di Marco Toccafondi Barni
– A pensarci bene il mare e l’arte sono le uniche cose della vita a renderci contemporaneamente tristi e felici, malinconici e allegri. Di volta in volta, onda dopo onda, pennellata dopo pennellata.
Forse è anche per questo che una estemporanea come quella di ieri ha trovato il suo habitat naturale dentro quello splendido scrigno, da sempre intatto, che è l’antico borgo di una città di mare come Cariati.
Alla fine ha vinto un grande artista, nativo di Mormanno, a Castrovillari la sua formazione, come Giuseppe De Franco. Ma questo forse importa meno, molto probabilmente a lui per primo, rispetto a ciò che può la sua arte, insieme a quella degli altri partecipanti. Perché l’arte, così come il mare, alla fine delle fini esiste unicamente per migliorare le nostre e le loro esistenze. A un artista potete dire di tutto, tranne offenderlo con il sospetto lo faccia per soldi oppure vincere contro qualcuno. No, la sua arte serve a migliorare la vita, conoscere storie e avvicinare le persone. E ieri ve ne erano tante per i vicoli, di storie e persone. In fondo la “competizione” resta una scusa. L’ arte, il mare e le nostre vite, infatti, non sono mai uguali e agli artisti di ogni epoca l’arduo compito di miglioraci grazie a tutta la bellezza di cui sono capaci. Sì, loro, pittori come quelli che ieri per pura passione, fin dalle prime ore di un mattino col cielo fin troppo imbronciato, hanno animato il borgo per poi metterlo su tela. Ovvio, a disposizione di tutti.
E allora c’è la la simpatica storia di Marinella Scognamillo, in arte Màrinel, talmente gustosa che persino l’assessore al turismo Antonio Scarnato, non si è potuto esimere dal raccontarla a tutti i presenti durante i saluti di rito. Sì, perché a causa di un raro acquazzone estivo su Cariati, di prima mattina, l’artista napoletana e ormai da anni turista abituale, si è vista costretta a interrompere il proprio lavoro; ebbene grazie alla proverbiale ospitalità calabrese ha trovato immediatamente riparo nella casa di una residente che, manco a dirlo, le ha offerto il pranzo. Storie cariatesi, storie belle poiché autentiche. Marinella ha iniziato da un anno la sua attività, dapprima decorando i sassi, poi facendo la ceramista e cimentandosi nel suo primo vero amore: la poesia. La sua opera non vincerà un premio alla fine, un attestato per lei. E’ importante ? No, la sua arte come quella di tutti migliora comunque la vita.
Un altro artista, davvero dotato, è Antonio Fortebraccio da Vibo Valentia che, di fronte a una Cattedrale vestita a festa per un imminente matrimonio, dà origine ad un’ opera veramente originale è bellissima, con tecnica mista, a spatola, perfezionata da lui stesso nel tempo. Un lavoro originale e colorato il suo. Sempre nei pressi dell’ entrata del Duomo pitta, come direbbe il papà di Mario Cascella, un’ altra artista, al quale si interessa persino il testimone dello sposo, tanto è attratto dal quadro. Trattasi di Stefania Vena e ci spiega di essere stata invitata via Internet dalla Pro Loco cariatese, ma che non conosceva il paese e per questo lo ha studiato a lungo, visionando immagini e scatti degli scorci cariatesi in rete. Il risultato è ottimo, visto e considerato che non soltanto è riuscita a catturare l’attenzione di un testimone di nozze, ma soprattutto nel raffigurare l’entrata delle mura in maniera magistrale.
Un altro giro per il borgo, un’ altra storia di arte e vita. Quella di un giovanissimo 22enne da Strongoli:
Fabio Caputo. E’ teneramente accompagnato e tifato da tutta la famiglia, ma soprattutto dagli zii: un ex calciatore locale di buon livello lui, nonché grande tifoso interista, un’ artista che sovente dà consigli al nipote lei.
Al museo si avvina, per registrare la sua opera, il pittore forse più pop e geniale, che personalmente mi ricorda un po’ Mimmo Rottella e un altro po’ Mario Schifano. Chissà, magari in realtà nessuno dei due, anche perché lui cita soprattutto Escher. In ogni caso il quadro è realizzato con la tecnica dell’ anaformismo geometrico, probabilmente il più originale tra i 17 in gara.
E poi ci sono Valerio Polamarchuck, molto bello il suo dipinto in stile classico, quasi da macchiaioli livornesi, che raffigura quella “cartolina” con la leggendaria gelateria Fortino vista da chiunque almeno una volta dal mare. Poi Gregorio Procopio, Luigi Perenz, Luigi Carenzio, Antonella Spadafora, Fabio Castellaneta. Addirittura un pratese come il sottoscritto, piccolo il mondo: Francesco Dramis. Spazio per geopolitica, drammatica attualità e relazioni internazionali: con un’ opera d’arte che vuol essere un omaggio alla Palestina libera. L’autore è Antonio Cimino da Rossano, che dà pennellate coi colori della bandiera del sognato stato palestinese in un futuro ancora troppo incerto e comunque lontano per noi contemporanei.
Ora veniamo ai 4 premi, i vincitori, decisi da una giuria presieduta dalla direttrice del museo Assunta Scorpiniti.
4° classificata – L’ opera “Campanaro”, di Elena Tranova, premiata per la difficoltà nel realizzare una tecnica d’acquarello.
Su un ipotetico podio salgono invece ….
3° classificato – L’ opera “Vibrazioni cromatiche”, di Ercole Fortebraccio, premiato per il perfetto equilibrio tra le tecniche utilizzate.
2° classificato – “Tracce di storia”, di Fabio Castellaneta, poiché l’artista riesce a evocare perfettamente la storia e le suggestioni del borgo cariatese con la tecnica dell’olio su tela.
1° classificato – Infine il vincitore di un giorno che ha comunque visto tutti vincenti e contenti, quel Giuseppe De Franco che, secondo la giuria, è riuscito a cogliere in modo straordinario il tempo forse più atteso e goduto da chi ama il mare: l’ora del crepuscolo.
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