L’ IMPERO DI ERDOGAN COME ENIGMA D’OCCIDENTE

di Marco Toccafondi Barni

– I turchi hanno preferito l’originale rispetto a una copia sbiadita. E’ andata così ed è tutto qui: Recep Tayyip Erdogan sarà il presidente della Turchia per la terza volta. Saranno altri cinque anni di pieni poteri per lui.

CHE FARE ? – Il Rais, ormai 70enne, è stato confermato al secondo turno delle presidenziali, riuscendo a battere (52,16% a 47,84%) un inconsistente sfidante come Kemal Kilicdaroglu. Il  tutto sancito da un’ affluenza intorno all’ 85%. Adesso l’ Occidente (soprattutto UE e NATO) si chiede cosa fare con l’infido “alleato”. In questo articolo proveremo brevemente a dipanare una matassa geopolitica particolarmente intricata e piena di contraddizioni e insidie, per giungere infine a una conclusione.

TURCHIA, NELLA NATO L’ UNICO IMPERO OLTRE L’EGEMONE – Dalle nostre parti vige l’assurda convinzione, invero un po’ malata tanto megalomane e fuori dalla storia, che tutti nel pianeta desiderano vivere esattamente come noi satelliti Usa, dimenticando un fatto evidente come il sole in cielo: la Turchia è un impero. Noi invece non lo siamo, con tutti i pro e i contro del caso. Quella nazione non è come noi né pensa come noi. Anzi, anela vivere diversamente ed essere una grande potenza, perlomeno immaginarsi tale. E per questo ha premiato ancora una volta Erdogan, nonostante nubi di ogni tipo nel cielo di Ankara. Vi ci accadono cose che a noi sembrano impossibili, come ad esempio la vittoria, anche abbastanza chiara pur per la prima volta ottenuta al ballottaggio, di un leader acciaccato nello spirito e soprattutto nel fisico, in parte responsabile delle conseguenze di un terremoto devastante avvenuto pochi mesi prima delle elezioni e che ha causato circa 70.000 vittime. Una apocalisse dovuta anche ad un’ edilizia selvaggia voluta proprio dal presidente. Al disastro naturale si aggiungono poi un’ economia e un’ inflazione a dir poco preoccupanti per chi negli ultimi lustri ha detenuto il potere. Le nostre logiche appaiono dunque smentite dai fatti, sciogliendosi come neve al sole, al pari di quei sondaggi che davano Kemal Kilicdaroglu come vincitore e nuovo presidente turco. E invece non è andata così, anzi nel cosiddetto paese profondo ha vinto Erdogan. Vi si sono replicate esattamente le stesse dinamiche del primo turno quando lo sfidante ha vinto nelle grandi città come Istanbul, dove ha staccato di quasi 3 punti Erdogan, oppure sulle coste. Tuttavia in quella che, con un aggettivo abusato, definiamo la “Turchia profonda”, cioè in Anatolia e nella zona del Mar Nero, oltre in quella colpita dal terremoto, ha trionfato ancora Erdogan l’eterno, che si avvia così a superare perfino il padre della patria: Atatürk.

E’ UN MONDO CAPOVOLTO – In queste elezioni si osserva quindi il totale ribaltamento della nostra ottica post storica ed economicistica, tipica tra stati satelliti occidentali dove economia e benessere la fanno da padroni essendo preclusa ogni strategia da parte di chi ci domina. Ovviamente ci appare impensabile che un leader responsabile indiretto delle rovinose conseguenze di un terremoto e di un’ economia che va a rotoli o di un’ inflazione che va peggio possa essere premiato con un risultato in fondo scontato (ad Erdogan servivauna manciata di voti già al primo turno e aveva l’appoggio dichiarato a chiare lettere del candidato arrivato terzo). Eppure la collettività turca ha eletto ancora una volta il suo leader, nonostante tali evidenze. Accade per una ragione molto semplice e quindi comprensibile a chiunque desideri capirlo: la Turchia è un impero. I turchi si vedono e pensano tali, hanno una prospettiva storica diversa dalla nostra di semplice satellite e con l’ unica prospettiva di trascorrere una bella e placida vita, magari con il sogno recondito di un Suv e un aperitivo quando fa sera. Dopo tutti a vedere le serie Tv su Netflix al posto di Carosello. No, la loro prospettiva è storica e non post storica, strategica e non economicistica. La Turchia e i turchi sono un’ altra cosa rispetto a noi, un impero appunto. Unici in Occidente oltre gli Stati Uniti e per questo restano un alleato subdolo agli occhi occidentali. Ciò che conta per i popoli di un impero, infatti, è un sostantivo che alle nostre latitudini suscita addirittura ilarità: la gloria. Sì, perché la Turchia di Erdogan è indubbiamente l’unica nazione al mondo ad aver raggiunto un risultato concreto nel conflitto tra Russia e Ucraina (l’accordo sul grano), ma soprattutto agli occhi dei suoi cittadini il Rais ha reso il paese potente e rispettato a livello mondiale, una potenza ormai molto influente nel globo. Allora ciò che a noi appare incredibile capita: l’economia finisce sotto la strategia. Infatti la stessa opposizione non ha puntato su quello che a noi sembrerebbe ovvio: rinfacciare al presidente un’ economia fallace e un’ inflazione al galoppo. Ancora la debolezza della lira turca, valuta che in appena un anno ha perso il 18% nei confronti del dollaro e quasi il 19 sull’euro. Al contrario lo sfidante ha addirittura rincorso Erdogan quasi esclusivamente sul piano geopolitico e strategico. Anziché puntare sull’ economia disastrata e l’inflazione galoppante. In campagna elettorale gli argomenti più gettonati dai candidati sono stati la influenza geopolitica del paese, la potenza militare, la difesa del territorio, il prestigio e quindi lo status di potenza intenta ad affacciarsi al nuovo secolo che, non casualmente, lo stesso Erdogan ha definito “Il secolo della Turchia”.

IL SECOLO TURCO, SLOGAN O REALTA’ ? – Resterà probabilmente un sogno, con qualcosa di visibile già oggi. E’ un’utopia che sembra bastare sia ai turchi che allo stesso Erdogan per consolidare il potere. Evidentemente a quella collettività basta credersi un impero e dialogare più o meno alla pari degli altri 4  “imperi della contemporaneità”: Stati Uniti, Cina, Russia e Iran. Compito di Erdogan, fin dal centenario della nascita della repubblica turca il 29 ottobre prossimo, sarà quello di muoversi nel complicatissimo triangolo di relazioni e contraddizioni tra Usa, Cina e Federazione russa, probabilmente lo farà aumentando la retorica da un lato e le mire espansionistiche dall’ altro. Succederà in un’ area di influenza che va dai Balcani fino all’ Asia centrale, passando dall’ imprescindibile Medio Oriente. Certamente non uscirà dalla NATO, limitandosi a porre dei veti e qualche problematica agli statunitensi, ma nel contempo non sanzionerà la Russia e ammiccherà alla Cina e alle monarchie in Medio Oriente, chiaramente per provare a tenere in piedi l’economia e la lira turca. Insomma, pare evidente che il 3 volte presidente sarà chiamato a fare un gioco di equilibrismi geopolitici e strategici, che genereranno problemi soprattutto a noi vicini post storici. In definitiva quindi no, non sarà un secolo dominato dalla Turchia, ma chi si crede l’ex impero Ottomano tornerà ad avere una posizione di rilievo nella storia. Un fatto gravido di conseguenze per i turchi, l’ Europa e il mondo intero. E i satelliti staranno a guardare, in quanto tali non possono fare altro.

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