■Antonio Loiacono
Anche in Calabria la Cgil è scesa oggi in piazza per protestare contro il ddl sicurezza, “un provvedimento pericoloso per la democrazia del Paese”, con diversi presìdi nei centri più grandi della regione. A dieci mesi dalla sua prima presentazione in Consiglio dei ministri, il disegno di legge sulla Sicurezza, fortemente voluto dal Governo di centrodestra, è stato approvato alla Camera lo scorso 18 settembre con 162 voti favorevoli, 91 contrari e 3 astensioni. Il provvedimento, che introduce oltre 20 nuovi reati, rappresenta una svolta significativa in materia di sicurezza e ordine pubblico, ma è al centro di un acceso dibattito politico e sociale. La CGIL ed altre forze di opposizione hanno duramente criticato il disegno di legge, considerandolo un tentativo di criminalizzare il dissenso e limitare le libertà civili. Un provvedimento che, secondo i sindacati, rappresenta una grave minaccia per i diritti costituzionali e per le libertà fondamentali conquistate con fatica nel corso dei decenni.
Il segretario della CGIL Calabria, Angelo Sposato, ha lanciato un appello forte e chiaro: “In presenza di questo DDL sicurezza molte conquiste contro il precariato, i diritti sociali e civili, per il lavoro, non le avremmo ottenute”. Le dichiarazioni di Sposato fanno eco ad una preoccupazione crescente tra i lavoratori e le associazioni che si vedono minacciati da un provvedimento che prevede il carcere per chi esercita un diritto costituzionale come quello di manifestare. “Reprimere il diritto di manifestare il proprio dissenso ci porta indietro negli anni più bui della storia del nostro Paese”, ha sottolineato il segretario della CGIL Calabria, evocando paragoni inquietanti con il periodo del regime fascista.
Il riferimento al ventennio non è casuale. Secondo Sposato, l’occupazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione della libertà sindacale e la progressiva erosione dei diritti fondamentali sono tutti segni di un’involuzione autoritaria che richiama i tempi del regime. In tutta la Calabria, la mobilitazione è stata pacifica ma determinata. Le piazze sono state animate da sit-in organizzati dai sindacati e da molte associazioni della società civile, che hanno denunciato con forza non solo il DDL Sicurezza, ma anche il DDL sull’autonomia differenziata, ritenuto un ulteriore passo verso la divisione del Paese e l’indebolimento dei diritti sociali. “Oggi manifestiamo anche in Calabria il nostro dissenso,” ha dichiarato Sposato, “perché questo DDL sicurezza e il DDL autonomia differenziata dimostrano il vero volto di questo Governo, che sta rivelando la sua vera essenza, la sua vera natura.” Il sindacalista ha accusato l’esecutivo di progettare un nuovo fascismo, incapace di dichiararsi antifascista proprio perché, a suo avviso, non tollera i principi fondamentali della Costituzione italiana.
Tra i nuovi reati introdotti dal provvedimento, i più discussi riguardano:
–Inasprimento delle pene per le occupazioni abusive: chi occupa edifici pubblici o privati rischia ora pene molto più severe rispetto al passato.
–Blocco stradale e ferroviario: chi blocca strade o ferrovie per protestare potrà essere sanzionato con pene detentive, un aspetto che ha suscitato grandi preoccupazioni tra i sindacati.
–Partecipazione a manifestazioni non autorizzate: chi partecipa o organizza proteste non autorizzate rischia ora il carcere, anche in assenza di episodi di violenza.
–Reati associati a movimenti di protesta: vengono introdotte nuove fattispecie di reato legate all’organizzazione ed al sostegno logistico di movimenti ritenuti sovversivi o pericolosi per l’ordine pubblico.
–Violazioni nel corso di manifestazioni sportive: si inaspriscono le pene per chi partecipa a scontri o atti di violenza durante eventi sportivi, ma le norme rischiano di estendersi anche a chi protesta pacificamente nei pressi degli stadi.
–Restrizioni sui raduni e le manifestazioni di piazza: il DDL prevede pene più severe anche per chi partecipa a raduni spontanei in piazza o organizza flash mob non autorizzati, mettendo in discussione il diritto di riunione garantito dalla Costituzione.
Questi nuovi reati evidenziano una linea politica che punta a rafforzare il controllo sulle manifestazioni pubbliche ed a ridurre gli spazi di dissenso. La CGIL accusa il Governo di usare il pretesto della sicurezza per introdurre misure che colpiscono in modo indiscriminato chiunque voglia esprimere il proprio disaccordo con le scelte politiche dell’esecutivo. Per molti osservatori e rappresentanti sindacali, questo disegno di legge non risponde realmente ai problemi di sicurezza del Paese, ma è piuttosto un’operazione di propaganda politica. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto di accelerare il processo di approvazione anche al Senato, sottolineando come il DDL Sicurezza sia una risposta alle richieste di “ordine e disciplina” della popolazione. Tuttavia, secondo le opposizioni, la vera motivazione dietro a questo provvedimento è quella di rafforzare il controllo governativo su tutte le forme di protesta sociale.
I critici sottolineano che il Governo sta cercando di consolidare un’immagine di forza e autorità, ma senza affrontare le cause profonde delle proteste, che derivano spesso da condizioni di lavoro precarie, disuguaglianze economiche ed un crescente senso di insicurezza sociale. Il clima di malcontento in Calabria riflette un disagio più ampio che si respira in molte parti del Paese. Sposato ed i sindacati calabresi sono determinati a portare avanti la loro battaglia: “Non si dichiarano antifascisti perché non sopportano la nostra Costituzione”. La Costituzione italiana, nata dalla Resistenza e fondata sui valori di libertà, uguaglianza e giustizia sociale, è il baluardo che i manifestanti vogliono difendere. In un periodo di crescente disuguaglianza, precarietà lavorativa e tensioni sociali, limitare la possibilità di protestare è, secondo i sindacati, un grave errore che rischia di condurre il Paese verso un pericoloso arretramento democratico. La popolazione non accetterà passivamente la riduzione delle proprie libertà. I sit-in, pacifici ma decisi, rappresentano una risposta collettiva contro un decreto percepito come ingiusto e lesivo dei diritti fondamentali. Sposato ed i sindacati calabresi, insieme a migliaia di cittadini, continueranno a vigilare ed a difendere i valori democratici, affinché la storia non si ripeta.
La strada verso il Senato si preannuncia dunque complessa, con un fronte sempre più compatto di oppositori pronti a dare battaglia contro quello che definiscono un “attacco alla democrazia”.
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