L’ ECLISSI DI IRON MUSK

di Marco Toccafondi Barni


– E’ così Tesla cappottò in garage. Curioso, però, perché a leggere o ancora peggio ad ascoltare i troppi analfabeti strategici che sovente infestano talk show, quotidiani e manco a dirlo i social network, Musk sembrava vicino a una divinità scesa in terra o almeno a trasformarsi in una sorta di super eroe Marvel.

IL DIVINO MUSK – In un delirio tutto occidentale, luogo immaginario dove allegramente un’ idelogia come l’economicismo viene seriamente scambiata per una legge della fisica diventa vera anche un’ idiozia come quella dell’uomo più ricco del mondo che in automatico è sinonimo di potente. Allora vai col delirio: si leggono assurdità come possa comprarsi l’elezione alla Casa Bianca se lo vuole, anche se nato a Pretoria. Non importa, perché chi necessita di fuggire dalla realtà si discosterà sempre volentieri da essa: chi ha più soldi ha anche più potere è l’assioma dominante nell’ immaginario “Occidentale”. Frutto amaro di menti offuscate dall’ economicismo. Poi arriva la realtà, come sempre.

DA IRON A ELON – E allora giù la musk e Iron diventa semplicemente Elon. Il popolo MAGA scopre che passare dai desideri irrealizzabili di una Detroit che, come per magia, torna a produrre decine di milioni di auto da vendere al mondo ai voleri di un impero egemone e’ solo un attimo, lo cantava Paola Turci. A questo punto anche il cittadino più lento di comprendonio, il più disattento causa consolazione, non puo’ rifiutarsi, almeno non del tutto, di osservare i nudi fatti, poiché essi ci dicono un’ unica cosa: dopo tonnellate di propaganda sull’ isolazionismo Usa, promessa vana di un tycoon newyorkese, gli Stati Uniti devono comunque restare l’ impero egemone e comportarsi di conseguenza. No, non possono, come ha invece promesso per anni il multimionario oggi seduto nuovamente nello Studio Ovale, disinteressarsi del pianeta e tornarsene tranquillamente a casa comportandosi come un’ Australia qualsiasi con atomica. Soltanto bei sogni fatti nelle notti più ardite dal popolo del Midwest, che è sì decisivo nelle elezioni, ma non certo nella storia; solo voli pindarici, quindi, quelli che vedono Detroit in piena produzione. Il risveglio però è alquanto brusco e vede un mondo come sempre caotico dove l’egemone a stelle e strisce deve obtorto collo gestire il tutto. Nient’altro. Allora Iron torna ad essere soltanto Elon, perché quando il gioco si fa duro gli apparati iniziano a giocare. E’ un destino simile, anche se per adesso non proprio identico, a quello di un altro oligarca, il cinese Jack Ma, fondatore di AliBaba Group (una sorta di Amazon cinese) e che, da uomo più ricco di Cina e unico finito sulla mitica copertina di Forbes, erroneamente pensò di poter criticare il partito e gli apparati statali cinesi. Come si confà dentro ad ogni organizzazione, anche criminale, prima venne gentilmente avvisato, dopodiché accompagnato in Giappone, dove oggi ha capito tutto e si gode i miliardi in una splendida residenza nei pressi della capitale nipponica, dedicandosi a ciò che più ama: la pittura e gli acquerelli. Qualcosa di simile, magari senza esilio, capiterà a Musk: goditi i quattrini che alle cose serie ci pensiamo noi. Sì, è quello che, grazie ai soldi e secondo narrazioni, doveva addirittura comprarsi la presidenza Usa come si compra un maglione al mercato.

TRA TROPPI SPRITZ E TEQUILA LA REALTA’ SE NE VA – In “Occidente” è ormai una realtà consolidata, quasi una consuetudine conformista, scambiare una scampagnata a Roma per lotta sociale oppure l’immancabile apericena per un impegno totale misto ad azione collettiva. Un po’ capita perché fa parte del soft power imposto a tutti proprio dall’egemone statunitense e un altro po’ perché siamo ormai delle collettività molto anziane e quindi altro non si puo’ proprio fare. Insomma, alla fine delle fini è comodo e conveniente agire così. Intendiamoci, forse  c’è veramente chi crede e spera di incidere o far cessare le guerre in questo modo, tuttavia fuori dai fumi dell’ alcool resiste e esiste il resto del mondo con i suoi ormai 7 miliardi e mezzo di persone che, contrariamente a noialtri, frequenta eccome la realtà, senza vivere in uno stato di ubriachezza ideologica perenne. Nel mondo vero infatti nessuno si fa ingannare dalla glassa sovrastrutturale né dall’ ammaliante post storicismo, tutti vivono con i piedi ben piantati nella storia e per loro la vicenda di Elon Musk è ben comprensibile, la rapida eclissi dell’ uomo che solo una parte minoritaria di mondo vedeva come novello RE SOLE ma eclissandosi ha svelato idelogie fallaci e sovrastrutturali. Invece nel mondo di niente, cioè tra le province più ricche dell’ egemone, nessuno si è mai chiesto seriamente per quale motivo l’ essere umano più facoltoso di tutti, anziché godersi i suoi miliardi e fare il filantropo dedicandosi unicamente a battezzare o inaugurare fondazioni o baloccarsi col cosmo e sposarsi a Venezia, come fanno i colleghi Jeff Bezos e Bill Gates, ha scelto di gettarsi in politica e per giunta con una parte che c’entra pochino con lui e le sue abitudini. Sono domande che nel coma alcolico sovrastrutturale nostrano neanche si pensano, eppur lecite. Se le pongono a chilometri dalle nostre latitudini e la risposta è semplice: Musk ha a che fare con gli apparati Usa e non certo alla maniera un po’ soft di Mark Zuckerberg, che venne comunque pesantemente redarguito all’ epoca della tirata di orecchie per via dei dati sensibili venduti a Cambridge Analytica. Musk con le sue aziende per ora puo’ ancora decidere le sorti di una guerra e quindi ha e avrà sempre rapporti molto complicati, per usare un eufemismo, con tutto l’apparato statale, in particolar modo col Pentagono. Inoltre non è neanche un nativo Usa e questo complica le cose non di poco. Va da sè, Musk non ha sposato la politica per un ideale, bensì per proteggersi da quel cosiddetto “Deep State” che, a chiacchiere, avrebbe dovuto e voluto cancellare. Pochi mesi ed è stato cancellato lui.

 

 

Views: 142

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta