosa piu’ importante che ci suggerisce questo Mondiale (soprattutto a una nazionale in crisi come la nostra): ha vinto e con merito la squadra che non aveva un allenatore di club, pur avendo la Spagna probabilmente i 2 club piu’ importanti e conosciuti del pianeta. (“Mas que un club”, lo slogan di uno dei 2), bensì un selezionatore.

Su queste pagine, esattamente 2 anni fa, al tempo dell’ ennesimo disastro azzurro agli ultimi europei, con Luciano Spalletti, affrontammo la questione: un allenatore di club è abituato a tornei molto lunghi  come i campionati nazionali, non è equiparabile ad un selezionatore tipo i nostri Enzo Bearzot e Azeglio Vicini, oggi Luis de la Fuente.

Il tecnico neo campione del mondo fu esonerato abbastanza mestamente dall’Alavés (non dal Real o dal Barcellona, solo dall’ Alavès con tutto il rispetto) dopo appena 9 giornate nella terza serie spagnola.  Passerà così gli anni ad allenare dei ragazzini che arriveranno prima  in Liga e poi nelle nazionali.

Dopo il fallimento Rojo in Qatar (eliminati dal Marocco) e il conseguente esonero di Luis Enrique, questo sconosciuto in soli 4 anni vincerà la Nations League, il Campionato Europeo e adesso persino il Mondiale. Ed è un selezionatore con una inesistente carriera nei club, come lo era Enzo Bearzot, che si è fatto tutta la trafila tra nazionali Under e nazionale A. Vorrà pur dire qualcosa, o no ? A mio modo di vedere sì e cioè che, per quanto bravissimo e mediatico, un allenatore di club è una cosa, ma per le nazionali forse sono piu’ adatti dei selezionatori formati dentro le federazioni. Memorizzare, imparare e applicare per il futuro. Grazie.

In definitiva che dire, dopo il che fare ? E’ stato un Mondiale con parecchie luci (a partire dai tantissimi gol e da stadi quasi sempre stracolmi) e qualche ombra da correggere, soprattutto la formula, tuttavia rimane uno spettacolo unico. Fin quando rotolerà un pallone ci sarà un po’ di felicità in questo mondo.

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