Nel cuore di Cariati: l’incontro con la memoria, l’amore per le radici e lo sguardo al futuro

Fermarsi nel centro storico di Cariati e, per giunta, sostare sulla panchina del mio luogo del cuore, in via Santa Croce, regala sempre emozioni particolari e un fascino senza tempo. Proprio questa mattina ho avuto il piacere di fare una conoscenza del tutto casuale: la signora Maria Fuoco, uno di quei volti autentici della cittadella antica che ti fanno comprendere quanto sia profondo e importante il senso di appartenenza alla propria terra e alle proprie origini.

Emigrata in Germania nel 1971 all’età di appena quindici anni, la signora Maria conserva ancora oggi un legame intenso e indissolubile con Cariati, un sentimento che ha saputo trasmettere anche ai figli e ai nipoti. Un attaccamento straordinario al suo paese d’origine, coltivato con costanza e amore nonostante oltre cinquant’anni vissuti lontano dalla sua terra natale.

Attraverso i suoi racconti e i suoi dolci ricordi, mi ha riportato alla Cariati della fine degli anni Sessanta e all’epoca in cui tante famiglie furono costrette ad affrontare il difficile fenomeno dell’emigrazione, alla ricerca di un futuro migliore per le nuove generazioni. Un sacrificio che ha segnato profondamente la storia di intere comunità e che ha comportato il dolore della separazione dagli affetti più cari, oltre alla necessità di inserirsi in contesti sociali che non sempre si mostravano accoglienti verso i meridionali.

Dispiace constatare come, a distanza di decenni, la Calabria continui ancora a scontare carenze in alcuni servizi essenziali, primo fra tutti quello sanitario. Una realtà che persone emigrate come la signora Maria percepiscono con particolare evidenza, soprattutto perché in Germania beneficiano di servizi pubblici spesso più efficienti e strutturati. Una differenza che emerge chiaramente quando trascorrono periodi di vacanza nella loro terra d’origine.

Dalla nostra piacevole conversazione sono emersi anche alcuni suggerimenti che potrebbero risultare utili all’Amministrazione comunale per migliorare ulteriormente l’accoglienza e i servizi turistici della cittadina. Ad esempio, potrebbe essere opportuno valutare, in collaborazione con la Soprintendenza competente per i beni storici e archeologici, l’installazione di servizi igienici pubblici all’interno o nelle immediate vicinanze del centro storico. Inoltre, sarebbe auspicabile intervenire lungo via Santa Croce per aumentare l’altezza di alcuni tratti del muretto di protezione che, in diversi punti, risulta inferiore ai quaranta centimetri e rappresenta un potenziale rischio per i pedoni.

Un’altra riflessione riguarda il periodo di maggiore afflusso turistico. Potrebbe essere utile invitare, magari attraverso una turnazione condivisa, alcuni ristoratori del centro storico a mantenere aperte le proprie attività anche nelle ore del pranzo, offrendo così un servizio più completo a quanti scelgono di visitare la cittadella antica e di trascorrervi più tempo.

Spesso, dalle osservazioni di chi vive lontano ma continua a sentire fortissimo il richiamo della propria terra, arrivano spunti preziosi sui quali riflettere. Ed è proprio in questa prospettiva che si inserisce l’ultimo suggerimento che la signora Maria ha voluto condividere con me: perché non ripristinare, almeno durante il periodo estivo, la storica sirena che un tempo scandiva alcuni momenti della giornata nel borgo antico? 

Un suono familiare che accompagnava la vita quotidiana della comunità, diventando parte integrante della memoria collettiva di chi vi abitava o semplicemente la frequentava. Piccole idee, forse, ma capaci di rafforzare quel legame tra passato e presente che rende Cariati un luogo unico, ricco di storia, identità e memoria. Valorizzare questi aspetti significa non solo custodire le proprie radici, ma anche costruire un’offerta turistica più autentica e capace di lasciare un ricordo duraturo, in chi visita il nostro meraviglioso borgo.

Nicola Campoli

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